Pontida, Salvini annuncia un congresso straordinario. Zaia: «Il Nord ha bisogno di risposte»

Sul pratone il ricordo del fondatore e il confronto sul futuro del Carroccio. Fontana rilancia il federalismo, Salvini annuncia un congresso straordinario della Lega a ottobre. Stefani: «La Lega uscirà dal congresso ancora più forte e unita»

La redazione
L'ex presidente del Veneto a Pontida 2026
L'ex presidente del Veneto a Pontida 2026

Il ricordo di Umberto Bossi, l'autonomia e il federalismo da riportare al centro dell'agenda. Ma anche le tensioni interne, con i cori per Matteo Salvini durante l'intervento di Massimiliano Romeo e la richiesta, arrivata proprio dall'ala più legata al Nord, di una Lega più collegiale e radicata nei territori.

Sul pratone di Pontida il Carroccio celebra il suo raduno annuale e mette in scena anche il confronto sul proprio futuro.

Ad aprire la giornata è stato l'omaggio a Umberto Bossi, fondatore della Lega morto lo scorso marzo. Sul maxischermo è stato proiettato un video con alcune delle sue frasi più celebri e immagini della storia del movimento, compresa quella dell'abbraccio tra il Senatur e un giovane Matteo Salvini. Alla fine i militanti hanno scandito «Bossi, Bossi», mentre sullo schermo è comparsa la scritta «Per sempre con noi capo» e sul pratone è risuonato il Va', pensiero.

Poco dopo Salvini ha svelato una targa dedicata al fondatore sotto l'albero della vita, accanto al pratone: «Colui che per primo diede voce al suo popolo e orgoglio alla sua terra», la frase incisa.

L’annuncio a sorpresa

Il ritrovo sul pratone verde di Pontida quest'anno è stato all'insegna delle contraddizioni, di simboli opposti e modi differenti di vedere il mondo. C’è stato anche l'annuncio a sorpresa del segretario Matteo Salvini: un congresso straordinario della Lega a ottobre per mettere a tacere i mal di pancia interni al partito che ormai diventati cronici.

A Pontida Salvini annuncia un congresso straordinario della Lega a ottobre

I governatori insieme sul pratone

A Pontida sono arrivati insieme i governatori leghisti Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, con l'ex presidente del Veneto e oggi presidente del Consiglio regionale Luca Zaia. Una passeggiata comune verso il pratone che ha dato l'immagine dell'ala territoriale del partito, protagonista poi anche dal palco.

Ed è proprio il rapporto tra la Lega nazionale costruita negli anni da Salvini e quella che rivendica con forza le proprie radici settentrionali ad aver attraversato buona parte degli interventi.

Il passaggio più evidente durante il discorso di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda. Mentre parlava, alcuni militanti hanno cominciato a scandire «Matteo, Matteo», un coro letto come una contestazione nei confronti di uno degli esponenti che negli ultimi mesi hanno maggiormente insistito sulla necessità di riportare al centro le istanze del Nord. Sul pratone, però, erano presenti anche striscioni a sostegno dello stesso Romeo e di Attilio Fontana.

Romeo ha evitato lo scontro diretto. «Viva la Lega, sempre», ha detto dal palco, chiedendo di far «risaltare sempre di più la squadra». Poi il messaggio politico: «Vogliamo una Lega più collegiale».

Secondo il capogruppo al Senato è possibile «conciliare la Lega nazionale con la Lega sindacato del territorio, in un'unica Lega confederata». Una linea che, ha precisato, non significa rinunciare alle battaglie su immigrazione e sicurezza, ma recuperare con forza «il messaggio federalista». «Non è un'operazione nostalgia – ha assicurato – è la volontà di portare avanti temi attuali».

Zaia: «La Lega esiste per l'autonomia»

A spingere ancora più nettamente su autonomia e Nord è stato Luca Zaia. «Noi siamo per l'autonomia, noi esistiamo per l'autonomia e il federalismo», ha detto parlando con i giornalisti. «C'è scritto nello Statuto: il movimento nasce per il federalismo».

Per Zaia il percorso deve proseguire dopo le prime materie oggetto delle intese sull'autonomia. «Io capisco che a Roma venga l'orticaria quando ne parliamo, ma l'autonomia è una vera assunzione di responsabilità». E ancora: «Se vogliamo un Paese responsabile e che abbandoni l'assistenzialismo, dobbiamo fare l'autonomia. Se non la faremo per scelta, la faremo per necessità».

L'ex governatore veneto ha ribadito anche quale debba essere, a suo giudizio, il baricentro politico della Lega. «I territori di riferimento restano quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale. Come c'è una questione meridionale, è pur vero che c'è una questione settentrionale». Il Nord, ha aggiunto, «è la locomotiva dell'Italia e ha bisogno di risposte».

