Sindaco a Venezia, la condizione di Zaia

La trattativa nel centrodestra: veti delle correnti e colonnelli locali potrebbero indurre il presidente del consiglio regionale a desistere

Filippo Tosatto
Luca Zaia
Luca Zaia

Dossier tematici, rapporti di due diligence, colloqui riservati, sondaggi d’opinione. Il proconsole della premier, Giovanni Donzelli, gli ha proposto formalmente di rappresentare il centrodestra nella corsa a sindaco di Venezia e lui, Luca Zaia, sta valutando seriamente l’offerta.

A quanti, nelle istituzioni e nelle imprese, lo sollecitano a sciogliere le riserve, il presidente veneto ribatte che l’incarico in ballo va ben oltre l’immersione nella mondanità del Lido e del Carnevale.

L’unicità di una città d’acqua e di terra include potenzialità straordinarie e criticità altrove sconosciute, il suo refrain.

Che allude alle molteplici priorità in agenda – salvaguardia dell’ecosistema e overtourism, economia portuale e industriale, casa e diritto allo studio, sicurezza urbana – per evocare, quale condizione irrinunciabile alla discesa in campo, la garanzia di un rapido e sostanzioso rifinanziamento della Legge Speciale da parte del governo.

Perché, nell’anno alle spalle, il consiglio comunale ha richiesto a Roma un’erogazione di 170 milioni (in gran parte destinati al risanamento igienico-sanitario e al contrasto dell’esodo dal centro storico) ricevendone 28 appena, a conferma delle difficoltà nel reperimento di fondi stabili e adeguati.

Al riguardo, il senatore Raffaele Speranzon, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, accreditato di un filo diretto con Giorgia Meloni, avrebbe assicurato l’impegno a strappare stanziamenti all’altezza degli obiettivi, incoraggiando il leghista a raccogliere la sfida.

Ancor più esplicito l’invito di Matteo Salvini («Luca sarebbe un sindaco straordinario»), platealmente ansioso di distrarre il rivale dalla scalata ai palazzi romani.

Neanche il “carissimo nemico” Flavio Tosi, pur dubbioso sull’epilogo dell’operazione, lesina il sostegno: «Se accettasse di competere, Luca sarebbe un candidato fortissimo, l’ha già dimostrato alle Regionali raccogliendo un consenso determinante. Forza Italia lo appoggerebbe senza esitazioni, ma forse coltiva altre prospettive».

Nella maggioranza, tuttavia, l’atteggiamento favorevole è tutt’altro che unanime: «Non è che siamo in attesa di Nostro Signore Luca Zaia», sbotta sul nostro giornale Fabio Raschillà, il commissario della destra tricolore veneziana «qualora dovesse sciogliere le riserve valuteremo con gli alleati se è il candidato migliore» .

Toni sarcastici, che tradiscono l’irritazione del ceto politico locale, recalcitrante all’idea di accantonare la faticosa ipotesi di accordo su Simone Venturini (pur bocciato dai sondaggisti nel confronto con il dem Andrea Martella) in favore di un uomo solo al comando, “foresto” e allergico alle mediazioni estenuanti.

Ecco, la resistenza e i veti di partiti, cespugli e caporioni che sorreggono la coalizione potrebbero rivelarsi decisivi nell’indurre Zaia a desistere.

Né manuale Cencelli né mercato delle poltrone, servono trasparenza e discontinuità, ripete ai collaboratori più fidati, in evidente allusione alla miccia innescata dall’inchiesta su Luigi Brugnaro.

E rimarca come i suoi exploit elettorali siano stati scanditi da campagne all’insegna dell’autonomia programmatica e del dialogo diretto con gli elettori.

Morale provvisoria? In attesa dell’ultima parola, le ragioni del sì sembrano vacillare a fronte delle trappole disseminate. Un passo avanti e due indietro, chioserebbe quel diavolaccio di Lenin.

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