Dreosto sul Fvg: «Centrodestra unito e con meno polemiche, ancora un leghista per il dopo Fedriga»

Il senatore: «Rivendichiamo la candidatura visti i risultati ottenuti. Nella coalizione il confronto è normale, avanti per fare di più e meglio»

Marco Ballico
Il senatore Marco Dreosto, è segretario della Lega Fvg
Il senatore Marco Dreosto, è segretario della Lega Fvg

Massimiliano Fedriga, se mai sarà ancora possibile. In alternativa, comunque un leghista. «Per i risultati ottenuti, rivendichiamo la candidatura alla presidenza della Regione», dice Marco Dreosto, senatore e segretario della Lega del Friuli Venezia Giulia. Agli alleati anche un avvertimento: «Più unità, meno polemiche».

Dopo il referendum, sente il vento che cambia?

«Il referendum ha dato un segnale chiaro: nelle aree produttive, tra imprese, partite Iva e chi crea lavoro, c’è una domanda forte di risposte concrete. Il Nord, locomotiva economica del Paese e in gran parte amministrato dalla Lega, si è espresso con chiarezza. Io non credo ai “venti del cambiamento”, credo ai risultati. E il compito della politica è dare una direzione precisa: meno burocrazia, meno tasse su lavoro e imprese, più libertà per chi crea valore».

Al centrodestra convengono le elezioni anticipate a Roma?

«Ai cittadini non interessano i giochi di palazzo. Chiedono bollette sostenibili, meno burocrazia e più competitività. Dobbiamo difendere il sistema produttivo con scelte chiare, non ideologiche. Chi governa deve decidere e portare risultati. Il resto sono calcoli».

Conferma che la Lega cercherà di inserire il terzo mandato nel confronto sulla legge elettorale?

«Lo diciamo da sempre: devono scegliere i cittadini, senza vincoli calati dall’alto. Io mi fido del loro giudizio. Dovrebbero farlo tutti. Tutti gli spiragli per una negoziazione su questo tema sono quindi benvenuti».

Come sta il movimento?

«La Lega è forte quando sta nei territori. La credibilità si costruisce lì: ascoltando e portando risultati».

Ma è stato un errore affidarvi a Vannacci?

«Chi ha partecipato agli incontri di Pontida e di Milano può raccontare quanto lui dicesse di essere non solo allineato, ma perfettamente integrato nei progetti della Lega».

Lo sentivate anche voi come tale?

«Le sensibilità sono diverse, ma pensavamo che ci fossero obiettivi concordi. Il partito va avanti con le persone che credono nel progetto».

Temete che vi sottragga consenso a destra?

«Il suo posizionamento radicale è lontano dal nostro pensare. Non guardo in casa d’altri, la Lega deve pensare a dare risposte ai territori».

Le due Leghe sul modello delle gemelle Cdu e Csu?

«La forza della Lega è da sempre rappresentare territori diversi mantenendo una direzione comune. Le sensibilità possono essere diverse, ma l’obiettivo è uno: dare le risposte con una Lega che si assume responsabilità di governo».

La vittoria di Bosello al congresso di Udine ha scontentato molti; poi l’addio di Spagnolo. Che succede?

«Il confronto è normale in un partito vivo. Il mio compito però è chiaro, dare una direzione e tenere il focus sui problemi veri del Friuli Venezia Giulia: lavoro, sanità, sviluppo. È su questo che si misura la nostra serietà».

Proverà a far cambiare idea a Spagnolo?

«Rispetto le scelte personali. Io guardo avanti e lavoro per rafforzare la squadra».

Ci racconta com’è andata davvero la vicenda del documento critico sulla sanità? Avete fatto arrabbiare Fedriga e Riccardi. Uno scivolone?

«La sanità è tema troppo importante per farne polemica politica. I cittadini chiedono servizi che funzionano, per questo il confronto serio e responsabile è sempre positivo».

L’europarlamentare Cisint è una candidata possibile alla Regione nel caso di terzo mandato affossato?

«Parliamo prima di un documento programmatico, di obiettivi, di risposte. Poi verranno i nomi».

Ma Cisint è più un valore aggiunto o uno scomodo pungolo?

«Un valore aggiunto. Come tutti i nostri dirigenti di partito».

Come vede il suo futuro politico? Ancora a Roma o magari da candidato presidente della Regione?

«Lavoro a Roma come in Fvg per il mio territorio. E quando serve assumersi responsabilità, io ci sono. Sempre».

Dipendesse da lei?

«Sarebbe un orgoglio rappresentare la Regione. Ma parliamo di ragionamenti da fare necessariamente in sintonia con il movimento e gli alleati».

Dove vede invece Fedriga?

«Se non in regione, in qualsiasi ruolo istituzionale nazionale gli verrà richiesto».

Come sono oggi i rapporti in coalizione?

«Il confronto è normale, ma oggi servono ancora più unità e meno polemiche con direzione chiara: fare di più e meglio».

Se vi verrà imposto un candidato di FdI chi preferirebbe?

«Ribadisco che prima vengono programma e obiettivi, poi si potrà ragionare su una scelta forte e condivisa. È così che si vince e si governa bene. Fermo restando che, per quanto fatto in queste due legislature, la Lega ritiene di poter rivendicare la candidatura».

Puntate anche alle poltrone di sindaco di Trieste o Gorizia?

«Non sono abituato a ragionare su bandierine. Un bravo amministratore non si misura dal partito di appartenenza, ma da quello che riesce a fare ogni giorno per i suoi cittadini».

Serracchiani sostiene che in Regione avete avuto risorse, ma non una strategia. Cosa risponde?

«Le polemiche le lascio ad altri. Io guardo ai risultati concreti. E in Fvg, con l’amministrazione a guida Lega del presidente Fedriga, i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Riproduzione riservata © il Nord Est