Nessuna candidatura alla segreteria, almeno nelle sue parole. A chi gli chiedeva se potesse essere lui il prossimo leader del partito, Zaia ha risposto: «C'è già un segretario, mi sembra ovvio».

E sulle differenze interne ha invitato a non trasformare Pontida in una conta personale. «Questa è la festa del popolo della Lega, non è la festa personale di Zaia, Salvini, Fontana o qualcun altro». Le posizioni diverse, ha aggiunto, sono fisiologiche perché «l'estrazione politica, sociale e culturale del popolo della Lega è variegatissima ed eterogenea».

Zaia difende Romeo

Zaia ha preso posizione anche sul futuro di Massimiliano Romeo alla guida dei senatori leghisti. Alla domanda se, dopo le critiche rivolte alla leadership di Salvini, il capogruppo dovesse essere sostituito, la risposta è stata netta: «Per quel che mi riguarda, non andrebbe cambiato. Tra l'altro siamo a fine legislatura. Squadra che vince non si cambia».

A margine del raduno ha riservato anche una battuta a Roberto Vannacci, ormai fuori dalla Lega: «Gli antichi romani dicevano natura non facit saltus, la natura non fa salti. A lui piacciono i romani e il latino...».

Le dichiarazioni di Stefani

«La scelta di Salvini dimostra coraggio ma soprattutto responsabilità. Responsabilità significa rendere conto e il modo migliore per rendere conto è presentarsi di fronte ai militanti e metterci la faccia. Il congresso è la sede ideale anche per discutere di temi, proposte e obiettivi futuri. La Lega ne uscirà ancora più forte e più unita». Lo dichiara il presidente del Veneto, Alberto Stefani, in merito alla decisione annunciata dal leader della Lega Matteo Salvini di proporre un congresso straordinario a ottobre.

Fontana: «Quando sento discorsi centralisti non sto zitto»

Sulla stessa linea federalista anche il presidente lombardo Attilio Fontana. «Dove vogliamo andare? Verso il federalismo e verso un partito organizzato, con istanze che vengano dal basso. Vogliamo ridare voce ai nostri territori», ha detto dal palco, mentre dal pubblico si alternavano i cori «Matteo, Matteo» e «Attilio, Attilio».

Fontana ha rivendicato anche le sue prese di posizione critiche nei confronti di alcune scelte del governo. «Mi hanno accusato di dire cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto quello che andava detto per difendere la Lombardia. Quando sento discorsi centralisti non sto zitto: sono nato federalista e voglio il federalismo».

Più orientato a ricomporre le diverse anime del movimento l'intervento del governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. «La differenza della Lega è la capacità di dare risposte alle specificità, con l'obiettivo di camminare tutti insieme», ha spiegato. «Questa è la nostra forza. Non dobbiamo avere paura».

Dal palco di Pontida il presidente della Camera ha ricordato Umberto Bossi, definendolo «come un secondo papà», e ha lanciato un messaggio alle diverse anime del partito. «Se i nostri padri che oggi non sono qui con noi ma sono qui nello spirito potessero dirci qualcosa, ci direbbero che non hanno fatto sacrifici combattendo ogni giorno per vederci litigare. Non è per quello che è nata la Lega».

Fontana ha poi rivendicato le radici del movimento, richiamando la storia di Pontida e «un’alleanza di popolo» nata per affrontare il Barbarossa. «Noi siamo storia, voi siete storia», ha detto, invitando il partito a non «vergognarsi di essere quello che siamo».

Infine il passaggio su Matteo Salvini: «Abbiamo un segretario federale e serve rispetto per quello che sta facendo in questo periodo, come abbiamo avuto rispetto per Bossi e Maroni».

Vannacci da Orvieto: «Pontida non mi manca»

Lontano dal pratone, intanto, Roberto Vannacci ha seguito il raduno da Orvieto, dove partecipava al forum per l'Indipendenza italiana con Futuro nazionale. «Pontida non mi manca – ha detto – ma mi dispiace che abbiamo preso due strade diverse».

L'ex leghista ha assicurato di non avere rancori verso gli ex compagni di partito. «Con quelle persone ho lavorato un anno e mezzo e sono legato a loro da una comunità di intenti, molto spesso anche dagli stessi valori». Poi l'augurio di «un ottimo raduno di Pontida».

Su Salvini, Vannacci ha osservato che il leader leghista ha avuto «un decremento, almeno per quanto riguarda i sondaggi, del consenso», augurandosi però che «questa crisi possa essere presto superata».

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