Salvini: «Altri candidati alla guida della Lega? È quello che mi aspetto»

Il segretario riceve la fiducia all’unanimità dei presenti in consiglio federale Assenti Zaia e Fedriga. Confermato il congresso straordinario, sarà elettivo La frecciata ai nordisti: «Modello Cdu? Di questi tempi non mi pare il caso»

Filippo Tosatto

È tarda sera quando il consiglio federale della Lega “avvia la procedura” del congresso straordinario sollecitato da Matteo Salvini dal palco di Pontida. Quattro ore di discussione, a tratti accesa, insufficienti però a concordare il calendario dell’evento: il Capitano insiste per ottobre; la fronda nordista, colta di sorpresa, chiede tempo per cementare le alleanze e individuare un candidato competitivo. Riforma federalista del partito, linea collegiale, svolta identitaria. «Discuteremo di tutto, sarà un congresso vero, elettivo, e spero proprio che emergano nuovi candidati alla segreteria», replica il Capitano, lesto a rivendicare l’ampio consenso al vertice: «I consiglieri votanti mi hanno confermato la fiducia all’unanimità, ho un mandato triennale, potrei restare al mio posto ma sono stanco delle polemiche, è tempo di guardarci in faccia per ripartire nel segno dell’unità».
Data e luogo incerti, si diceva: «Da milanese, vorrei celebrarlo a Milano, entro un mese al massimo, ma abbiamo delle regole e non cerco forzature. Il modello Cdu? Di questi tempi non mi pare proprio il caso».
Lo sguardo a ritroso su Pontida («Grande giornata di popolo”») e il mantra governativo: «A me importano esclusivamente i problemi degli italiani. Sicurezza, chiediamo 10 mila militari armati e addestrati nelle città. Scuola, basta classi ghetto, divieto di burqa e velo integrale. Pensioni, via la legge Fornero, uscita volontaria a 64 anni con il contributo delle banche».
Imprevisti
Una lunga giornata, sì, a dir poco anomala sul versante nordestino. Diretti in via Bellerio, il governatore Alberto Stefani e la senatrice Mara Bizzotto (sottosegretario alle Imprese e al made in Italy) sono stati coinvolti in un incidente d’auto, riportando lievi lesioni. Assente anche Luca Zaia, in missione istituzionale in Armenia: il viaggio era in agenda da tempo e l’inattesa piega degli avvenimenti ha precluso la partecipazione al federale.

Out anche Massimiliano Fedriga: trattenuto a Trieste da una serie di impegni avrebbe voluto interloquire da remoto ma ieri la seduta richiedeva la presenza. Il compito di fronteggiare Salvini, così, è ricaduto su Massimiliano Romeo, il capogruppo dei senatori, a più riprese in disaccordo con Salvini. Si profila così una stagione congressuale breve e frenetica, ma quale sarà il profilo degli elettori?

L’elenco include i delegati eletti dall’ultima tornata dei congressi regionali (116 quelli del Leon), e la nomenklatura al gran completo: parlamentari, eurodeputati, governatori, assessori e consiglieri regionali; presidenti di Provincia e sindaci di capoluogo; consiglieri federali e segretari-commissari. Nel dettaglio, al congresso dello scorso anno (Firenze, 5-6 aprile) i rappresentanti con diritto di voto risultavano 725: 400 espressione della base, i restanti ammessi di diritto.

Al di là delle alchimie procedurali, si delinea fin d’ora una discreta prevalenza salviniana, favorita dal massiccio consenso al Centro e nel Mezzogiorno garantito dal vice Claudio Durigon, gran regista dello sbarco di truppe amiche sul “sacro pratone” , costellato di striscioni targati Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna. Più equilibrati i rapporti di forza al Nord; con i dissidenti maggioritari tra i lumbard (grazie al citato Romeo) e nel Trentino retto da Maurizio Fugatti; con i lealisti avanti nel perimetro veneto dove controllano le federazioni e calamitano gli amministratori, nonché in Piemonte e, pur di misura, in Friuli Venezia Giulia. Il giorno del giudizio si avvicina.
 

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