Autonomia, l’intervento del governatore Fico: «Ci opporremo fino alla Consulta»

Intese, ultimo miglio. Ma la Campania annuncia ricorso: Stefani punta sull’edilizia sanitaria, sulla holding delle autostrade e sulle centrali idroelettriche

Filippo Tosatto
Roberto Fico, presidente della Regione Campania
Roberto Fico, presidente della Regione Campania

Percorrere l’ultimo miglio prima che la legislatura abbia fine. Per centrare un traguardo identitario nella narrazione autonomista del Nord. Per arginare le insidie elettorali e l’eventuale affermazione di una coalizione avversa alla devolution. Per sondare la coesione dell’alleanza all’alba del 2027.

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri ai quattro disegni di legge d’intesa sull’Autonomia (protezione civile, previdenza complementare, professioni, salute), la politica veneta guarda al Parlamento, chiamato a pronunciarsi sulla conversione in legge degli schemi concordati tra governo e Regioni a vocazione federalista.

Autonomia differenziata, sottoscritte le intese con le Regioni
La redazione
Il ministro Roberto Calderoli

L’iter non si annuncia rapido né scontato, includendo l’esame e il voto preliminare nelle commissioni di Camera e Senato, nonché il voto definitivo dell’aula, dove è richiesta la maggioranza assoluta.

Non bastasse, incombe un nuovo round alla Consulta: «Da anni manifestiamo contrarietà a questo progetto scellerato che aggrava le disuguaglianze, ora la Regione Campania presenterà ricorso alla Corte Costituzionale per impedire che si cristallizzi un’Italia a più velocità», annuncia il governatore Roberto Fico (M5S). Parole destinate a riaccendere la querelle.

Risorse e materie

Si comprende allora l’ansia del governatore Alberto Stefani, soddisfatto dall’esito della fase negoziale ma lesto a sollecitare lo scatto decisivo: «È stata una corsa a ostacoli, ora questa riforma deve diventare realtà, senza esitazioni né ritardi. È una conquista importante, penso all’opportunità di investire nell’edilizia sanitaria, alla quale vogliamo abbinare ulteriori competenze, in primis sulle infrastrutture con l’avvio della holding autostradale del Nordest, in una visione di autogoverno del territorio».

Di che si tratta, nel concreto? «Significa trattenere in Veneto la ricchezza proveniente dalle sue risorse, a cominciare dall’energia idroelettrica: le grandi concessioni scadranno nel 2029, valgono centinaia di milioni che non vogliamo cedere a Roma ma investire a vantaggio della nostra comunità».

Anche Luca Zaia valuta con favore i progressi: «Un risultato storico dopo anni di lavoro e trattative», riconosce, esprimendo gratitudine alla premier Meloni, ai ministri Salvini e Calderoli nonché al giovane successore, che ha agito «nel solco tracciato». Ciò detto, il Doge evoca il referendum del 22 ottobre 2017, «una pietra miliare e un mandato popolare vincolante» , avvertendo che le intese in discussione rappresentano «un punto di partenza, non d’arrivo».

Nel centrodestra

Perché «la Costituzione repubblicana prevede 23 materie sulle quali è possibile avviare il percorso dell’autonomia differenziata. Abbiamo cominciato con queste prime quattro, dobbiamo proseguire il negoziato con gradualità e determinazione, nel rispetto della volontà democratica espressa da milioni di cittadini. La devolution federalista non divide l’Italia ma accresce responsabilità, efficienza, e vicinanza ai territori». Parole condivise da vari consiglieri leghisti (Riccardo Barbisan, Sonia Brescacin, Rosanna Conte) mentre Alberto Bozza rivendica al «pragmatismo di Forza Italia» il cammino compiuto e Claudio Borgia (FdI) plaude l’azione meloniana.

Gli scogli parlamentari, si diceva. Al riguardo, Antonio De Poli, leader dell’Udc e questore a Palazzo Madama, parla di «riforma necessaria, che modernizza l’architettura istituzionale nel pieno rispetto dell’unità nazionale e dei princìpi costituzionali» ma segnala che «il percorso è ancora articolato e non è il momento dei trionfalismi».

Previsioni? «È realistico pensare che l’autonomia sarà approvata entro la fine della legislatura, siamo fiduciosi perché finora la coalizione ha dimostrato compattezza». Agli alleati, l’invito ad evitare strappi e fughe in avanti: «L’obiettivo, oggi più che mai, richiede spirito di coesione e di squadra».

Il Pd è scettico

Fuori dal coro, il Pd: «Zaia e Stefani continuano a mettere in scena un film mitologico. Poche funzioni, limitate, che non spostano un euro e ci rinchiudono in una logica isolazionista, a danno della competitività del sistema», punge il capogruppo Giovanni Manildo. «Anziché un nuovo regionalismo solidale e trasparente, la montagna ha partorito il topolino», rincara, persuaso che «le inefficienze e sovrapposizioni nel rapporto tra Stato e Regioni sono reali e non possono risolversi con il centralismo. Ma nemmeno attraverso una guerra tra territori».

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