Piccoli Comuni, il grido d’allarme dei sindaci
A Roma gli Stati Generali organizzati dall’Anci: il problema centrale rappresentato dal personale. «I giovani assunti vanno dove trovano condizioni migliori»

Piccoli quando si tratta di fare la conta dei dipendenti e delle risorse, uguali sul fronte delle responsabilità e dei servizi da garantire. E allora ecco che oggi il sindaco di un piccolo Comune si trova costretto a vestire i panni anche dell’autista quando si guasta lo scuolabus, dell’operaio se c’è da tagliare l’erba e pure del dirigente, che quasi sempre manca, quando bisogna scrivere il progetto per partecipare a un bando.
È la fotografia scattata dai primi cittadini di Veneto e Friuli Venezia Giulia che hanno partecipato agli Stati generali dei Piccoli Comuni a Roma, organizzati dall’Anci nazionale: ieri la giornata conclusiva alla Nuvola di Fuksas, con oltre mille amministratori in rappresentanza dei piccoli centri d’Italia.
Primo cittadino e autista di scuolabus
E i sindaci questa esperienza la vivono sulla loro pelle. Damiano Fusaro, sindaco di Granze, Comune veneto che conta 1.878 residenti, racconta di avere fatto un po’ di tutto, pure l’autista dello scuolabus: «Si era ammalato e non avevo alternative, altrimenti chi portava i bambini a casa? Come sindaco comunque ho dovuto fare di tutto anche perché abbiamo cinque dipendenti…
Una soluzione può essere quella della condivisione, infatti, stiamo pensando a una unione con il comune di Sant’Elena, è l’unico modo per garantire i servizi, poi un conto è la comunità che è giustamente legata al territorio, un’altra la forma amministrativa che deve rispondere alla necessità dei cittadini».
L’architetto
E chi l’ha detto che i piccoli Comuni non vincono i bandi? Quello di Tribano, comune veneto di 4.200 abitanti, ha vinto quello dedicato ai piccoli borghi, ma ci è riuscito soltanto perché il sindaco Massimo Cavazzana, che fa l’architetto da 38 anni, ha deciso di dedicare il suo tempo libero per scrivere il progetto di un ostello che adesso sarà realizzato.
«L’ho scritto nel periodo del Covid – spiega–, non avevo alternative perché alcuni dipendenti si erano ammalati ma mi dispiaceva perdere l’opportunità. Anche il nostro segretario a scavalco era scettico sul fatto che potessimo vincere e invece è andata bene. È stata una bella soddisfazione così come quella di essere riusciti ad avere 15 milioni di investimenti negli ultimi sei anni di cui solo il 17% a carico dei cittadini, ma è sicuramente difficile competere con le realtà più grandi».
Piccoli 6 su 10
In Veneto i Comuni totali sono 560, di cui 351 con meno di 5.000 abitanti, pari al 62,7% del totale. Si tratta di una quota rilevante, seppur inferiore rispetto al Friuli Venezia Giulia, (168 piccolo su 215 Comuni, il 78%) a causa di una maggiore urbanizzazione diffusa nelle aree di pianura.
La distribuzione territoriale evidenzia forti differenze: Belluno presenta la più alta incidenza di piccoli Comuni (52 su 60), seguita da Rovigo (40 su 50). Valori elevati anche a Vicenza (70 su 113) e Verona (60 su 98), mentre Padova (63 su 101) e Treviso (48 su 94) mostrano un maggiore equilibrio tra centri piccoli e medio-grandi. La Città metropolitana di Venezia è l’area meno frammentata, con 18 comuni sotto soglia su 44.
In Fvg
A Ruda, piccolo comune del Friuli con 2.850 residenti e 12 dipendenti, il sindaco Franco Lenarduzzi che è anche coordinatore regionale della consulta Anci dei piccoli Comuni del Friuli Venezia Giulia, racconta che quando «si presenta un libro, lo spuntino viene offerto dagli amministratori che si autotassano», una sorta di volontariato obbligatorio per far quadrare i conti. «Risorse non ce ne sono – dice – e quindi dobbiamo arrangiarci. Non è un caso se nelle ultime 81 elezioni in 23 casi c’era una lista unica, ormai è sempre più difficile trovare un candidato sindaco».
Concorrenza sleale
Lenarduzzi, che ieri a Roma si è a lungo confrontato con i colleghi dei piccoli centri del resto del Paese, solleva poi un altro tema ricorrente che è quello della fuga dei dipendenti verso enti più grandi. «Nella maggior parte dei casi i giovani vengono assunti nei piccoli Comuni e dopo essere stati formati se ne vanno dove trovano condizioni migliori».
A San Floriano del Collio, il sindaco Marjan Drufovka assicura che un ruolo fondamentale lo svolgono anche le circa 50 aziende agricole di un territorio vocato alla viticoltura e dunque alla produzione vinicola. «Io come sindaco mi trovo spesso a dover scrivere delibere o a fare progetti per partecipare ai bandi perché con sei dipendenti di cui due operai non ci sono alternative». —
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