Ciriani non sente l’allarme: «Nessuna crisi se vincono i “no” al referendum»
Il ministro dei Rapporti con il Parlamento: «La riforma non è contro la magistratura.
I cittadini votino senza seguire logiche di partito, non è in ballo il destino del governo»

«Quella della giustizia è una riforma non contro la magistratura ma per un sistema più moderno ed europeo e il giochino di trasformare il voto in un referendum sul governo non va fatto. Gli italiani devono decidere con la loro testa non in base alle appartenenze politiche».
Per Luca Ciriani, ministro dei rapporti con il Parlamento di Fdi, la maggioranza non ha timore dei sondaggi che stanno cambiando, perché il clima per il fronte del Sì è buono, «l’altra sera a Udine con il ministro Nordio c’erano cento persone fuori dalla sala strapiena e molti a sinistra sono a favore. Quello che non è buono è il clima che si sta provando a diffondere nel paese dovuto alle polemiche delle toghe contro il governo».
Ma come convincere i cittadini che la separazione delle carriere e il doppio Csm serva al bisogno di una giustizia più celere?
«Gli italiani sono molti interessati al tema, sono troppi i casi di malagiustizia e la gente ha interesse ad un sistema più equilibrato. Molti hanno subito processi, poi sono stati assolti ma hanno avuto la vita distrutta. La riforma incide perché separando i loro destini, giudici e pm avranno sensibilità diverse, del resto il tema di una parità di partenza tra accusa e difesa è un completamento della riforma atteso da trent’anni».
Se vincessero i no, nessuna conseguenza per il governo, neanche per il ministro Nordio?
«Il destino del governo è separato da questo referendum, che va valutato nel merito di ciò che propone. Questa non è la riforma di Meloni contro i giudici e lo dimostrano i tanti giuristi favorevoli, da Cassese a Barbera, fino a Di Pietro».
Lo scontro tra toghe e ministro fa bene alla causa?
«Non fa bene a nessuno, ma la politica deve fare il suo mestiere, se ha una riforma nel programma ha il diritto di approvarla. I magistrati non vanno affatto considerati un nemico, questo clima non mi piace, ma non lo abbiamo certo innescato noi».
Anche Nordio ha usato toni forti però, o no?
«Sì, ma in risposta all’accusa che questo sia un attentato alla Costituzione, perché c’è scritto nel testo che l’autonomia e l’indipendenza verranno salvaguardate, il problema è che loro hanno argomentazioni deboli e ricorrono a falsificazione per contrastare la linea del sì. La sparano grossa, come Saviano secondo cui questa riforma può aiutare la mafia. Queste barricate non ci piacciono, vorrei discutere nel merito, senza sentirmi dire che sono complice dei mafiosi o che vogliamo rendere i giudici servi della politica».
Dopo il referendum, arriverà la nuova legge elettorale. Perché cambiarla se quella in vigore ha garantito stabilità?
«Il successo internazionale di Meloni, i giudizi positivi delle agenzie di rating sono frutto della stabilità politica, un fatto del tutto nuovo: perché il voto del 2022 è un’eccezione che conferma la regola. Con coalizioni omogenee si profila il pareggio e l’impossibilità di governare il paese».
Confidate in un’intesa con il Pd?
«Dipende da loro: se Schlein è convinta di vincere le elezioni, perché dovrebbe puntare a pareggiare invece di governare per cinque anni ed avere una stabilità che consente di realizzare il programma? La stabilità dei governi è un vantaggio per tutto il Paese. In assenza di una riforma, il Senato rischia di essere ingovernabile. Anche Schlein credo abbia interesse ad un sistema bipolare, poiché se nasce un governicchio post-voto non credo che lei diventerebbe mai premier».
Caso Vannacci: il centrodestra rischia di perdere le elezioni se nascesse un suo soggetto fuori dalla coalizione che attiri elettori di estrema destra? È un pericolo che temete?
«Non commento mai Vannacci. Non è un problema di Fdi o del governo, lui è della Lega, decideranno cosa fare. Tenderei a non sopravvalutare il suo peso. Ma credo che Salvini e Vannacci si parleranno e troveranno una soluzione. Comunque vada, il governo ha le spalle larghe».
Il caos alla Camera di venerdì è frutto di una provocazione di chi ha invitato Casapound con sigle di naziskin o della sinistra che ha occupato la sala stampa?
«Una volta che la conferenza stampa era autorizzata, nessuno, Avs o M5s aveva diritto a impedirla, specie se questi colleghi hanno sfilato con simpatizzanti di Hamas e con i violenti di Askatasuna a Torino. Gli estremismi vanno evitati ma non si può impedire a qualcuno di parlare in nome della democrazia. Poi, Casapound è un movimento che ha partecipato alle politiche nel 2018 indette dal governo Gentiloni, come si fa a dire che oggi non possono entrare alla Camera con una conferenza stampa?».
Come vede i governatori Zaia e Fedriga in un prossimo governo se vincerete?
«Dipende dalla Lega candidarli, certo, Fedriga dovrebbe dimettersi dalla regione Fvg per andare in Parlamento e decidere di sciogliere il consiglio regionale un anno prima è cosa che andrebbe discussa tutti insieme».
A proposito, in Fvg c’è grande tensione sulla sanità: la Lega contesta il piano oncologico con una visione Udine-centrica, lancia l’allarme sulla chiusura dei pronto soccorso periferici, lamenta liste di attesa e disagi molto sentiti dai cittadini. Il governo si sta muovendo?
«I sistemi sanitari hanno bisogno di essere adattati continuamente. Giusto riformare, ma in Fvg va cercato un equilibrio tra le tre diverse aree: quella udinese, quella Gorizia-Trieste, quella pordenonese. Le riforme devono stare in equilibrio sul piano socio-sanitario. E vanno fatte ascoltando prima i territori, senza fare figli e figliastri, con popolazioni costrette a fare sacrifici e altre no. A maggio lo dissi già e fui accusato dai leghisti in maniera pesante, al punto da minacciare la giunta, prendo atto che hanno cambiato idea. Il problema ora mi pare tutto interno alla Lega. Noi siamo pronti a discutere, le riforme vanno fatte insieme».
Lei ha promosso la norma nel decreto milleproroghe per consentire ai medici di lavorare fino a 72 anni su base volontaria: è in linea con la legge in arrivo nel Fvg, giusto?
«Sì, cerco di collaborare in modo positivo con la mia e le altre regioni, che sentivano la necessità di consentire ai medici di essere richiamati anche oltre la pensione o di vedersi prorogati gli incarichi, per dare risposte concrete. Abbiamo lavorato in tal senso insieme alle regioni e a tutto il governo».
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