L’ex premier francese Valls: «La sinistra antisionista in realtà è antisemita»
Il politico francese interviene a Pordenonelegge con la giornalista Nora Bussigny, la denuncia nella prefazione del libro-inchiesta: «Anche in Italia c’è la radicalizzazione contro gli ebrei»

«L’antisionismo è la forma elegante di antisemitismo, un fenomeno che oggi alberga nella sinistra». Ne è convinto Manuel Valls, ex primo ministro francese (ai tempi degli attentati terroristici di Charlie Hebdo e dei successivi di matrice islamica). Sua la prefazione del libro “I nuovi antisemiti” scritto da Nora Bussigny, giornalista franco marocchina, che dopo il 7 ottobre ha ricostruito, da infiltrata, il rigurgito di antisemitismo che si sta radicalizzando in Francia «ma non solo».
Giovedì 17 settembre i due autori hanno presentato il libro a Pordenonelegge, con il presidente della Fondazione Michelangelo Agrusti, che ha rimarcato: «Questo libro è magnificamente scandaloso perché porta un tema che non arriva da una destra radicale, ma da una sinistra riformista». Una sinistra, ha declinato Valls, «che non condanna Hamas, che fa fatica a condannare quanto avvenuto il 7 ottobre e ha fatto dell’antisemitismo un discorso elettorale. Questo è chiarissimo in Francia».
L’ex primo ministro si è riferito a Melenchon chiarendo: «Non è la mia sinistra». Esiste oggi «un antisemitismo che è molto più forte nella sinistra e che, proprio perché arriva dalla sinistra è più pericoloso. L’antisionismo è nato nel diciannovesimo secolo, non il 7 ottobre 2023» ha aggiunto Valls, «ma dopo il 7 ottobre si sono moltiplicati gli atti terroristici contro gli ebrei e questo significa superare il confine tra la critica politica e l’antisemitismo».
Il rischio di una radicalizzazione c’è in Francia come in Italia? Per Valls «ci sono due forze politiche che oggi incarnano tutte le radicalizzazioni. In Francia c’è l’estrema destra, qui in Italia è un po’ diverso, comunque mi riferisco a una estrema destra nazionale populista, pro Russia. Poi c’è l’estrema sinistra che in Francia con Melenchon radicalizza il palestinismo dei giovani e insegue il voto dei musulmani. In Italia non c’è una corrispondenza, ma dentro la socialdemocrazia, in Italia come in Spagna, ci sono queste correnti».
La giornalista investigativa ha deciso di concentrare le sue indagini sull’ultrasinistra e i Fratelli musulmani. «Il 7 ottobre ho riattivato un falso account militante per vedere come le femministe reagissero alle torture nei confronti delle donne israeliane. Sono rimasta sconcertata, per non dire sconvolta, dal rumorosissimo silenzio delle femministe nei confronti delle donne torturate e costernata dalla reazione di gioia di quante dicevano che finalmente gli oppressi si ribellavano». Questa inchiesta è costata minacce Nora Bussigny, tacciata di tradimento.
La giornalista combatte l’islamismo «perché le prime vittime sono i musulmani. Oggi sono inquieta rispetto agli attacchi dei militanti antimperialisti che vogliono destabilizzare le nostre istituzioni. E questa è la definizione dell’ultrasinistra, perché in seno all’ultrasinistra possiamo trovare ecologisti radicali, movimenti contrari alla polizia, black bloc, comunisti libertari, femministe, ma tutti hanno in comune il rigetto delle istituzioni democratiche e una volontà chiara di destabilizzarle. Ed è quello che hanno in comune con il progetto dei Fratelli musulmani. Per questo nel capitolo italiano ho voluto mostrare queste connessioni. Come spiega Orwell in 1984, un nemico comune riesce a federare forze diverse. Da infiltrata ho visto come militanti Lgbt e predicatori islamisti riuscissero a federarsi, a riunirsi attorno all’odio per l’ebreo» ha declinato l’autrice. Una radicalizzazione «che si sta facendo largo nella generazione Z, quella che andrà a votare» ha messo in guardia Bussigny.
La giornalista, attaccata dai militanti di «negazionismo», ha chiarito anche il valore del linguaggio: «Io non uso il termine genocidio perché mi riferisco alla Corte penale di giustizia internazionale. Un altro esempio che mostra antisemitismo è dire che i sionisti hanno vissuto un genocidio e ora commettono un genocidio. Quindi non si parla di sionisti, ma di ebrei. Ed è soprattutto il termine olocausto per parlare dell’abominevole situazione di Gaza, che mi ha scioccato maggiormente».
Secondo Valls: «È come se Israele incarnasse tutti i mali dell’Occidente». Il «palestinismo ideologico» per l’ex primo ministro francese fa sì che «tutte le minoranze politiche possano ritrovarsi nella bandiera di Palestina. Non ci sono più Nelson Mandela o il Che. C’è la bandiera palestinese che unifica tutte le lotte. Ricordiamoci che Charlie Hebdo era un giornale di sinistra».
Se questo è il contesto, se l’Europa non è riuscita ad avere una posizione unitaria su Israele, come ha rimarcato anche la presidente Von der Layen, potrà avere una posizione matura sul conflitto israelo-palestinese? «Io credo che potrà avere una posizione matura sul Medioriente, sulla guerra in Ucraina e anche sull’immigrazione, ma deve avere una posizione più forte. L’Europa deve avere per esempio un ruolo negli accordi di Abramo (Intesa raggiunta nel 2020 tra tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti). Non spetta all’Europa trovare la soluzione tra israeliani e palestinesi, ma la Ue deve mantenere una relazione autorevole e di confidenza».
Se Valls fosse ancora primo ministro, da dove partirebbe? «Va cambiata la visione. Si deve abbandonare il linguaggio diplomatico comune che è sempre lo stesso, ma che non è efficacie. Due stati e una capitale non funziona, non ha funzionato sinora. Serve più immaginazione».
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