Nordio sul referendum giustizia: «Il sorteggio eliminerà l’attuale sistema para-mafioso»
Parla il ministro della Giustizia: «Gratteri ha superato i limiti della decenza, ma è un aiuto alle tesi del Sì. Le correnti della magistratura una consorteria autoreferenziale»

Carlo Nordio è a casa, nel suo Veneto. Tira il fiato tra amici, lontano dai veleni romani; presenta il suo libro “Una nuova giustizia”, firma dediche, accetta i selfie sotto lo sguardo vigile della scorta. È più rilassato del solito, nonostante le polemiche sulla sua riforma della magistratura: ma le parole del procuratore capo di Napoli, Gratteri («Voteranno per il sì gli indagati, gli imputati e la massoneria deviata») lo hanno ferito. E non lo nasconde.
Ministro, è stato sorpreso da quella frase?
«Mi ha sorpreso perché per quanto la persona sia abbastanza determinata e per certi aspetti imprevedibile, non avrei mai pensato che avrebbe superato tutti i limiti della decenza».
Poi però ha precisato...
«Peggio el tacon del sbrego. “Sono stato travisato”: no, ha detto esattamente questo. Un’uscita di senno. Ripeto che è necessario l’esame psico attitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura, ma anche per chi sta per uscirne. Ma ancora più grave è che si sia giustificato come se non fosse in grado di interpretare le sue stesse idee».
Si aspettava che intervenissero il Csm o l’Anm?
«Per molto meno hanno aperto pratiche a tutela. In questo caso il Csm è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto. Ma tutto sommato è una buona propaganda per il Sì...».
Secondo lei, Gratteri è un buon magistrato?
«Dipende che cosa si intende per bravura. La tecnica di un magistrato non può che essere eccellente: si entra in magistratura attraverso un concorso molto, molto difficile e non ci sono trucchi né raccomandazioni, sarebbe impossibile. Ma quando uno è investito di questo enorme potere di rovinare la vita alle persone, deve avere doti di equilibrio, umiltà e buon senso che non si studiano a scuola, casomai sono frutto di cultura generale. Si impara più da una tragedia di Shakespeare che da un tomo di diritto. Gratteri ha letto molti libri di diritto, ma mai il “Mercante di Venezia”...».
Che cosa cambierà per i magistrati dopo la riforma?
«Tutto, ma cambierà soprattutto per i cittadini. Oggi una persona chiamata in causa alla mattina non sa che quello stesso pomeriggio il suo accusatore va in Consiglio giudiziario e dà i voti al giudice, quando questo deve essere promosso o trasferito. Il giudice riceve le pagelle dall’accusa. E quando si va al Csm sucede la stessa cosa. I giudici “terzi e imparziali” vengono giudicati dagli accusatori. Vi sembra normale?».
A molti magistrati evidentemente sì.
«Forse a quei giudici e a quei Pm che appartengono alle correnti, partitini che si formano dentro l’Anm. Perché si votano tra di loro. Il giudice “terzo e imparziale” quando ci sono le scelte di carriera chiama il vostro accusatore e gli dice: “Caro amico, ti ricordi di me? Mi dai il tuo voto?” E il Pm fa la stessa cosa: “Dai il voto al mio amico?” E voi vi affidereste serenamente a una giustizia così? È una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare».
Ma se le correnti politiche continueranno a esistere, con il sorteggio non c’è forse la stessa probabilità statistica che si riproduca l’identico equilibrio all’interno dei due Csm?
«Il problema va invertito. I magistrati nella loro maggioranza non sono ideologizzati: sono le correnti ad essere strumenti di potere e carriera. In qualsiasi settore gli iscritti a un sindacato sono meno del 40%. I magistrati iscritti all’Anm sono il 97%: una percentuale bulgara. Perché? Perché se non ti iscrivi, non fai carriera. Se vuoi avanzare, devi aderire. E quando si elegge il Csm iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto, o viceversa. Se non ha un “padrino” è finito, morto».
E basta il sorteggio?
«Il sorteggio rompe questo meccanismo “para-mafioso”, questo verminaio correntizio come l’ha definito l’ex procuratore antimafia Benedetto Roberti, poi eletto con il Pd al Parlamento europeo. Un mercato delle vacche. Lo scandalo Palamara ha mostrato tutto questo: ma hanno messo il coperchio su questo scandalo, 4 o 5 disgraziati costretti alle dimissioni e poi nulla è cambiato.
Perché allora alcuni magistrati, magari loro stessi “vittime” di questo sistema, sono contrari alla riforma?
«Perché sanno che non ci sono argomenti contro questa riforma civile, liberale, voluta daglii italiani. E quindi cercano di portarla sul piano politico: governo sì, governo no».
Vi preoccupa la politicizzazione del referendum?
«No, ci delude. I sondaggi dicono chiaramente che la maggioranza degli italiani è favorevole alla riforma. Ben 2 su 3 sono favorevoli alla separazione delle carriere. Ma alcuni di loro voteranno “no” sperando di far cadere il governo».
Speranza vana?
«Noi non abbiamo mai dato un connotato politico. Non faremo l’errore di Renzi. Se vincesse il no, non cadrebbe in nessun caso il governo. Mai, se lo tolgano dalla testa: in parlamento abbiamo una maggioranza schiacciante. Non hanno altri argomenti e non si rendono conto che non sarebbe una vittoria del “campo largo” ma di quei pochi magistrati politicizzati, gli stessi che hanno fatto cadere anche governi di sinistra per un avviso di garanzia, e mi riferisco all’allora ministro Mastella. L’unico risultato sarebbe quello di fermare la riforma. E sarebbe una vittoria di quei pochi magistrati che sguazzano nel verminaio ai danni dei cittadini, di destra e di sinistra».
Accetterebbe ancora di fare il ministro?
«Della Giustizia? Se proprio fosse necessario, eventualmente accetterei il ministero della Cultura». —
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