Zaia: «Su Vannacci era tutto scritto. Sempre stato un corpo estraneo, ora però lasci Bruxelles»
L’ex governatore veneto: «Salvini gli ha dato un’opportunità enorme che lui ha buttato. Promosso vicesegretario senza una militanza alle spalle, si chiude una storia per me dolorosa»

Luca Zaia, Roberto Vannacci ha annunciato l’uscita dalla Lega, da vicesegretario federale. Una perdita?
«Era un corpo estraneo. E, come tutti i corpi estranei, se ne è andato».
Nessuna sorpresa, quindi?
«Nessuna, era una storia già scritta».
Quale storia?
«Quella di un individuo che, senza uno straccio di militanza alle spalle, è entrato in un partito che gli ha dato una visibilità enorme. Non solo: ne è diventato vicesegretario federale».
In sintesi, è felice che abbia tolto il disturbo...
«Ne prendo atto e vado avanti. Certo non mi straccerò le vesti».
Come sarà ricordato?
«Come la meteora leghista, dalla carriera sfavillante. L’enfant prodige della Lega: tesserato ad aprile 2025, nominato vicesegretario a maggio e uscito dal partito a febbraio 2026. Meno di nove mesi, ma nei quali ha avuto opportunità che altri non hanno avuto in una carriera intera».
Non è entrato nella Lega con un colpo di stato: lo ha voluto Salvini...
«Salvini è stato inclusivo, ha investito su di lui. Gli ha dato un’opportunità enorme, che lui ha gettato senza rispetto».
Volerlo promuoverlo: un errore?
«La storia non si scrive mai col senno di poi».
Ma in tanti lo dicevano fin da subito...
«Io stesso ho sempre detto, ancora prima che venisse candidato in Europa, che Vannacci non ha le caratteristiche di un leghista».
Eppure la Lega lo ha candidato ed è stato eletto...
«Per mesi ha continuato a sventolare la bandiera dei “suoi” 500 mila elettori; dimenticando che, se non lo avessimo candidato noi, non sarebbe andato da nessuna parte. Vediamo come sarà la sua marcia in solitaria».
I 500 mila (e oltre) elettori, però, esistono. Non teme che possano penalizzare la Lega, alle future elezioni?
«Figuriamoci. Adesso finalmente Vannacci potrà camminare sulle sue gambe e dimostrare a tutti quanto è bravo».
Qualche leghista potrebbe seguirlo nel nuovo partito?
«Forse. Chi non ha le idee chiare, chi non ha senso identitario. Ma non me ne curo».
Vannacci dovrebbe lasciare il Parlamento europeo?
«È innegabile che quel seggio, senza la Lega, non lo avrebbe mai ottenuto».
La Lega, ultimamente, era una polveriera: Vannacci è stato costretto ad andarsene?
«Salvini è stato fin troppo comprensivo con lui. Lo ha sempre protetto e ha investito su di lui alle Europee, quando non era nemmeno tesserato, permettendogli di avere un seggio. Non conosco le ragioni della decisione di Vannacci, ma è certo che debba tutta la sua popolarità alla Lega».
Si dice che potreste essere lei e Massimiliano Fedriga a sostituirlo, nella vicesegreteria federale...
«Dopo i tormentoni sulla presidenza dell’Eni, l’amministrazione di Venezia e il Parlamento, adesso si apre pure quello della vicesegreteria federale...».
Non ha risposto: è plausibile vederla come vicesegretario federale del partito?
«Ma non lo so. Io sto rispondendo a queste domande perché sono convinto delle mie idee, non in vista di un qualche ruolo politico. In ogni caso, il punto centrale, adesso, è un altro».
Cioè?
«Che oggi finalmente si chiude un capitolo che per me è stato doloroso».
Ce ne parli...
«Per mesi sono stato costretto ad accettare dichiarazioni che nulla c’entravano con la Lega. Sull’Autonomia, per dirne una».
Gli scontri con Vannacci sono stati soprattutto su altre questioni...
«Prendiamo ad esempio le sue parole su Paola Egonu. Sono cose che non solo non si possono dire, ma mi chiedo anche solo come possano essere pensate».
E la questione del fascismo?
«Quantomeno ha avuto il buongusto di definirsi antifascista».
Vannacci se n’è andato lanciando il suo programma di destra. Lo aveva fatto anche lei, con il suo manifesto...
«Ha detto che la sua destra è diversa: vitale e non moderata. Sarà lui a spiegare cosa intende per vitalità. Io ho detto, e lo sottoscrivo, che la destra liberale è una destra che vince, mentre la destra liberticida è una destra che perde. Vedremo chi avrà ragione, tra i due».
Gli insulti agli omosessuali, la celebrazione della X Mas, le uscite razziste, la proposta di classi differenziate: lei come si sentiva, uscita dopo uscita?
«Certo non è il mio stile. Ma la decisione di Vannacci di lasciare il partito rimette le carte in ordine e ricolloca ognuno al suo posto. Quantomeno, non sentiremo più le lezioni di politica del generale. E, ci tengo a dirlo, le mie non sono le parole di un invidioso né di un rancoroso».
Torniamo all’ipotesi della vicesegreteria: si inserisce nell’ambito di un riavvicinamento a Salvini. È la pietra tombale su un suo futuro da referente leghista per le Regioni del Nord?
«Il modello Csu-Cdu bavarese deve essere il paradigma base, ma io questo lo dico da sempre. È un mio cavallo di battaglia, che ho ripreso dal palco dell’ultimo raduno di Pontida, ma è solo l’esempio più recente. E non è un tema solo per la Lega, prima o poi diventerà una questione che tutti i partiti dovranno giocoforza affrontare».
Vannacci fuori dalla Lega, lei che si allea con Salvini: è l’alba di una nuova stagione per il partito? Deciso, magari, ad affrancarsi da certi estremismi europei, per intraprendere un percorso di moderazione?
«Non esiste una Lega di Zaia o una Lega di Salvini. La Lega è sempre la Lega. Quando a Carducci chiesero di scrivere un tema sulla madre, scrisse: Mia madre è mia madre, punto e basta. E così è la Lega. Il partito in cui milito da decenni: ho vissuto stagioni migliori rispetto a questo, ma pure stagioni peggiori. Quantomeno, con l’uscita di Vannacci, è finita quella degli imbarazzi e delle provocazioni».
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