L’amore ai tempi delle app: tra truffe e solitudine, com'è cambiato il modo di incontrarsi
Sempre più persone si affidano a Tinder, Bumble e simili per cercare relazioni. Ma tra incontri riusciti, raggiri e storie finite male, resta il dubbio: funzionano davvero?

Dal tabù alla consuetudine. Con lieto fine, in molti più casi di quanti immaginereste. La tecnologia, nell’ultimo decennio, s’è presa pure la scena nel mondo del dating, degli incontri: fugaci?
Certo, ma non solo. Tête-à-tête, dunque, oppure “esterne” alla Uomini e donne. Uscite in compagnia passando per chiacchiere imbarazzate, cordiali caffè, serate da ricordare e – già lo sapete – rapporti occasionali.
È cambiato il modo di divertirsi, dicevamo, qualche mese fa, sulle pagine del nostro giornale: ebbene, è cambiato, nel corso del tempo, persino il modo di interfacciarsi, di conoscere l’altro, possibile amico, compagno, marito. Discorso valido per tutto il modo, specie post-Covid, riconducibile, quindi, pure al Friuli.
Le app, in tal senso, dilagano, in barba alla mentalità, ormai superata, che il partner di una vita debba essere incontrato un giorno di pioggia, per caso… alla Kiss me Licia, insomma. I canali sono i più noti: Tinder, Bumble, Grinder, Badoo, Hinge. Ma anche Facebook, ovviamente Instagram e TikTok. I più insospettabili che agiscono persino via Linkedin.
Generalmente, è tutta una questione di swipe, la foto che scorre a destra (se piace) o a sinistra (se invece non piace). Da qui scatta il cosiddetto match, con chat di dialogo sbloccata. Il resto, suvvia, lo sapete. Più del come, allora, interessa il perché. A stuzzicare è quell’incertezza in bilico tra il “funziona?” o meno. Funzionano, le dating app? Danno frutti e, se sì, di che tipo? Maturi, troppo maturi (l’età, lo ricordiamo, è uno tra i filtri impostabili). Marci, gustosi, acerbi?
«Non ho mai combinato un granché – ammette con sincerità l’over 30 Marzio Paggiaro –. Ho fatto qualche tentativo, ma i “like” ricevuti sono stati pochi. C’è tanta, troppa superficialità, in passato forse era diverso. Va detto anche che, almeno qui in Friuli, le occasioni per conoscere gente nuova non sono tante, se si esclude l’ambito lavorativo». Guai a demordere, tuttavia.
Ecco allora scattare l’abbonamento (in genere, a partire da una decina di euro al mese), la speranza quella di guadagnare maggior visibilità, di placare la furia obnubilante dell’algoritmo che tutto gestisce e su ogni match veglia. Arriva così qualche like, forse un match, magari da una bella straniera. Tanto basta a far scattare il dialogo con la “fortunella” di turno: ciao, come va, tutto bene, che fai? Risposta, calata dopo le prime chiacchiere di rito: «Ho bisogno di soldi per pagare la retta universitaria». Eccola, la nuova frontiera delle truffe. Bando al porta a porta (piaga che, purtroppo, rimane comunque attuale, ma circoscritta a una determinata fascia d’età), ora i soldi si fanno bussando in chat, ammaliando con una foto, sia pure verificata (la verifica del profilo, solitamente, certifica le buone intenzioni di un utente).
Lato femminile, la questione cambia. Facendosi pure pericolosa. «Sono uscita con due uomini nell’arco di qualche anno – ci testimonia una ragazza che, per ovvie ragioni, preferisce mantenere l’anonimato –: uno è finito arrestato e ricoverato al centro di salute mentale, un altro l’ho dovuto denunciare per stalking. La denuncia, peraltro, è stata rigettata nonostante avessi un fascicolo pieno di cose documentate, con tanto di video di inseguimenti in auto ripresi da telecamere».
Se poi si evade dalla cronaca nera, fa specie osservare l’ingente ammontare di like che ogni donna riesce ad accumulare sin dall’iscrizione a una dating app: superficialità maschile? Forse, disperazione? La scelta di un possibile partner che diviene scambio dozzinale di insipidi convenevoli.
In nostro soccorso, allora, arriva l’udinese Enrico Mauro, fondatore delle pagine social “Boom friendzoned” ed “Ed è subito ex”, due realtà che, attraverso storie amorose (o meno) realmente accadute ironizzano, intrattenendo, sulle peculiarità delle relazioni di coppia odierne.
«Le app di dating – spiega – hanno facilitato molto il nascere di nuove relazioni, perché è più facile conoscere persone nuove e comunicare, anche vincere la timidezza. Però, allo stesso tempo, rendono le relazioni più fragili, questo perché ci sono molte più distrazioni, c’è più possibilità di flirtare continuamente grazie a internet. Poi, quando sorgono problemi nella coppia, molta gente invece di provare a risolverli pensa “vabbè cerco un’altra persona su internet, magari con meno difetti dell’ultima”, questo perché grazie ai social e alle app di dating c’è tanta, apparente, disponibilità, una sorta di vetrina con persone da scegliere». Un po’ come dal gelataio. Occhio, però, a non pescare il gusto amaro della delusione.
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