Le strategie di Stefani: «Il mio Veneto dal federalismo alle infrastrutture»
Il presidente del Veneto nel primo faccia a faccia con i cittadini: «Prima di Natale la giunta, rispetterò i patti fatti»

Una lunga stagione lascia il posto a un’altra. Con tutte le incertezze che derivano dalle incognite del nuovo. Intensa, invece, questa stagione la sarà di sicuro. E a dirlo, nella sua prima uscita pubblica da neo presidente della Regione, è Alberto Stefani.
In cinque anni «vogliamo dare una prospettiva al Veneto che possa guardare ai prossimi trent’anni» dice al pubblico che ieri pomeriggio ha affollato il teatro Verdi di Padova, primo dialogo tra il governatore e i veneti dopo l’elezione.
L’iniziativa è stata promossa da Nord Est Multimedia (società che edita questa testata) e che ha visto Stefani rispondere alle domande di Paolo Possamai, direttore dei quotidiani del Gruppo, e della giornalista Laura Berlinghieri. Solo pochi minuti prima, il sindaco di Padova Sergio Giordani (che guida una giunta di centrosinistra), sorridendo ma non troppo, si rivolgeva a Stefani con un «hai tante cose da fare, tante sfide da affrontare».

Fisco
La prospettiva che Stefani ha in mente passa e s’intreccia con numerosi elementi. Passa per il varo della giunta («Prima di Natale» assicura il governatore) e s’intreccia al federalismo fiscale e quindi a cascata all’introduzione dell’addizionale regionale Irpef in caso di risultati scadenti dello stesso.
«Aspettiamo l’impatto del federalismo fiscale sul Veneto, aspettiamo di capire se avremo le risorse sufficienti per affrontare le sfide che il sociale e la sanità ci chiamano ad affrontare. Poi vedremo, vincolando però le risorse al sociale e alla sanità» afferma Stefani.
Una tempistica per scegliere? «Questa riforma (il federalismo fiscale, ndr) - risponde Stefani - ha un termine imposto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si parla di un’approvazione entro il primo semestre 2026. Credo poi che un anno sia sufficiente per comprendere gli impatti che il federalismo può avere sul bilancio della nostra regione, la cui priorità è la sanità». Il primo segno di discontinuità dal predecessore Luca Zaia (sul quale Stefani affermerà più tardi che «ci si smarca dagli avversari, non dai compagni di strada») potrebbe essere proprio qui.

Salute e strutture
Il settore pesa per l’80 per cento del bilancio regionale e con una sanità territoriale che stenta a decollare, con le difficoltà a reperire il personale medico e infermieristico, con sanità e sociale che fanno i conti con la denatalità, un numero di anziani sempre più grande e con gli ospedali veneti che vantano il poco pregevole record di codici bianchi. In questo modo «le reali urgenze rischiano di non essere curate - spiega Stefani -. Alcune Asl hanno sviluppato sistemi di presa in carico delle non urgenze tramite gli strumenti di telemedicina e strumenti digitali che hanno portato un risultato molto importante esportabile».
Sanità però non sono solo assistenza e cura, sanità sono anche investimenti, convenzioni e ambite nomine dirigenziali. Così se da un lato «la sanità è pubblica e così deve rimanere, è un valore che va tutelato. E, tanto per evitare strumentalizzazioni, la quota di sanità privata del Veneto è inferiore a quella dell’Emila-Romagna» dall’altro sulle nomine «guarderò alle competenze» afferma. E nel computo della competenze rientra anche «avere un assessore che sia strettamente collegato sempre di più al mondo della sanità pubblica, che ne conosca i meccanismi, e soprattutto risponda del proprio operato. Significa un uomo competente sulla materia sanitaria». Il che significa, a conti fatti, che le possibilità di avere un medico alla Sanità sono in crescita.
Il nuovo governo
Gli accordi di spartizione pre-voto (5 FdI, 4 Lega e uno FI) sono sempre validi senza contraccolpi post-voto, con la Lega a doppiare quasi il consenso incamerato da FdI. «Credo nel valore della parola data, così come l’ho data agli alleati quando si fa un accordo con una coalizione la si rispetta» assicura Stefani.
Quindi «sono convinto che la selezione degli assessori debba essere un passo importante, e che debba essere basato non tanto sulla simpatia quanto sulla capacità della persona in quel determinato ambito di riferimento» afferma il governatore lasciando intendere che non ci sarà alcuna imposizione di nomi. E che, anzi, potrebbero esserci assessori esterni. Tema sul quale però il governatore specifica che «in questo momento non ci sto pensando a figure di questo tipo, ma di sicuro rientra nell'ottica la possibilità di offrire al Veneto delle persone che sappiano il fatto loro».

Viabilità e mobilità
Dalle tasse alla sanità, dalla spinta sulle competenze alle infrastrutture, il Veneto di Stefani (applaudito in più punti ma non da tutto il pubblico) è qui. E l’elenco delle criticità sulle infrastrutture e sulla loro gestione (leggi soprattutto Pedemontana Veneta e l’impegno finanziario della Regione) è lungo, con nodi che prima ancora di essere tecnici sono politici. In ordine sparso: dalla Valdastico Nord alla holding autostradale unica per il Nord est con una società che prenda in concessione anche la tratta di competenza della Brescia-Padova (progetto che Stefani definisce «forma di autonomia infrastrutturale» e sulla quale si «aprirà un confronto con la Lombardia»), dalla Tav che per ora, almeno a livello progettuale e finanziario non attraversa nemmeno tutta Vicenza, ma si ferma alla stazione ferroviaria di viale Venezia in pieno centro storico.
E ancora: terza corsia dell’A4 orientale, la velocizzazione della linea ferroviaria da Mestre verso est. Tutti temi che per Stefani hanno un denominatore politico in comune e che «consideriamo delle priorità». Ossia un dialogo che di volta in volta, o di concerto «va intavolato con il governo, con altre regioni, con l’Europa» nell’idea che da soli non si va da nessuna parte. Chi, tutto sommato oggi aspetta l’ufficialità della proclamazione per i primi passi concreti, è Stefani.
Il programma delle cose da fare nei primi cento giorni è ambizioso. Dice: «Separare il settore Sociale dalla Sanità, un tavolo per il contrasto alla burocrazia e per la holding autostradale, lavorare per un consiglio regionale delle professioni sanitarie, lavorare per una maggiore integrazione degli istituti tecnici e professionali con le imprese». Cento giorni che si preannunciano già un inizio di stagione intenso.
Il pubblico
Teatro Verdi affollato, si diceva per la prima uscita pubblica del neo governatore. Tra gli altri, tra il pubblico, c’erano anche la neoeletta consigliera regionale Eleonora Mosco (Lega) e il costituzionalista dell’Università di Padova, componente della delegazione trattante per l'Autonomia, Mario Bertolissi.
Con loro, in platea, anche l’eurodeputata Paola Ghidoni (Lega) e Maurizio Gasparin, segretario generale della programmazione in Regione.
Eppoi il consigliere federale Giuseppe Canova e Andrea Recaldin, responsabile dell’intergruppo leghista in Consiglio regionale e Debora Marcato, moglie di Andrea Ostellari, parlamentare del Carroccio. —
Riproduzione riservata © il Nord Est








