Fedriga non fa sconti: «Lascia un traditore, si dimetta per rispetto a chi lo ha votato»
Il governatore del Friuli Venezia Giulia sull’uscita di Vannacci dalla Lega: «Sarà un grande alleato della sinistra»

«Un traditore», che dovrebbe dimettersi da eurodeputato e che alle prossime elezioni politiche farà un favore al centrosinistra. Dopo mesi di laconici commenti sul caso Vannacci, il presidente Massimiliano Fedriga non si risparmia nelle valutazioni politiche sull’uscita del generale dalla Lega.
«Per noi – dice il governatore – il tradimento di Vannacci non è un problema ma, visto che parla di valori e onore, dia le dimissioni da parlamentare europeo, per rispetto agli elettori italiani e al partito che l’ha fatto eleggere e che ha abbandonato. Cambiare idea è legittimo, ma bisogna trarne poi le conseguenze».
Per una volta, i toni misurati sono lasciati da parte e Vannacci è attaccato frontalmente, forse anche per non dover esprimere nel contempo giudizi sulla fallita strategia del segretario Matteo Salvini. «Un errore? Non si può incolpare chi si è fidato dell’onestà di qualcuno – dice Fedriga – ma solo chi ha tradito la fiducia. E io sto sempre dalla parte del tradito e mai con il traditore, perché parteggio per le persone leali». Difficile pensare a un’alleanza futura con il generale: «Vannacci si candiderà fuori dal centrodestra – continua il presidente – e così sarà un grande alleato della sinistra».
Ora nella Lega si apre la partita della vicesegreteria vacante e bisognerà capire quali saranno le intenzioni di Salvini. Fedriga è da tempo allineato sull’asse dei governatori del Nord ed è facile scommettere sulla sua preferenza per l’ingresso dell’ex collega veneto Luca Zaia, pur sapendo che il prescelto farebbe parte di un poker di quattro vice, assieme ad Alberto Stefani, Claudio Durigon e Silvia Sardone. Difficile dunque poter incidere, ma Fedriga approfitta del “Vannacci out” per delineare un’idea di partito e lanciare messaggi all’interno.
«Sul vicesegretario decide Salvini e non mi esprimo», commenta il governatore, sottolineando che «ora la Lega deve continuare a governare, raccontando le difficoltà e valorizzando le azioni concrete: è questa credibilità a far crescere la Lega nei territori, non la protesta. Per questo, al di là di dichiarazioni pesanti di Vannacci che non ho mai condiviso, non mi riconoscevo nel suo di affrontare i problemi: facendo propaganda e parlando di formule magiche per attirare attenzione e prendere in giro i cittadini. Anche per questo Vannacci non ha mai attecchito in Friuli Venezia Giulia: qui abbiamo dimostrato cos’è il buon governo».
I big leghisti sono tutti sollevati dalla fine del breve matrimonio col generale. Per il segretario regionale Marco Dreosto, «la Lega non è un progetto personale né un taxi elettorale, ma una comunità di militanti. Chi ha costruito la propria immagine sulla lealtà avrebbe dovuto dimostrarle nei fatti: andarsene così significa venire meno agli impegni presi».
L’eurodeputata Anna Cisint parla di «generale al contrario» e di Lega «da oggi più forte», sottolineando che «un soldato non abbandona il posto ed è leale, non scappa con il bottino. In una squadra si discute, ma non si tradisce. Ora punto e al lavoro su sicurezza, lotta all’immigrazione clandestina e alla radicalizzazione, lavoro, salute, sviluppo».
La viceministra Vannia Gava spiega di aver «visto tanta gente andare e venire in questi anni, ma il faro restano la Lega e il lavoro quotidiano per i cittadini». Poi sulla scelta di Salvini di nominare subito Vannacci vicesegretario: «Decisione condivisa perché si dava da fare e sembrava condividere in toto le nostre idee». Il deputato Massimiliano Panizzut concorda ma ci infila la critica: «Andremo avanti spiegando meglio le cose ai cittadini e recuperando il consenso perso, ma serve una bella analisi perché non possiamo fare finta di niente. Non sono l’avvocato del segretario, siamo uomini e possiamo sbagliare le valutazioni, ma la Lega è un partito che premia la militanza e certi schemi purtroppo sono un po’ saltati».
Se Antonio Calligaris, capogruppo in Consiglio regionale, parla di «rapporto con la Lega strumentale e non radicato», l’assessore Barbara Zilli evidenzia che «la Lega si serve, della Lega non ci si serve». Per l’assessore Pierpaolo Roberti, infine, «se qualcuno lascia dopo meno di un anno, non è il posto per lui: Vannacci ha avuto molto e dato poco, ma col senno di poi è facile parlare».
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