Il fiuto dei cani per riconoscere i tumori
L’addestramento porta a diagnosticare malattie polmonari in più del 95% dei casi

E se invece di sofisticati metodi radiologici o molecolari fossero i cani la soluzione per la diagnosi precoce dei tumori? In uno studio appena completato a Berlino, alcuni cani addestrati hanno annusato una serie di mascherine di cotone esposte al respiro di persone normali o di pazienti con un tumore del polmone: gli animali hanno riconosciuto i malati in più del 95% dei casi. Il risultato è notevole, visto che il tumore del polmone rimane la principale causa di morte da tumore al mondo, e la diagnosi precoce negli individui a rischio oggi è delegata alla Tac, che comunque espone a una minima dose di radiazioni e genera non pochi falsi positivi.
Il naso dei cani è almeno 100 mila volte più sensibile di quello dell’uomo, in quanto contiene più di 200 milioni di recettori olfattivi, contro i 5 milioni nell’uomo. Questa straordinaria proprietà consente ai cani di annusare e distinguere una serie molto variegata di composti organici volatili (i cosiddetti Voc), molecole chimiche rilasciate nell’aria attraverso la pelle, o nell’urina, o nell’aria espirata dai polmoni.
Cani addestrati possono identificare l’odore delle infezioni delle vie urinarie, o quello del morbo di Parkinson. O prevenire crisi epilettiche e diagnosticare la malaria. Durante il periodo del Covid, negli aeroporti di Helsinki e Dubai giravano dei cani per identificare le persone infettate dal coronavirus. Sono molti gli aneddoti di cani che riescono a prevedere gli episodi di emicrania dei propri padroni diverse ore prima che questi accadano. Queste proprietà poi si estendono anche a malattie non umane, visto che i cani possono essere addestrati a riconoscere l’odore emanato dai batteri che infettano le api, o quello di alcune alghe che parassitano gli alberi.
Il futuro di questi studi? Quello di utilizzare l’elettronica per mimare i recettori olfattivi. In alcune situazioni, cosa i cani annusino è noto (ad esempio, l’ormone cortisolo nel caso di stress, o l’isoprene nei pazienti diabetici che andranno incontro a una crisi ipoglicemica).
Nella maggior parte dei casi, però, le misture di Voc riconosciute dai cani sono molto complesse. La sfida è quindi quella di generare dei sensori ultrasensibili ma anche molto specifici, in grado di distinguere una varietà di molecole chimiche con le sottili differenze. Dei veri e propri nasi elettronici, in grado di mimare quelli naturali con cui l’evoluzione ha equipaggiato i cani e alcuni altri animali. —
Riproduzione riservata © il Nord Est








