Caldo record, l’esperto: «Basta un grado in più per mettere a rischio la salute mentale»

Umberto Albert, direttore della Clinica psichiatrica universitaria, spiega gli effetti sulla psiche delle ondate di calore: non è solo il fisico a essere messo a repentaglio dal caldo

La redazione
Il professor Umberto Albert
Il professor Umberto Albert

​Un grado in più di temperatura media basta a far salire del 2,2% la mortalità legata alla salute mentale, e dello 0,9% i ricoveri: lo dice una meta-analisi internazionale su trentaquattro studi in tutto il mondo. È il punto da cui parte Umberto Albert, professore associato di Psichiatria all’Università di Trieste e direttore della Clinica psichiatrica universitaria, per spiegare perché l’estate, più che una tregua, sia spesso una prova doppia: per il corpo e per la mente insieme.

«Il legame tra caldo e disagio psichico è un dato che emerge ormai da più fronti di ricerca» premette Albert, che colloca il fenomeno dentro la cornice più ampia dei cambiamenti climatici: ondate di calore e aumento medio delle temperature si intrecciano con siccità, incendi, migrazioni forzate, fattori che pesano indirettamente sulla salute mentale attraverso la perdita di risorse, di lavoro e di sostegno sociale.

Albert distingue tre vie attraverso cui il calore tocca la psiche. La prima è fisiologica: l’aumento della temperatura corporea si accompagna, secondo studi preliminari, a un incremento di marcatori infiammatori come l’interleuchina 6 e all’attivazione dell’asse surrenalico. A queste si aggiunge l’effetto della disidratazione, che altera l’equilibrio dei liquidi in cui ogni farmaco si distribuisce. «È un problema che riguarda chiunque segua una terapia continuativa - chiarisce Albert -: se il volume dei liquidi si riduce, la stessa dose diventa relativamente più concentrata».
La seconda via è psicologica, e cambia con l’età: nei giovani prende la forma dell’eco-ansia, proiezione fobica sul futuro climatico; negli adulti e negli anziani quella della climate depression, un lutto per paesaggi e stagioni che non torneranno.
C’è infine una componente comportamentale, legata al sonno: le temperature notturne elevate lo disturbano, e la privazione di sonno è un fattore scatenante, per esempio, per gli episodi maniacali nel disturbo bipolare. A questo si somma la perdita degli zeitgeber, i regolatori esterni del ritmo quotidiano: lavoro, pasti, orari fissi, vengono scompaginati d’estate più che in ogni altra stagione.

Da qui i consigli pratici, che partono da un principio semplice: conservare, per quanto possibile, i propri ritmi quotidiani. A questo si aggiunge la cura dell’idratazione, non solo per chi assume farmaci a dosaggio calibrato, ma per tutti. Contano poi la regolarità dei controlli medici prima dell’estate, l’attenzione ai segnali precoci di squilibrio, il mantenimento dell’attività fisica e delle relazioni sociali che il caldo tende a diradare.

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