Così i vaccini per fermare il virus di Ebola devono fare i conti con la politica

La profilassi per i ceppi “Zaire” e “Sudan” potrebbe essere efficace solo in parte e creare quindi sfiducia

Mauro Giacca
(foto Ansa)
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C’è il meglio delle biotecnologie mediche in campo per fermare l’epidemia di virus di Ebola, iniziata due settimane fa nella Repubblica Democratica del Congo e poi diffusasi nella vicina Uganda, con un bilancio finora di circa 1.000 casi sospetti, 300 confermati e una quarantina di decessi.

Un vaccino contro il virus che sta causando questa epidemia, il ceppo Bundibugyo del virus di Ebola, non esiste ancora. Due sforzi paralleli, uno da parte dell’organizzazione no-profit Iavi (International Aids Vaccine Initiative) e l’altra da parte dell’Università di Oxford stanno cercando di produrne uno nel minore tempo possibile.

Proprio questa settimana, la Coalition for Epidemic Preaparedness Innovation (Cepi), una fondazione che raccoglie donazioni pubbliche e filantropiche finalizzate ai vaccini, ha annunciato ulteriori 8,6 milioni di dollari per sostenere lo sforzo di Oxford. Cepi finanzia anche Moderna con 50 milioni di dollari per sviluppare un vaccino a mRNA.

In parallelo, sempre questa settimana, Gavi, The Vaccine Alliance (una partnership pubblico-privata che facilita l’accesso ai vaccini dei bambini nelle regioni più povere) ha stanziato 40 milioni di dollari per garantire alle aziende l’accesso alle piattaforme di produzione e distribuzione dei vaccini, una volta che questi saranno pronti.

Visto il successo avuto con Covid-19, è quindi probabile che avremo un vaccino in tempi non biblici. Purtroppo, siamo arrivati a questa epidemia largamente impreparati, nonostante il virus di Ebola si conosca già dl 1976, quando un’epidemia vicino al fiume Ebola, sempre nella Repubblica Democratica del Congo, colpì 318 persone causando 280 morti. Il motivo di questa impreparazione è molto semplice: la maggior parte delle epidemie in Africa centrale e occidentale sono state causate da due ceppi del virus diversi, chiamati Zaire e Sudan.

Contro questi esistono di fatto due vaccini, prodotti negli ultimi anni rispettivamente da Merk e Iavi, entrambi basati sull’utilizzo di un virus modificato (il virus della stomatite vescicolare) che porta sulla superficie una proteina del virus di Ebola.

Questi vaccini potrebbero essere parzialmente efficaci anche contro il ceppo Bundibugyo, ma la maggior parte degli esperti è riluttante a usarli: se sul campo offrissero una protezione limitata, questo potrebbe diminuire la fiducia nei futuri vaccini specifici che verranno. Un altro esempio di come la politica dei vaccini è una materia delicata, che va ben al di là della scienza soltanto.

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