Cancro e Alzheimer: un paradosso capace di suggerire nuove terapie
I pazienti con una delle due patologie hanno minori probabilità di sviluppare l’altra. La correlazione osservata già negli anni ’60 è oggetto di indagine per sviluppare cure efficaci

Era l’inizio degli anni ’60 quando un patologo di Londra, analizzando una serie di autopsie di individui che erano morti con demenza senile, fece un’osservazione sorprendente: gli individui con il morbo di Alzheimer hanno un’incidenza molto più bassa di tumori. Cinquanta anni più tardi, nel 2012, uno studio pubblicato nel British Medical Journal fu il primo a riportare anche la correlazione reciproca, ovvero che i pazienti con un tumore hanno una probabilità più bassa di sviluppare l’Alzheimer. I numeri di questo intrigante fenomeno non sono banali: alcuni studi indicano che i tumori possono ridurre il rischio di Alzheimer fino al 25-35%. Nella direzione opposta, il rischio di cancro nelle persone con Alzheimer viene quasi dimezzato.
Perché questa osservazione è interessante? Non soltanto per motivi di ricerca accademica, ma soprattutto per capire se esista un nesso causale tra due condizioni. Una spiegazione semplicistica sarebbe che i malati di tumore non vivano abbastanza a lungo per sviluppare la demenza, oppure che nei pazienti con Alzheimer i tumori vengano diagnosticati meno spesso. Ma non è questo il caso: gli esami eseguiti post-mortem mostrano come, nelle persone con una precedente diagnosi di tumore, ci siano meno placche di sostanza beta-amiloide e grovigli di proteina tau nel cervello, le lesioni tipiche dell’Alzheimer. C’è quindi un meccanismo specifico che lega le due malattie.
Diverse le spiegazioni proposte finora. La proteina tau potrebbe comportarsi come un freno alla crescita delle cellule tumorali ostacolando la formazione di nuovi vasi sanguigni, indispensabili per la crescita dei tumori. Oppure, nel cervello, l’enzima ADAM10 riduce la produzione di sostanza beta-amiloide, mentre lo stesso enzima nei tumori favorisce l’invasione e la migrazione delle cellule tumorali. Ancora: uno studio del 2025 ha mostrato come la beta-amiloide preserva la funzione dei linfociti T, rendendoli più efficaci contro alcuni tipi di tumori. Ed infine: a febbraio una ricerca ha mostrato come alcuni tumori rilasciano cistatina C, una proteina capace di legarsi agli aggregati di beta-amiloide e di attivare le cellule immunitarie, favorendo la rimozione delle placche di questa sostanza nel cervello.
Un cantiere in piena attività, quindi, questo della relazione tra Alzheimer e tumori. Con la speranza che questi studi possano indicare nuove vie per lo sviluppo di terapie innovative per entrambe le malattie.
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