Farmaci anti-obesità, il boom di Ozempic e Mounjaro: mercato da 130 miliardi entro il 2033
La rubrica di Mauro Giacca: crescono vendite e utilizzi dei medicinali GLP1. Nuovi studi evidenziano benefici su cuore, reni e dipendenze

Continua il trionfo finanziario dei nuovi farmaci anti-obesità che agiscono sul recettore GLP1. L’enorme richiesta per Ozempic, Wegovy, Mounjaro e Zepbound (i primi due a base di semaglutide, i secondi di tirzepatide) hanno generato circa 40 miliardi di dollari di vendite negli Stati Uniti e gli analisti prevedono che queste supereranno i 130 miliardi nel 2033 (il mercato americano vale circa il 65% di quello globale). Le versioni in pillole, anziché in siringhe per iniezione sottocutanea, stanno ancora di più aumentando le vendite. Da questo luglio, sempre negli Stati Uniti, i farmaci saranno anche rimborsati da Medicare, l’assicurazione medica federale.
Il successo è anche stimolato dai dati che vengono da altre malattie: diminuita incidenza di infarti, protezione del rene, riduzione della fibrosi del fegato, miglioramento dell’artrosi del ginocchio, riduzione della pressione arteriosa, persino protezione delle dipendenze, inclusa quella da alcool. E una riduzione globale della mortalità. Gli effetti collaterali? Uno minore (disturbi gastrointestinali) e uno da tenere in più considerazione, ovvero una potenziale perdita di massa muscolare, da contrastare con esercizio fisico.
La semaglutide agisce stimolando il recettore GLP1 per aumentare la produzione di insulina dal pancreas e ridurre il senso di fame a livello cerebrale. La tirzepatide oltre che su GLP1 agisce anche su un altro recettore, GIP, con effetti sinergici. A giugno sono usciti i risultati su un terzo farmaco simile, la retatrutide, che oltre a GLP1 e GIP agisce anche sul recettore del glucagone. Risultati ancora migliori: più del 25% di riduzione di peso in meno di un anno.
La retatrutide, prodotta dalla statunitense Eli Lilly come la tirzepatide, è ancora un farmaco sperimentale: al di fuori dei trial clinici, può essere utilizzata soltanto con un permesso per uso compassionevole. Il sito di notize STAT ha riportato che, sulla base di un permesso della FDA, ad aprile la Eli Lilly l’ha fornita a un misterioso «uomo di 79 anni con obesità refrattaria a qualsiasi terapia, apnea notturna e ipertensione arteriosa e polmonare, tali da metterlo in pericolo di vita».
Fonti anonime hanno riportato che «il paziente aveva buone connessioni». L’amministrazione Trump ha prontamente negato ogni speculazione in proposito. In ogni caso, tra gennaio e marzo di quest’anno, la Trump Organization, l’ente che gestisce i finanziamenti personali del presidente, ha investito circa 680 milioni di dollari in azioni della Eli Lilly.
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