Autonomia, siglate le Intese sulle prime quattro materie

Il presidente del Veneto, Alberto Stefani, esulta: «Porteremo a casa ulteriori 300 milioni per la nostra Sanità. Le Regioni virtuose lo saranno ancora di più». Ma il Pd attacca: «Spaccano l’Italia»

Filippo Tosatto

Un passo avanti nella lunga marcia che separa il Veneto  dal traguardo dell’autonomia. Ieri mattina, 18 febbraio, il Consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni ha approvato gli schemi d’intesa preliminare sottoscritti dal governo e i partner nordisti: Veneto, Liguria, Lombardia, Piemonte.

«È il primo sigillo all’attuazione concreta della riforma, è un progresso storico», il commento del ministro Roberto Calderoli, artefice della proposta.

A rappresentare in Consiglio dei ministri l’amministrazione di Palazzo Balbi, il presidente Alberto Stefani, lesto ad rivendicare i meriti di Lega e maggioranza di centrodestra: «Abbiamo approvato una legge quadro, io ne sono stato il relatore d’aula, scontando l’ostruzionismo di quanti ci accusavano di spaccare l’Italia. In realtà vogliamo solo sostenere i territori virtuosi, riconoscendo a chi si candida all’autonomia la facoltà di assumere maggiori responsabilità e rischi a vantaggio della propria cittadinanza. Credo sia un segnale di efficienza e maturità della classe politica, perciò proseguiremo in questa direzione».

L’accordo

Ma che c’è in ballo davvero? L’accordo, faticosamente raggiunto dopo anni di discussione, investe quattro capitoli. La tutela della salute, anzitutto, con lo sblocco dei fondi integrativi (risparmi provenienti dalle economie di scala) e il loro impiego nella spesa corrente e negli investimenti sanitari.

 «L’operazione consentirà di superare le attuali rigidità - promette Stefani -, nel nostro caso ciò potrà tradursi in circa 300 milioni di euro aggiuntivi destinati ai cittadini e all’ammodernamento del patrimonio edilizio e tecnologico ospedaliero».

Quindi la Protezione civile, con la possibilità di emanare ordinanze in deroga a quelle statali; la semplificazione delle procedure finanziarie (dai rimborsi all’erogazione urgente di fondi) attraverso l’apertura di contabilità speciali; la nomina diretta del commissario nel caso di emergenze e calamità di rilievo nazionale riguardanti esclusivamente il territorio veneto; l’assunzione di nuovo personale anche in deroga e attraverso contratti innovativi.

Ancora, le professioni, ovvero l’impegno a favorire l’emergere di nuove figure professionali con l’iscrizione agli elenchi e il riconoscimento delle qualifiche garantiti in tempi brevi (30–60 giorni) a circa 20 mila operatori economici «ora inquadrati in categorie adeguate».

Infine la previdenza complementare integrativa, giudicata «una misura fondamentale nell’immediato futuro», con la Regione legittimata a diventare parte negoziale rispetto ai propri dipendenti (compresi quelli impiegati della sanità) nell’intento di premiarne l’impegno e fidelizzarli al sistema pubblico.

I prossimi passaggi

Obiettivi finalmente centrati? Non ancora, perché l’estenuante procedura richiede ulteriori passaggi: i pareri della Conferenza unificata entro 60 giorni e delle Camere entro 90, quindi il nuovo via libera in Consiglio dei ministri e Regioni.

Le reazioni

Le reazioni politiche? C’è chi irride la «finta autonomia differenziata» (Riccardo Szumski di Resistere Veneto) e chi assicura «pieno sostegno» al giovane presidente (Alessio Morosin, Liga Veneta Repubblica).

Il fuoco di fila del Pd: «Secessione dei ricchi» (Sandro Ruotolo), «Colpo durissimo al Sud» (Marina Sereni), «Raggiro istituzionale» (Francesco Boccia), «Divari territoriali in crescita» (Elly Schlein).

Ben diversi i toni dell’Udc – «Un passo avanti fondamentale», plaude Antonio De Poli, mentre la Lega suona le campane a festa: «L’obiettivo tracciato dal popolo veneto con il referendum del 2017, oggi è più vicino» (Paolo Borchia), «Oggi è un giorno più bello per essere veneti» (Riccardo Barbisan e Matteo Pressi), «Tagliare gli sprechi, aiutare i cittadini in difficoltà premiare chi amministra bene, un’altra promessa mantenuta» (Matteo Salvini).

E Luca Zaia? «Chi è contro l’Autonomia è contro la Costituzione, la firma odierna conferma, sostanzialmente, i contenuti del testo che a suo tempo avevo concordato con il ministro Calderoli. Ora si profila un abito sartoriale, tagliato su misura delle esigenze espresse dalle diverse regioni. Ciascuna deciderà la sua dose di autonomia, per noi resta fermo l’impegno di lavorare sulle 23 materie contemplate dalla legge». —

Riproduzione riservata © il Nord Est