«Zaia leader al Nord»: i militanti leghisti raccolgono le firme

Il presidente uscente del Veneto indicato dalla sezione di Brescia. Prosegue il botta-e-risposta con Vannacci: «Io ho preso 500 mila voti»

Rocco Currado
Il presidente Zaia con il cartello che indica le preferenze ottenute alle ultime regionali
Il presidente Zaia con il cartello che indica le preferenze ottenute alle ultime regionali

Manovre in corso in casa Lega. Del Nord. Dopo il “patto del sushi” stretto a Mestre tra i governatori di Veneto, Fvg, Lombardia e Trentino si muovono i militanti. Ad aprire le danze è la sezione cittadina della Lega di Brescia, che nei giorni scorsi ha avviato una raccolta firme per chiedere al segretario federale Matteo Salvini di individuare in Luca Zaia il referente del partito per le Regioni del Nord. Ne dà notizia il segretario cittadino Michele Maggi, che definisce l’iniziativa «una proposta costruttiva, in linea con quanto già avviene in altre aree della Lega».

Secondo Maggi, il risultato «straordinario» ottenuto dalla Liga Veneta alle recenti elezioni regionali conferma che «Autonomia e questione settentrionale restano temi centrali per la nostra comunità politica», capaci di mobilitare identità e partecipazione. Proprio ciò che vanno ripetendo da tempo Zaia e i commensali di Mestre, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti. In netta ed evidente contrapposizione con la linea sovranista e radicale portata avanti da Salvini e dal suo vice Roberto Vannacci.

Il segretario bresciano richiama inoltre il «buon governo» espresso dal partito nelle Regioni amministrate, un patrimonio che «testimonia la capacità del movimento di guidare i territori con serietà, competenza e visione».

Da qui la decisione di promuovere la raccolta firme per istituire un coordinamento delle Regioni del Nord «analogo a quello già previsto per il Centro e il Sud», che possa valorizzarne specificità e potenzialità. Per guidare il nuovo organismo, la sezione lombarda indica il veneto Zaia, figura ritenuta «autorevole, radicata e leale al movimento».

In questo contesto, impossibile non notare il battibecco a distanza che continua tra il «doge», fresco di oltre 200 mila preferenze raccolte alle regionali venete, e l’ex parà della Folgore e oggi eurodeputato.

«Io non sono per niente preoccupato, in politica contano i voti e io i voti li ho», dice Vannacci al Foglio, dopo l’exploit di Zaia alle urne. C’è chi vede uscire dalle elezioni il vice segretario politicamente ridimensionato: «Io sono molto contento. La cosa importante è il risultato ed è andata benissimo», sostiene lui, «io sono stato in Veneto per ben due volte e ho dato il mio apporto».

Poi il passaggio sui numeri, che appare un tentativo di minimizzare il risultato del «governatore più amato d’Italia»: «Ho preso oltre mezzo milione di voti alle ultime europee. In Veneto sono stati 72 mila, senza essere veneto e senza fare campagna elettorale», le parole di Vannacci.

Proprio Zaia pochi giorni fa, pur riconoscendo che «la Lega è un coacervo di più espressioni, anche ideologiche», aveva pronunciato sibillino: «Il voto la dice lunga su da che parte si deve andare». E aveva tenuto a sottolineare: «Vannacci non mi ha chiamato, gli altri vicesegretari sì». L’ennesima dimostrazione plastica delle due Lega.

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