Rizzetto avvisa il centrodestra: «Fedriga chiarisca il suo futuro, serve il candidato»

Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia traccia la rotta verso il 2027: «Terzo mandato? Difficile. Non aspetteremo l'ultimo momento per decidere. FdI ha i nomi giusti per ogni ruolo, ma ora priorità a lavoro e aziende. Su Udine ho un candidato segreto in testa»

Marco Ballico
Walter Rizzetto, coordinatore di FdI in Fvg
Walter Rizzetto, coordinatore di FdI in Fvg

Walter Rizzetto, deputato e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, non usa la parola «fretta». Ma chiarisce che Massimiliano Fedriga, in tempi non lunghi, dovrà chiarire il suo futuro. Perché è da lì che si parte per scrivere il programma e individuare il candidato. «Non sono tra quelli che gradiscono arrivare alla chiusura degli accordi di coalizione a poche settimane dal voto».

Il segretario leghista Dreosto invita ad abbassare i toni. Condivide?

«Dipende da tutti. All’interno di una maggioranza fisiologicamente ci sono distinguo su alcuni temi, l’importante è trovare una sintesi finale. Questo abbiamo fatto e continueremo a fare».

Ma i rapporti all’interno della maggioranza regionale come sono in questa fase?

«Buoni. Ciò non toglie che ognuno porta al tavolo le sue idee».

Vertici in vista?

«Ci vediamo circa una volta al mese. Non sono previsti incontri straordinari. Si intensificheranno».

Dopo il referendum il centrosinistra pare però ringalluzzito. Teme stia cambiando il vento?

«Per nulla. Premesso che in Friuli Venezia Giulia ha prevalso il Sì, le dichiarazioni di alcuni esponenti della minoranza che collegano il voto referendario ai prossimi appuntamenti elettorali mi stupiscono».

La Lega sostiene che nel dibattito nazionale sulla legge elettorale può essere infilato il terzo mandato nelle Regioni. Che ne pensa?

«Credo non ci siano più le condizioni politiche per poterlo proporre, ma l’obiettivo è legittimo e ci sta che il tentativo venga portato avanti».

Se, come pare, andrà individuato un candidato diverso da Fedriga, in che tempi vi dovrete mettere al lavoro sul programma?

«Abbastanza brevi, spero. Capisco i rituali della politica, ma sono dubbioso sulle candidature nate e comunicate a poche settimane dal voto. Penso si debba costruire una piattaforma importante, che colga le peculiarità e le necessità di rilancio dei singoli territori».

Si vota anche a Gorizia e Trieste nel 2027. Ci sono candidati pronti?

«Ci sono alcune ipotesi. Ma vanno ascoltati i coordinamenti provinciali».

Si aspetta che in Regione si voterà in anticipo di un anno?

«È una possibilità, non una certezza. Chi guida la Regione ha l’onore e l’onere di comunicare qualche scelta».

Invita Fedriga a fare in fretta?

«Non in fretta. La stima verso presidente e giunta è intatta. Ma, una volta chiarito lo schema, potremo poi lavorare sui contenuti. Prioritarie per me sono le risposte ad aziende, famiglie, cittadini, produttività».

Parlamentare, membro del governo, presidente della Regione o sindaco di Udine. Il suo futuro?

«Argomento prematuro. Ho ancora un anno abbondante da presidente della commissione Lavoro alla Camera e questo farò. Se il partito o le condizioni permetteranno di fare altro, ci rifletterò. Al netto che non si vive di sola politica. Su Udine, inoltre, ho un nome ben preciso in testa».

Chi?

«Non lo sa nemmeno lui».

A Dreosto che rivendica la presidenza della Regione per la Lega cosa ribatte?

«Richiesta legittima, ma penso poco, ora, ai posizionamenti. Fratelli d’Italia comunque già da qualche tempo può esprimere candidate e candidati per i diversi ruoli istituzionali. Al contrario di altri, tendo a fare pochi conti sui collocamenti politici, ma a spingere in Parlamento come in Regione a lavorare per il bene del Fvg».

Ma è vero, come si sussurra, che avete messo il veto su Cisint?

«Qualche domanda, è chiaro, ce la si fa. Ma FdI chiede solo che il candidato per la Regione sia il migliore possibile. Sta ai partiti fare una valutazione sui propri aspiranti».

Com’è il rapporto con Luca Ciriani in questo momento?

«Più che buono. Ciriani sta facendo molto bene il ministro».

Ma chi farà le liste per il Parlamento?

«Di solito sono a cura del coordinatore regionale, in sintonia con Roma. Ci sarà quindi un tavolo nazionale. Ma, prima, dovremo capire con che sistema elettorale si voterà».

Che rischi corre Meloni di finire come Renzi e Salvini, da un ampio consenso a percentuali sotto il 10%?

«Non credo ci sia quel pericolo. Meloni è stata chiara prima e dopo il referendum. Nei prossimi giorni usciremo con vari provvedimenti, decreto primo maggio in testa, a favore del mondo del lavoro. L’azione di governo non è stata scalfita dalla questione giustizia, i sondaggi confermano che il centrodestra è ancora trainante. Anche in regione».

C’è stata troppa politica nella scelta del segretario generale del porto di Trieste?

«La politica si deve interessare ad asset così importanti. Anche perché, prima o poi, risponde di tali operazioni. Penso che il percorso sia stato corretto e che il presidente Consalvo abbia scelto un ottimo segretario».

Uno dei comparti che crea più attrito è la sanità. Che cosa si può fare di più e meglio?

«Serve proseguire nel processo di trasformazione. Anche su questo ci sono state idee distinte, ma la sintesi è stata sin qui raggiunta. La riforma è ben costruita, ora la si deve mettere a terra in modo convincente. I correttivi migliorativi sono sempre ben accetti.

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