Conte: «Pensavano di vincere facile, Meloni alla fine pagherà il referendum»
Il leader del M5s: «Se perde non potrà ignorare il segnale che le arriva dal Paese. Vuole i politici immuni dai processi. Eccessi dal fronte del no? Facciamo campagna sul merito»

«Nordio non può pensare di scatenare i suoi capi di gabinetto per cercare di buttare fango sull'Anm o su tutti coloro che sostengono il no», sbotta l'ex premier e leader dei 5stelle Giuseppe Conte, che considera «inaccettabile» la richiesta del ministero della Giustizia sui fondi al comitato per il No, che potrebbe configurare una forma di finanziamento indiretto all'Associazione dei magistrati. Ma è solo l'ultima polemica in ordine di arrivo: e non sarà l'ultima, poiché il Guardasigilli ha annunciato che ne dirà “una al giorno”.
La polemica per le frasi di Nicola Gratteri e del ministro Carlo Nordio lascia però sul terreno l'idea che entrambi potevano usare argomenti meno dirompenti. Che ne pensi?
«Che non si possono accostare le due dichiarazioni. Le parole di Gratteri sono state distorte per creare un polverone e gettare fango su un magistrato che ha rischiato la vita per la lotta contro le mafie. Le sue parole erano chiarissime: c'è un mondo che si muove nell'illegalità, che ha capito bene che se passasse questa riforma la giustizia sarebbe più debole e condizionabile dalla politica e dai grandi centri di potere. Ovviamente ci sono tanti cittadini per bene orientati a votare sì, a cui noi con rispetto raccontiamo perché questa riforma è dannosa e pericolosa. Il ministro Nordio invece ha mostrato ancora una volta la sua totale inadeguatezza e ormai fa fatica a nascondere il suo nervosismo per un referendum che pensavano di vincere a mani basse e che ora invece è assolutamente aperto».
I sostenitori del No equiparati ai violenti di Torino e quelli del Sì a Casapound: una campagna avvelenata la definisce Augusto Barbera. Ci sono eccessi anche dalla tua parte?
«Rivolgiamo un appello a tutti: restiamo lucidi. Come M5s facendo una campagna centrata sulla verità: spieghiamo ai cittadini cosa c'è tra le righe apparentemente tecniche della riforma e sveliamo il progetto veramente complessivo del governo Meloni, che emergono chiaro dalle loro stesse dichiarazioni: è una riforma che punta a rendere i politici immuni dai processi, abbandonando le esigenze e le richieste dei cittadini comuni su una riforma davvero efficiente e funzionante stiamo. Aspetti che con questa riforma non miglioreranno».
Il vostro obiettivo è trasformare questo voto in un voto sul governo?
«Noi siamo molto attenti al merito, ai danni contenuti nel disegno di legge che cambia ben sette articoli della Costituzione. Non è un voto sul governo, ma è sicuramente un voto sull'unica riforma che sono riusciti a portare fino in fondo dopo aver ignorato il devastante calore della produzione industriale, l'emergenza del caro energia e l'aumento delle persone in condizioni di povertà assoluta. Al referendum va la riforma Meloni-Nordio, chi deve rispondere se non loro?».
Anche se vincesse il No, Meloni dice che non si dimetterà. Lei dal premier avrebbe detto lo stesso?
«Io mi sono sempre assunto al 100% le mie responsabilità, a partire dalla crisi senza precedenti dovuti alla pandemia. Se vincesse il no Meloni dovrebbe spiegare quale riforma ha portato a casa per i cittadini. Il quadro economico, sociale e produttivo è disastroso a causa delle sue politiche, l'Autonomia Differenziata è stata demolita dalla Corte Costituzionale. Se non passa questa legge, cosa può rivendicare Giorgia Meloni? Di certo la vittoria del NO sarebbe un segnale da parte del Paese che la premier non potrebbe ignorare».
Tutti i sondaggi – Youtrend, Ipsos – dicono che il No può vincere se la partecipazione restasse sotto il 50 per cento, perché vi affannate per mobilitare gli elettori?
«I calcoli di convenienza non ci appartengono. Al referendum manca ancora un po'e siamo convinti che tantissimi altri cittadini possono prendere coscienza della necessità di andare a votare No per salvare un pezzo importante della nostra democrazia e un principio sacro: la legge è uguale per tutti».
Non crede che la drammatizzazione spinga alle urne soprattutto i sostenitori di Meloni?
«Ma qui davvero le conseguenze che si dispiegherebbero, se fosse approvata la riforma, sarebbero drammatiche. Pezzo dopo pezzo la nostra giustizia farebbe passi indietro disastrosi, somigliando sempre di più a sistemi come quello americano dove, come per la sanità, a decidere le sorti delle persone sono il portafogli e lo status sociale. Con questa riforma avremmo una giustizia a due velocità: indulgente con i potenti, perché la politica conterà di più negli organi di autogoverno della magistratura e inevitabilmente i pubblici ministri finirebbero sotto il condizionamento del potere politico, che punterebbe a salvare se stesso e gli amici che contano; spietata con i comuni cittadini, che potrebbero trovarsi di più di fronte a pubblici ministri fossilizzati sulle posizioni dell'accusa».
Il procuratore Sabelli dice che se passasse la riforma, per evitare uno strapotere dei pm sarebbe il primo a chiedere che arrivino posti sotto il controllo del potere politico. Concorda?
«Forse la sua è una provocazione che fotografa il quadro che si creerebbe con la vittoria del sì. Non esprimerò mai il mio sostegno all’intenzione di collocare i Pm sotto il controllo del potere politico, sono sicuro però che è quello che accadrebbe. Il governo sta creando le condizioni per poter poi dire che un corpo di pubblici ministeri del tutto autoreferenziale è pericoloso e che serve urgentemente porre loro un freno. Ed ecco che si completerebbe il quadro, portandoli sotto le direttive del ministro della Giustizia, come accade già nei paesi in cui c’è la separazione delle carriere».
Ultima domanda: una vittoria del No darebbe ossigeno alla coalizione progressista, accelerando la tempistica su programma da concordare e leadership da definire?
«Sarebbe la vittoria di chi vuole difendere la democrazia e l’autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, che deve esercitare il controllo di legalità su tutti noi. Certamente le forze progressiste sono schierate su questo fronte e questo è un bene. Per ciò che riguarda il programma, il M5s costruirà il suo con un percorso aperto e partecipato che non ha eguali, come abbiamo già sperimentato con successo per Nova, quando abbiamo definito con chiarezza la nostra identità politica».
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