Riparare i danni nel Dna: è vero che così si vive più a lungo?
Nel 2022 uno studio pubblicato su Nature ha mostrato come le mutazioni si accumulano più velocemente negli animali che vivono per poco tempo rispetto a quelli più longevi

La storia della finta morte della tartaruga gigante Jonathan sull’Isola di Sant’Elena ha fatto il giro del mondo – la tartaruga, che era nata nel 1832, era stata data per morta per cercare di raccogliere fondi per il suo “funerale”. Al di là dell’episodio curioso, la considerazione che Jonathan, a 194 anni, sia un coetaneo vivente di Brahms, Degas ed Eiffel, personaggi per noi ormai storici, ripropone ancora una volta l’insoluto tema di cosa controlli la lunghezza della vita.
Una regola generale è che vivono più a lungo le specie che hanno una massa corporea più grande, come le balene, gli elefanti e, appunto, le tartarughe giganti. Il record è dello squalo della Groenlandia, che pesa fino a 1000 kg e può vivere fino a 500 anni. Gli animali più piccoli di regola vivono di meno. Ad esempio, il topo 2 anni, il killfish (piccolo pesce africano) meno di un anno, i moscerini 2-3 mesi.
Vivono comparativamente di più anche gli animali la cui dimensione corporea continua a crescere. È il caso delle tartarughe giganti come Jonathan, che nascono molto piccole (70-80 grammi, 5-6 cm) ma possono raggiungere 300 kg e 1,5 m da adulti.
Dal momento che la crescita è legata alla continua formazione di nuovi tessuti, questo aveva fatto pensare che la longevità fosse legata alla capacità rigenerativa delle specie. Ma non sembra sia così: Axolotl, una salamandra messicana sacra per gli Aztechi, può rigenerare tutti gli organi, ma non è immortale e vive un massimo di 30 anni.
Cos’altro potrebbe essere? Una teoria oggi accreditata lega la lunghezza della vita ai danni nel Dna. Nel 2022, uno studio pubblicato su Nature ha mostrato come le mutazioni nel DNA si accumulano più velocemente negli animali che vivono per poco tempo rispetto a quelli più longevi.
Al momento della morte, però, il numero totale delle mutazioni nel genoma è simile in tutte le specie. Visto che le cause delle mutazioni sono analoghe per tutti, è possibile che la differenza tra le specie dipenda dalla capacità degli organismi di riparare i danni che il Dna inevitabilmente subisce.
A supporto di questa teoria, il ratto vive 3 anni ma un suo cugino, il ratto talpa nudo, vive ben 35 anni e ha un sistema di riparazione dei danni al Dna molto più efficace. In futuro anche noi umani potremo vivere più a lungo trovando un modo di aumentare l’efficienza con cui il nostro Dna viene riparato?
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