Il ministro Urso: «Ascoltiamo le imprese come nessuno ha fatto prima»

Intervista al ministro delle Imprese e del Made in Italy: «Altri 250 milioni a Transizione 5.0. FdI primo partito in Veneto»

Rocco Currado
Il ministro delle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso
Il ministro delle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, due giorni fa in Cdm è stato approvato un provvedimento per nuove risorse a Transizione 5.0. In cosa consiste?

«Abbiamo preso atto del successo della misura, con prenotazioni che hanno superato i 4 miliardi, assumendo un impegno a soddisfare tutte le imprese che hanno correttamente operato. Quindi abbiamo rifinanziato da subito il Piano Transizione 5.0 con alti 250 milioni.

E abbiamo avviato un’operazione trasparenza: chiuderemo la piattaforma il 27 novembre per avere un quadro chiaro del fabbisogno finanziario. Molte aziende hanno prenotato i crediti d’imposta sia su Transizione 4.0 che su 5.0, occorre chiarire in tempi certi per quale misura si opta per liberare le risorse che non saranno utilizzate».

Avete inoltre annunciato che lavorerete a rendere operativa dal 2026 la nuova transizione e che la renderete strutturale in futuro…

«Grazie a un emendamento alla legge di bilancio, dal 1° gennaio la Nuova Transizione 5.0 sarà pienamente operativa, senza attendere ulteriori decreti attuativi, così da garantire continuità e certezza agli investimenti. E siamo al lavoro con i ministri Giorgetti e Foti per renderla una misura pluriennale. L’emendamento, inoltre, aggiornerà l’elenco dei beni agevolabili che non è stato modificato dal 2016: le imprese devono poter contare su tecnologie fondamentali come l’AI».

Confindustria Vicenza aveva definito il 5.0 un flop.

«Ci sono stati errori di valutazione probabilmente indotti da un avvio lento delle prenotazioni. Le regole europee hanno certamente reso la misura complessa, ma il nostro obiettivo resta chiaro: sostenere le imprese nella difficile ma necessaria transizione digitale e green. I circa 4 miliardi prenotati sul 5.0 si sommano agli oltre 2,3 del Piano 4.0, numeri confortanti che avvalorano la scelta del governo di dare continuità al Piano».

Anche Confindustria Veneto Est ha criticato il governo, sottolineando il senso di solitudine delle imprese e l’impossibilità di vedere un vero punto di svolta.

«Tante altre associazioni sostengono il contrario, come dimostrano le dichiarazioni rilasciate dopo la riunione di mercoledì. In particolare, le Pmi e le imprese artigianali si sentono finalmente valorizzate. Lo confermano le recenti posizioni espresse dalle associazioni dell’artigianato sul nostro provvedimento dedicato alla tutela delle indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali approvato dal Cdm. In Veneto poi abbiamo già aperto la Casa del Made in Italy, a Mestre e a Padova, con una presenza permanente nelle manifestazioni fieristiche di Verona. In quella sede le imprese troveranno informazioni corrette e assistenza su come utilizzare al meglio gli incentivi nazionali. Per il resto, basti rilevare quanti incontri si svolgono ogni giorno al Mimit, spesso da me presieduti, con tavoli di settore, tematici, talvolta anche di crisi. Mai nessun governo ha assicurato tanto ascolto al mondo delle imprese. E il riscontro si ha con il voto: FdI ha raggiunto il 32,6% in Veneto alle Politiche e quasi il 38% alle Europee, a dimostrazione del crescente consenso del sistema produttivo veneto nei confronti del governo».

Nonostante questi sfoghi, Orsini ha accolto positivamente le rassicurazioni sul 5.0: «Vuol dire che Urso, Giorgetti e Foti tengono alle imprese italiane». Scontro rientrato o tregua armata?

«Non do mai giudizi sugli altri: lavoro sempre in positivo, per costruire e per offrire soluzioni con responsabilità».

L’ex premier Conte (M5s) due giorni fa a Mestre l’ha chiamata in causa: «Il ministro Urso è di queste parti, in Manovra cosa c’è per le pmi?»

«Nel 2026 oltre ai 4 miliardi per la nuova Transizione 5.0, vi sono i 2,3 miliardi per la Zes unica, il rifinanziamento per 200 milioni della nuova Sabatini, i 300 milioni per la Zls che riguarda proprio il Veneto, oltre a circa 500 milioni per i contratti di sviluppo che speriamo di incrementare nella fase emendativa».

Le previsioni della Commissione Ue sul Pil italiano non sono rassicuranti...

«La nostra industria è interconnessa con quella tedesca. Difficile fare di più con la Germania in recessione da tre anni. Per questo, lavoriamo insieme al nuovo governo tedesco alla revisione delle regole europee che soffocano l’industria, dall’acciaio all’auto».

Elezioni venete: FdI ha superato l’amarezza per non aver espresso il candidato?

«Prevale sempre l’interesse generale».

Che risultato si aspetta?

«La conferma di Fratelli d’Italia come partito guida».

L’anno prossimo si vota a Venezia, candidato di FdI?

«Ambizione legittima, se gli elettori ci daranno già domani un adeguato consenso». 

 

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