Contagio da Hantavirus: come fare per evitarlo?

Isolamento casalingo o in quarantena in strutture protette: la difficile decisione sui 147 passeggeri asintomatici imbarcati sulla nave MV Hondius dopo l’attracco a Tenerife

Mauro Giacca
La nave in cui si sono registrati i casi di Hantavirus
La nave in cui si sono registrati i casi di Hantavirus

Cosa fare dei 147 passeggeri asintomatici imbarcati sulla nave MV Hondius dopo l’attracco a Tenerife? Una decisione tutt’altro che facile per le autorità sanitarie spagnole, coordinate dall’OMS. Ci sono stati 8 casi di malattia respiratoria tra i croceristi, 3 dei quali sono morti. In 3 dei casi è stato identificato un hantavirus.

Questi virus sono saliti alla ribalta nel 1993 quando un giovane Navajo si presentò in un ospedale del New Mexico con una polmonite e subito dopo morì. Ne seguì un’epidemia che uccise 13 persone. Il contagio di solito avviene per via respiratoria, tramite aerosol che contengono goccioline contaminate dal virus, provenienti da urina, saliva o feci dei roditori che albergano il virus senza ammalarsi. I sintomi iniziali sono quelli di un’influenza, che rapidamente diventa polmonite ed evolve in grave insufficienza respiratoria con un tasso di fatalità fino al 50%.

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Cosa fare dei crocieristi? Si potrebbe mandarli a casa e monitorarli quotidianamente per l’insorgenza di sintomi. Questo sembra molto ragionevole per i pazienti stessi, soprattutto perché se la fase acuta che dura un paio di giorni è trattata rapidamente in ospedale la prognosi diventa più benigna. Il problema dell’isolamento casalingo, però, è quello della possibilità di contagio di altri, soprattutto considerando che i passeggeri della Hondius sono infettati dal ceppo Andes del virus, che ha caratteristiche particolari. Fu scoperto nel 1995 nel sudest dell’Argentina e l’anno successivo colpì 18 persone. Nel primo caso, si ammalò un uomo di 41 anni, poi sua madre, poi il suo medico, poi la moglie del medico, poi un altro medico che aveva visitata quest’ultima in un ospedale di Buenos Aires. I ricercatori conclusero che il ceppo può trasmettersi anche per via inter-umana.

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La nave Mv Hondius, dove si è sviluppato il focolaio di Hantavirus

La decisione potrebbe allora essere quella di isolare le persone della nave in strutture protette. Ma per quanto? Nella catena di contagio del 1996 tra un’infezione e quella successiva passarono anche 3 o 4 settimane, suggerendo che il virus possa albergare a lungo senza sintomi. Possiamo segregare questi passeggeri per tempi così lunghi? Vedremo come la situazione evolverà. Al momento, il consenso sembra quello di mandare i passeggeri a casa per un periodo di quarantena non meglio definito, monitorandoli quotidianamente anche con test che misurano l’eventuale comparsa di anticorpi nel sangue. —

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