Guerini, altolà a Conte: «La premiership spetterà al Pd»

Il presidente del Copasir al M5s: «Niente dilazioni, subito il programma. E il pilastro non può non essere il sostegno all’Ucraina con tutti i mezzi»

Carlo BertiniCarlo Bertini
Lorenzo Guerini, dirigente del Pd, presiede il Copasir
Lorenzo Guerini, dirigente del Pd, presiede il Copasir

«Non si può aspettare settembre, come chiede Giuseppe Conte, per dare un’anima all’alleanza, bisogna affrontare subito il confronto sul programma per l’Italia, mediando tra diverse posizioni, ma con delle linee rosse che non si possono varcare: e la prima è il sostegno all’Ucraina, con tutti i mezzi necessari per raggiungere una pace giusta». Lorenzo Guerini è presidente del Copasir, ma è anche stato ministro della Difesa del secondo governo Conte che aumentò la spesa in armamenti come mai era avvenuto prima. E oltre a piantare un paletto tre metri sotto il terreno, ne pianta un altro sulla leadership del centrosinistra: «Il Pd è il partito più votato dell’opposizione. E un’alleanza non può essere ostaggio delle aspirazioni personali».

Un vero moto di indignazione il presidente Copasir lo riserva a Trump per le offese alle truppe alleate in Afghanistan, che sarebbero rimaste solo nelle retrovie: «Bisogna avere rispetto per i 53 morti e i 600 feriti italiani, quelle parole sono inaccettabili».

Guerini, per dare un messaggio chiaro agli elettori a un anno dalle politiche, è o no un passaggio non più rinviabile la scelta di chi guiderà l’alleanza contro la destra?

«Che a destra diano un messaggio chiaro è da discutere, lo dimostrano le divisioni che vanno in scena ogni giorno. Ma noi dobbiamo fare un passo avanti: abbiamo unito le opposizioni, ma non basta per vincere le elezioni. E siccome la politica estera, diversamente da qualche anno fa, è oggi il primo punto in agenda, è necessario darsi una linea comune. Quindi si inizi a costruire l’alleanza su un programma comune e poi si individuerà chi si farà carico della premiership. Tramite le primarie o con un’intesa tra le forze politiche. Prima il programma e poi la leadership».

Trump rispetti i 53 morti e i 600 feriti italiani, le sue parole sull’Afghanistan sono inaccettabili

Che durata può avere un governo di centrosinistra che ha cinque linee diverse sull’Ucraina? Che mediazione ci può essere?

«Dall’opposizione la tentazione di diversificarsi e parlare solo al proprio elettorato esiste, ma quando si governa la storia è molto diversa. Abbiamo già governato con i 5stelle e se si affrontano le questioni con responsabilità, si può continuare a farlo in futuro. Ci vuole serietà, chiarezza, responsabilità. E senza ambiguità sulle questioni internazionali. E questa volontà si deve manifestare fin da ora con una discussione seria sul programma per l’Italia che vogliamo».

E quando? Conte vuole parlarne a settembre...

«Prima si fa questo tavolo, meglio è. Perché già oggi è il momento. Accantonare ora i temi più complicati pensando di affrontarli a ridosso delle elezioni non penso sia fruttuoso. Ci vuole un confronto, anche serrato, per dare una forte credibilità e un’anima condivisa all’alleanza che si batterà con la destra. La politica non è solo aritmetica, non è sommare i voti di cinque partiti, ma la costruzione dell’alleanza è qualcosa di più: la capacità, pur tra forze politiche diverse, di condividere un progetto politico per il Paese. Aspettare il prossimo autunno, rischia solo di esasperare le differenze e non di costruire un terreno comune. Dare l’idea di una varietà di posizioni che non trova sintesi rischia di compromettere la fiducia degli elettori».

Passando alla premier Meloni, come si sta rapportando a Trump?

«L’impronta impressa da Trump in questo primo anno è molto problematica, ha assunto atteggiamenti e posizioni che hanno arrecato elementi di forti criticità nelle relazioni tra Usa ed Europa, a partire dalle posizioni sull’Ucraina. L’interesse del nostro Paese risiede in un’Europa più forte e Meloni, come altri leader della destra sovranista, dovrà sempre più scegliere tra il suo filo-trumpismo e gli interessi europei. Prima o poi dovrà sciogliere questa ambiguità».

Meloni dovrà sempre più scegliere tra il suo filo-trumpismo e gli interessi europei»

Il vento in Europa tira dalla parte dei partiti sovranisti, ma serve una forte cessione di sovranità per costruire un’Unione forte. Come fare?

«Questo è il vero cortocircuito e le forze progressiste dovrebbero intestarsi con più coraggio la battaglia per rilanciare una forte soggettività politica dell’Europa, perché solo un’Europa forte può ridefinire e riaggiustare le relazioni con gli Usa. Dove c’è debolezza, Trump affonda i propri colpi, dove c’è determinazione, si siede al tavolo e discute».

L’Europa si è rafforzata in questi ultimi mesi o ha dato prova di una debolezza ormai strutturale?

«Su alcuni punti, come il confronto sui dazi o la reazione alle pretese sulla Groenlandia, l’Europa è riuscita a reagire come era necessario fare. Ma gli elementi di debolezza non possono essere negati. E derivano da vari fattori: non avere rafforzato i processi decisionali mantenendo l’obbligo di unanimità, non essere stati capaci di darci ancora un politica estera comune e, soprattutto non aver ancora sufficientemente implementato la difesa comune europea».

Guardo con angoscia alla crisi delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico

Se non ora quando potrà decollare la difesa comune?

«Certo questo è un momento drammaticamente decisivo per costringerci a confrontarci con questa necessità e lo dobbiamo fare con coraggio e concretezza: prevedendo strumenti finanziari per consentire agli stati di rafforzare le proprie capacità militari, creando politiche industriali e tecnologiche comuni, e facendo un salto di qualità dal punto di vista del comando e della pianificazione realizzata in sede Ue, guardando al modello Nato».

Ormai lo scudo Nato non ci garantisce più?

«E’ l’alleanza militare più importante della storia, è l’infrastruttura portante della nostra sicurezza comune, anche se oggi sta vivendo una situazione di difficoltà politica, non militare, dovuta essenzialmente all’atteggiamento di Trump. Guardo con angoscia al deterioramento delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico e mi auguro che la si possa superare nonostante il momento non incoraggi ottimismo. Ma non possiamo limitarci a lamentarci della situazione, bisogna che l’Europa risponda con le scelte necessarie che il momento impone».

Il decreto aiuti all’Ucraina prevede l’invio di armi malgrado la maggioranza abbia tolto la parola militari dal titolo?

«L’operazione lessicale della maggioranza, a causa delle divisioni con la Lega, è imbarazzante. Quel decreto viene fatto per consentire l’invio di aiuti militari. Se non ci fossero equipaggiamenti militari non ci sarebbe la necessità di fare ogni anno un decreto ad hoc. Quindi nonostante le correzioni lessicali, l’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina con ogni mezzo. E il Pd in questi anni ha sempre sostenuto questo impegno sia dalla maggioranza che dall’opposizione. E continuerà a farlo». 

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