Morti improvvise degli sportivi, Padova capitale della ricerca

Finanziamento di oltre mezzo milione dal Pnrr all’Azienda ospedaliera di Padova, in collaborazione con l’Usl di Treviso. Obietto: capire come combattere la cardiomiopatia aritmogena

La redazione

Le morti improvvise degli sportivi: casi che hanno fatto discutere, tra sgomento e dolore per giovani vite spezza di sportivi apparentemente indistruttibili nel pieno dell’agonismo. Ora Padova diventa capofile in Italia per combattere la cardiomiopatia aritmogena, una delle principali cause di morte improvvisa tra gli atleti. Il Ministero della Salute, nell’ambito dei fondi Pnrr, ha destinato un finanziamento complessivo di 950mila euro a un innovativo progetto di ricerca, di cui ben 570mila euro sono stati assegnati all’Azienda Ospedale Università di via Giustiniani.

Il primato della scuola padovana

Il riconoscimento ministeriale non arriva per caso. Padova si conferma, ancora una volta, il centro di riferimento nazionale e internazionale per lo studio delle malattie del cuore. Il progetto, selezionato tra numerosi bandi competitivi, vede il coinvolgimento diretto delle eccellenze della sanità cittadina: le Unità operative complesse di Patologia Cardiovascolare e Cardiologia.

Sotto la guida di nomi di spicco della medicina mondiale — come la prof.ssa Cristina Basso e il prof. Domenico Corrado, affiancati dai ricercatori Alessandro Zorzi, Kalliopi Pilichou e Barbara Bauce — il team lavorerà in sinergia con la Medicina dello Sport dell’Usl 2 di Treviso, diretta dal dott. Paolo Sarto.

Obiettivo: sport sicuro e su misura

La sfida è complessa. La cardiomiopatia aritmogena è una malattia ereditaria subdola: spesso non presenta sintomi evidenti fino al momento del dramma. L’obiettivo del pool di esperti padovani è duplice. Da un lato, si punta a perfezionare la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio attraverso tecnologie avanzate di imaging e monitoraggio genetico. Dall’altro, si vuole rispondere alla domanda che ogni atleta teme: “Potrò continuare a correre?".

"I risultati attesi potranno avere un impatto significativo non solo sulla comunità scientifica, ma anche sulle politiche sanitarie e sui programmi di screening", spiegano i promotori. L’idea è quella di superare il divieto assoluto, laddove possibile, per approdare a una medicina personalizzata. Studiare come l’esercizio fisico interagisce con il profilo genetico del singolo atleta permetterà di creare protocolli su misura, consentendo la prosecuzione dell’attività sportiva in condizioni di totale sicurezza.

Un investimento per il futuro

Dei 950mila euro erogati dal Ministero tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la quota maggioritaria che resta a Padova servirà a finanziare strumentazioni e ricerca applicata. Si tratta di un investimento strategico che trasforma i laboratori di via Giustiniani in un avamposto della prevenzione nazionale.

In un Paese che vive di sport, dalla domenica sui campi di periferia ai grandi stadi olimpici, la ricerca padovana si pone come scudo a protezione della salute pubblica. Colmare le lacune conoscitive su questa patologia significa non solo salvare vite umane, ma anche garantire che lo sport rimanga ciò che deve essere: una celebrazione della vita e non un rischio fatale. Padova, con la sua storia e la sua innovazione, ha appena tracciato la rotta per un futuro più sicuro.

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