La vita stressata e la fabbrica dei diversivi
Quelle variazioni artificiali con cui ogni giorno tentiamo di distrarci dalla nostra attuale condizione, tentandoci di viverci dentro nonostante le ansie che ci bloccano

Diversivi, ecco una parola che può aiutarci a capire la nostra attuale condizione e come tentiamo di viverci dentro nonostante le ansie che ci bloccano. La realtà in cui tutti – nessuno escluso – ci troviamo quotidianamente e che i media ci ributtano addosso a ogni momento, non è sopportabile.
Nulla davvero funziona, dal pubblico al privato. Devi stare in salute, guai se ti ammali perché il mondo medico può portarti via tutto il tempo e l’attenzione. Devi combattere la solitudine che sta al varco ogni volta che esci dalla normalità superficiale della socialità. La stessa amicizia esige da noi comportamenti adatti alla superficialità oggi dominante.
Dunque, i diversivi. Cioè quelle variazioni artificiali con cui ogni giorno tentiamo di distrarci dalla cupezza che sentiamo addosso a ogni risveglio, al punto che vorremmo starcene a letto e persino silenziare il telefonino. Esagero? Mi piacerebbe convincermi che sto esagerando e tirare dritto, però ho l’impressione che le cose peggiorino ogni giorno che passa e che dunque non contano tanto le pastiglie che inghiotto con la prima colazione, serve piuttosto tentare di spostare l’attenzione verso qualcosa di diverso, lasciare un po’ perdere noi stessi e pensare ad altro.
Forse è proprio così che riusciamo a tirare avanti facendoci prendere dagli scenari che ci vengono messi a disposizione, non perché ci appartengono, ma proprio perché non hanno a che fare con i nostri crucci: ci permettono di lasciarli un po’ da parte sospendendo la tristezza individuale.
Possiamo chiamarlo “pubblicità”? Forse, all’inizio, il diversivo alloggiava lì, poi si è evoluto: non basta distogliere sguardo e attenzione dagli intervalli pubblicitari che ormai esistono un po’ ovunque, nei media e pure nella discorsività generalizzata, dove – senza accorgercene – noi stessi fungiamo da pubblicitari della nostra individualità. Che lo si voglia o no, ciascuno di noi fa pubblicità a se stesso parlando con gli altri, amici o solo persone incontrate casualmente. Insomma, cerchiamo di cavarcela saltando gli inserti pubblicitari, tuttavia ci immergiamo di continuo nella pubblicità peggiore, quella rivolta appunto a noi stessi.
Ma, tra pubblicità e diversivi, esiste forse un’importante differenza: la pubblicità vende, è quasi solo un mercato, l’industria dei diversivi non è un semplice mercato di prodotti, ma si rivolge, più in profondità, ai nostri problemi di vita. Quando vediamo quelle enormi navi sostare di fronte a piazza Unità, a Trieste, il richiamo è rivolto soprattutto alla “vacanza” e allo star bene lontano dalle incombenze quotidiane. Appunto: la vacanza. Lo svuotamento delle nostre teste e dei nostri corpi dai lacci delle ansie e perfino dalle angosce che ci attanagliano: qualcosa di diverso, finalmente un respiro liberatorio che ci alleggerisca dal peso della quotidianità.
Alla pubblicità spicciola sappiamo reagire, di fronte alle promesse del diversivo di una vacanza che possa rigenerare la noia e l’ansia del vivere, le resistenze cedono facilmente e il diversivo prevale. Chi scrive queste righe non ha fin qui avuto bisogno di simili diversivi, ma ne ha un’idea precisa: anche una crociera può comportare noia, tuttavia contiene la promessa di un momentaneo distacco dalla ripetitività chiusa, sempre più evidente nella vita di quasi tutti.
La vacanza organizzata e promettente è un buon esempio di diversivo, pur con tutti i limiti (il primo, chi incontri lì e via discorrendo). Ma non è necessario pensare all’esempio di una crociera in giro per il mondo, ben protetta e priva di interventi spiacevoli, basterebbe richiamarsi semplicemente all’idea di “spettacolo” in una sala di cinema o di teatro, in un museo, in una piazza dove avvengono eventi, laddove insomma accade un diversivo.
Ma basterebbe uno spostamento nella nostra immaginazione, come quello che avviene negli spettacoli di un evento sportivo appassionante, com’è appena accaduto a molti di coloro che hanno seguito le Olimpiadi invernali, affascinati dal tipo di prestazioni, dalle montagne coperte di neve.
Gli esempi di questi diversivi, che andiamo ormai cercando quasi tutti, la dicono lunga sulla nostra insoddisfatta normalità e sul desiderio di evaderne in un modo o in un altro. Stiamo trasformando così la nostra idea di vita? Qualche dubbio ci può essere, tuttavia dobbiamo osservare che questa esigenza aumenta ogni giorno, al punto che ogni giorno la spettacolarità del diversivo viene rinforzata e si diffonde con sempre maggiore intensità.
Tutto rischia di diventare diversivo e dunque spettacolo, anche gli aspetti più drammatici di quanto accade oggi nel pianeta nel quale viviamo: se solo pensiamo che anche la guerra può essere vissuta (e purtroppo accade) come un diversivo spettacolare e che ciò avviene non “nonostante” le carneficine umane, ma proprio perché arriva lì, con un brivido possiamo forse renderci conto fin dove può arrivare la spettacolarità del diversivo che cerchiamo. —
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