Non siamo più la sola specie Sapiens

Secondo Cristianini, la nuova specie di intelligenze artificiale trasformer sta rapidamente raggiungendo prestazioni paragonabili agli esseri umani in molti campi

Leonardo FelicianLeonardo Felician

Lo sviluppo di programmi di GEN-AI basati sull’innovativa idea dei trasformer, introdotta in un fondamentale articolo di ricerca del 2017, ha portato in questi pochi anni risultati senza precedenti, che sono sotto gli occhi di tutti.

Nello Cristianini, goriziano e ora docente di AI all'università di Bath in Inghilterra, analizza le implicazioni di questo sviluppo in un’originale trilogia di agili libri editi da Il Mulino e rivolti a un pubblico non specialista. In Machina Sapiens sostiene che questa nuova specie di intelligenze sta rapidamente raggiungendo prestazioni paragonabili agli esseri umani in molti campi e non c’è ragione perché lo sviluppo si fermi dopo averci raggiunto e superato: la velocità e l’accesso alle informazioni sono per noi inimmaginabili.

Questa profezia è stata fatta tre quarti di secolo fa da Alan Turing, lo scienziato considerato il padre dell’informatica moderna, morto tragicamente suicida a soli 42 anni nel 1954, in un clima ancora segnato dalle rigidità dell’Inghilterra del primo dopoguerra.

Turing per primo si domandò se le macchine potessero pensare. Naturalmente non sappiamo se le macchine capiscano davvero; di fatto però oggi rispondono come se capissero, e la loro interazione con gli umani consente progressi tutti ancora da scoprire.

Anche se cresce il consenso sulla necessità di fissare regole etiche generali per le macchine, resta la preoccupazione che questi principi di alto livello non si traducano nei passaggi concreti con cui le macchine perseguono i loro obiettivi intermedi, spesso opachi e poco compresi, che potrebbero portare a conseguenze dannose per gli umani anche senza intenzionalità consapevole da parte delle macchine stesse.

(*) Docente di Data Analytics for Finance and Insurance, MIB Trieste School of Management

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