I giovani e la dipendenza da smartphone e social: se le nuove droghe sono digitali
Secondo alcuni studi, un adolescente su quattro mostra comportamenti ad alto rischio. Pericoli anche da videogiochi e intelligenza artificiale

Le nuove droghe più utilizzate dai giovani non si sniffano e non si iniettano. Si tengono in mano e si scrollano, si fissano per ore e ore dalla propria stanza da letto. Diversi studi mostrano come smartphone, social e videogiochi rappresentino per buona parte dei nostri ragazzi (e non solo) una vera e propria dipendenza.
Segnali di dipendenza digitale si ritrovano, a livello globale, nel 27 per cento della popolazione per quanti riguarda l’utilizzo di smartphone, nel 17 per cento per i social media e nel 6 per i videogiochi. Naturalmente, gli adolescenti rappresentano la fascia più esposta ai rischi del digitale. Alcune ricerche mostrano come, nel mondo, uno su quattro mostri comportamenti giudicati alto rischio.
«Le nuove dipendenze nel nostro Paese non si fermano alle droghe più note, ma si stanno evolvendo in disfunzioni comportamentali legate anche a social e IA. Il vero rischio è riconoscere troppo tardi i segnali di questi ragazzi che stanno male e manifestano il loro malessere in questo modo. Importante è che i genitori e gli adulti ci siano, siano in grado di riconoscere i sintomi e i segni della sofferenza e accompagnino i giovani nel percorso di cura», avverte il prof. Gabriele Sani, psichiatra e responsabile del CEPID del Policlinico Gemelli di Roma.
Un nuovo concetto di droga
Dalle sostanze chimiche di nuova generazione che invadono silenziosamente il mercato alle stanze buie dove la dipendenza si consuma in solitudine davanti a uno schermo. Quello giovanile è oggi un disagio fluido, sommerso e multiforme, che si muove a una velocità tale da lasciare le famiglie prive di strumenti per intercettarlo.
Una transizione in cui il concetto stesso di “droga” si è ridefinito, abbracciando non solo le molecole tradizionali, ma anche comportamenti digitali compulsivi capaci di alterare i circuiti cerebrali del piacere e della ricompensa esattamente come una sostanza stupefacente.
A lanciare un forte grido d’allarme il prof. Gabriele Sani, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria Clinica e d’Urgenza, responsabile del CEPID (Centro Psichiatrico Integrato di Ricerca, Prevenzione e Cura delle Dipendenze) del Policlinico Gemelli di Roma: «Le dipendenze non si fermano più soltanto alle sostanze stupefacenti classiche, purtroppo sempre drammaticamente diffuse, ma si stanno evolvendo in gravi disfunzioni comportamentali e digitali – spiega il prof. Gabriele Sani – I dati confermano che decine di migliaia di adolescenti italiani soffrono o sono a forte rischio di dipendenze comportamentali».
Il rischio dell’invisibilità
«Parliamo di un uso compulsivo e patologico della tecnologia nelle sue varie forme: dal generico tempo passato davanti a uno schermo a social network, videogiochi etc. Queste dinamiche agiscono sugli stessi network cerebrali stimolati dalle sostanze stupefacenti, compromettendo seriamente lo sviluppo psicologico, relazionale ed educativo dei nostri ragazzi. Il rischio maggiore risiede nella natura ‘invisibile’ di queste dipendenze: consumandosi spesso all’interno delle mura domestiche, attraverso uno smartphone o un computer, i genitori rimangono del tutto ignari del dramma che stanno vivendo i propri figli, scambiando l’isolamento per semplice timidezza o abitudine generazionale».
Lo stop ai social per gli under 15 in Francia
In tutto il mondo ci si interroga su come proteggere i ragazzi da questi rischi. Proprio nelle ultime ore la Francia è diventato il primo Paese ha vietare con una legge l’accesso ai social ai minori di 15 anni. La legge impone, tra l'altro, alle piattaforme l'adozione di sistemi di verifica dell'età nonché il divieto di utilizzare i telefoni cellulari nelle scuole superiori. «Un grande progresso», ha commentato il presidente Macron in un video pubblicato proprio sui social, sottolineando che «la Francia apre la via in Europa per la protezione dei nostri bambini, dei nostri adolescenti».
I dati
Ad avvalorare l’allarme un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica “Frontiers in Psychology”, negli ultimi due decenni si è assistito a livello globale a un trend crescente di dipendenza digitale, in particolare per quanto riguarda l’uso di smartphone (27% della popolazione), social media (17%), internet (14%) e videogiochi (6%), con gli adolescenti come categoria più esposta all’influenza delle tecnologie digitali.
Nello specifico, secondo un’analisi pubblicata a giugno sulla rivista scientifica “Archives of Psychiatric Nursing”, un adolescente su 4 a livello globale (25%) presenterebbe un uso problematico o assimilabile a dipendenza dai social network, mentre un recente studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), evidenzia come la dipendenza da smartphone riguardi ormai la stragrande maggioranza degli adolescenti, con il 49,2% dei ragazzi che mostra livelli di dipendenza elevati, a cui si aggiunge un 24,6% che registra una crescita esponenziale dei sintomi già entro i 15 anni.
Nel mirino anche i videogiochi, con il 41,1% dei giovani che presenta un uso ad alto rischio di dipendenza. “Questi ragazzi non stanno semplicemente attraversando una fase difficile o un momento di ribellione: soffrono e vanno aiutati e curati. Occorre strutturare percorsi di prevenzione e cura integrati, che uniscano il supporto psichiatrico alla riabilitazione comportamentale e al sostegno familiare.
Anche l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale tra i giovanissimi è in crescita: secondo il report "European children’s use and understanding of generative AI" curato dal network di ricerca internazionale EU Kids Online (EUKO), oggi in Europa il 72% dei minori tra i 13 e i 17 anni si affida abitualmente all’IA Generativa (contro solo il 28% che dichiara di non farne alcun uso).
In Italia
È in questo scenario che s’inserisce l’analisi della situazione italiana, dove il confine tra il disagio psicofisico e quello virtuale si fa sempre più labile. Secondo quanto emerge dalla “Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze”, nel 2025, quasi 350 mila studenti under 18 hanno riferito di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, in aumento rispetto al 2024 (+20%), con cannabis e cocaina come sostanze più diffuse.
Al consumo di sostanze si affiancano inoltre i comportamenti a rischio legati all’uso delle tecnologie digitali: circa 15mila studenti di età compresa tra gli 11 e i 13 anni presentano comportamenti riconducibili alla “social media addiction”, e 111mila studenti (7%) risultano a rischio di internet gaming disorder.
«Siamo davanti un mondo completamente nuovo, che ovviamente non va demonizzato, né considerato la causa di ogni male, cosa che è spesso tranquillizzante e deresponsabilizzante per il mondo dei grandi. Bisogna imparare a conoscerlo e gestirlo, proteggendo i nostri ragazzi non dal mondo in sé, ma dalle sue potenziali degenerazioni», conclude il prof. Sani.
Riproduzione riservata © il Nord Est









