L’IA nelle scuole salesiane: il modello che in Italia “mette un confine” alla tecnologia

L’intelligenza artificiale entra nella scuola salesiana italiana con un modello regolato: 1.600 docenti coinvolti e una ricerca che evidenzia benefici didattici, ma anche un confine tra tecnologia e relazione educativa. Ecco cosa è stato scoperto

La redazione
L'evento a Verona
L'evento a Verona

A Venezia Mestre, dove a febbraio 2026 una delegazione di quindici tra ingegneri e ricercatori di Google for Education ha scelto di ascoltare più che spiegare, si è consolidato un esperimento che oggi coinvolge oltre 1.600 docenti in tutta Italia.

Non un semplice progetto di formazione sull’intelligenza artificiale, ma un modello educativo strutturato che punta a ridefinire il rapporto tra tecnologia e didattica.

I dati

L’iniziativa nasce in ambito salesiano e si distingue per un’impostazione netta: l’intelligenza artificiale, pur integrata nelle attività scolastiche, non entra in aula senza regole precise. La ricerca coordinata da don Michal Vojtáš per l’Università Pontificia Salesiana ha analizzato 1.375 attività didattiche realizzate sul campo e raccolto il feedback di 29.171 studenti, offrendo una delle prime misurazioni sistemiche dell’impatto dell’IA nella scuola italiana.

I risultati indicano un miglioramento diffuso della qualità dell’apprendimento. Le lezioni assistite da strumenti di intelligenza artificiale mostrano progressi nella chiarezza degli obiettivi, nella gestione delle attività e nel coinvolgimento degli studenti. Crescono anche creatività e originalità dei contenuti, con incrementi percepiti particolarmente significativi: +9% sul coinvolgimento e +16% sulla creatività secondo gli studenti, fino al +21% e +40% secondo i docenti.

Dopo l’esperimento

Dopo la sperimentazione, l’86% degli insegnanti coinvolti dichiara di voler continuare a utilizzare strumenti di IA generativa nella didattica, mentre il 69% segnala un miglioramento nella progettazione delle attività. Secondo lo studio, l’efficacia maggiore si registra quando l’intelligenza artificiale non sostituisce il docente, ma ne amplifica il lavoro attraverso metodologie innovative e strumenti personalizzati.

Il tratto distintivo del modello salesiano non è però soltanto tecnologico, ma culturale. L’esperimento introduce infatti il principio della “tecnologia a tempo”: l’IA viene utilizzata come supporto all’apprendimento, ma si interrompe nel momento in cui subentra la relazione educativa diretta. In altre parole, quando suona la campanella, gli strumenti digitali si fermano e torna centrale il rapporto umano tra docente e studente.

GO beyond traditional education

Una scelta che non nasce da una logica di rifiuto della tecnologia, ma da una gerarchia di valori: l’intelligenza artificiale resta uno strumento, mentre l’educazione conserva una dimensione relazionale non delegabile. Un confine che, nell’esperienza salesiana, trasforma piattaforme come Gemini for Education da potenziale distrazione a risorsa governata.

Il percorso sarà al centro dell’evento “GO beyond traditional education”, in programma il 28 maggio all’Istituto Salesiano San Zeno di Verona. All’incontro parteciperanno rappresentanti di Google for Education, tra cui Amanda Rosenburg, Marco Berardinelli e Anna Artemyeva, insieme agli assessori regionali all’istruzione di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Un confronto che segna un nuovo passaggio in un esperimento educativo osservato con crescente attenzione anche a livello internazionale.

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