Le mamme donano le placente per curare i bimbi ustionati
Diletta Trojan, direttrice della Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto di Treviso, confermata alla guida nazionale dell’Aibat. Tra le sfide del nuovo mandato la sicurezza dei tessuti, la cultura della donazione e le nuove applicazioni della membrana amniotica

Esistono storie dove la vita che nasce va a salvare un’altra vita. Grazie alle placente delle mamme, che dopo il parto possono essere donate, vengono curati altri bambini che riportano gravi ustioni cutanee.
Al centro di questo cerchio tra donatori e riceventi c’è la Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto (Fbtv) di Treviso.
La dottoressa Diletta Trojan, direttrice della struttura dal 2018, è stata rieletta a alla presidenza dell’Aibat, l’Associazione Italiana Banche dei Tessuti, che unisce e coordina i centri impegnati nella donazione, conservazione e distribuzione di tessuti destinati ai trapianti.
La nomina
Un voto che attesta la stima dei colleghi di tutta Italia per la dottoressa Trojan, come lei stessa spiega: «All’assemblea dei soci si è fortemente voluto che fosse ancora Treviso a guidare le banche nazionali.
Sono onorata per questo incarico, che rappresenta un’opportunità preziosa per proseguire il percorso avviato insieme, rafforzando la collaborazione, promuovendo l'innovazione e condividendo competenze ed esperienze».
Si apre così un triennio denso di sfide che richiederanno determinazione e visione. «Gli obiettivi del mandato sono chiari» afferma «il primo è alzare ulteriormente il livello di qualità e sicurezza dei tessuti. Con il nuovo regolamento europeo sulle sostanze di origine umana, che entrerà in vigore nel 2027 e riguarderà tessuti, cellule e sangue, ci è richiesto un ulteriore sforzo europeo.
L’Aibat unisce realtà legate a ospedali molto diversi tra loro; l’associazione deve essere lo strumento per aiutare, cooperare e rispondere ai severi requisiti europei che alzano l’asticella, per migliorare e rafforzare la salvaguardia dei riceventi».
Ma la sfida è anche culturale, fuori dai laboratori. Prosegue Trojan: «Vogliamo sensibilizzare al dono, spiegando ai cittadini cosa voglia dire donare. Inoltre, dato che siamo tecnici, dobbiamo coinvolgere i chirurghi e le università. Il tessuto umano non è un banale “medical device”, bensì un materiale biologico, frutto di un consenso al dono. I medici devono conoscerlo anche per implementare le opzioni terapeutiche e promuovere la cultura della donazione».
Nuove frontiere
Che la strada intrapresa sia quella giusta lo testimonia proprio la scienza. È stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Burns uno studio clinico frutto di un lungo lavoro in sinergia tra l’Università di Padova, con il suo Centro Ustioni (tra i più importanti d’Italia), e la Fondazione Banca dei Tessuti di Treviso.
La ricerca, che porta la firma di Alfio Luca Costa, Luca Folini, Daniele Brunelli, Pasquale Zona, Giulia Montagner, del dottor Bruno Azzena (storico direttore del Centro Ustioni di Padova) e della stessa Trojan, ha monitorato per dieci anni, l’efficacia della membrana amnniotica crioconservata impiegata nel curare le ustioni dei piccoli pazienti.
Studio scientifico
Lo studio racconta la storia di 97 bambini, quasi tutti in tenerissima età (l’età media è di appena un anno e otto mesi), arrivati in ospedale con i segni di quei drammatici incidenti che ogni genitore teme: la pentola dell’acqua bollente che si rovescia di colpo o la manina appoggiata per sbaglio sul ferro da stiro rovente.
Lesioni dolorose e profonde, che mettono a rischio il futuro del bambino. I dati raccolti in questo decennio aprono una straordinaria finestra di speranza.
Applicando precocemente, entro le prime 24 ore dall’infortunio, la membrana amniotica sulla pelle ferita, i medici hanno visto i tessuti rigenerarsi a una velocità sorprendente. In soli 16 giorni si è ottenuta una riepitelizzazione quasi totale (oltre il 95%) della ferita.
La convalescenza in ospedale si è ridotta a una media di 8 giorni e solo nel 19,6% dei casi è stato necessario ricorrere all’autoinnesto di pelle prelevata da altre parti del corpo del bimbo. Inoltre, la sicurezza è stata totale: nessun evento avverso è stato attribuito alla membrana amniotica.
Un dono prezioso
Evidenzia Trojan: «In termini di risultati, grazie alla membrana amniotica abbiamo registrato esiti mai visti prima con nessuna opzione terapeutica provata in tanti anni di lavoro. Il Centro Ustioni di Padova affronta lesioni di gradi importanti, dove il rischio di infezioni fatali è altissimo. La membrana fa da barriera biologica per proteggere dalle infezioni e contemporaneamente rigenerare i tessuti. Pensiamo a un viso rimasto senza epitelio e derma per un incidente».
Anche la dottoressa Trojan, da poco diventata mamma di due gemelli, ha voluto fare la sua parte: «Ho donato la mia placenta gemellare. Proprio perché è più grande, è anche tra le più ambite ed è adatta a coprire ampie superfici corporee lesionate da un’ustione. Ogni mamma può compiere questo gesto prezioso».
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