«Vareš avvelenata dal piombo»: il caso della miniera canadese scuote la Bosnia-Erzegovina

La cittadina era rinata con i nuovi investimenti sul sito estrattivo dopo la guerra. In più di 300 abitanti riscontrati alti livelli nel sangue del metallo pesante

Stefano Giantin
Uno scatto della miniera di Vareš dpm metals
Uno scatto della miniera di Vareš dpm metals

Una città intera che passa da uno stato di gioia e speranza per un futuro più sereno a rabbia, paura e terrore, per le potenziali conseguenze di quello che appare essere un esteso avvelenamento da piombo. E i sospetti puntano verso una miniera in mano a investitori stranieri. Accade in Bosnia-Erzegovina, dove sta avendo enorme eco quanto sta andando in scena a Vareš, cittadina di 10mila abitanti tra Sarajevo e Zenica, area a vocazione mineraria fin dal Medioevo, per poi sprofondare in una grave crisi a partire dagli anni Novanta, in particolare a causa della guerra.

Vareš sembrava dover tornare agli antichi fasti grazie all’apertura di una nuova miniera di argento, piombo e barite, nel 2024. Miniera che, negli ultimi anni, ha riportato investimenti in città – si parla di capitali tra i più significativi del dopoguerra in Bosnia – e con essi, nuovi abitanti, lavoratori, riapertura di bar e ristoranti, costruzione di case e strade.

Purtroppo, contemporaneamente, un killer silenzioso si stava diffondendo. È il quadro, emerso negli ultimi mesi, che sta trovando ora conferma. Piombo è stato rivenuto in dosi di gran lunga superiore ai limiti nel sangue di oltre trecento residenti della cittadina bosniaca, bambini inclusi.

A sostenerlo, sono gli abitanti della città, ma anche quattro organizzazioni non governative, tra cui la locale “Opstanak” (Sopravvivenza), che hanno presentato denunce penali contro l’attuale gestore della miniera di piombo e argento, la canadese Dundee Precious Metals (Dpm), ma anche contro le competenti autorità nazionali, che non avrebbero vigilato e protetto la salute degli abitanti di Vareš.

Alla base della denuncia, i test effettuati su 44 cittadini di Vareš già a dicembre dell’anno scorso: 17 erano “positivi” al piombo, tutti residenti in zone vicine alla miniera e ai depositi delle scorie derivanti dalle lavorazioni. Nei mesi scorsi, le operazioni di monitoraggio si sono allargate, rafforzando gli allarmi. Più di 300 persone testate hanno mostrato alti livelli di piombo nel sangue. Su 238 esami ematici condotti dall’Istituto per la Salute e la Sicurezza alimentare di Zenica, in particolare, il 23% ha mostrato livelli superiori a 2, 8 microgrammi per decilitro di sangue e il 13% superiori a 5 microgrammi per decilitro, un livello al di sopra del quale l’Oms raccomanda di identificare ed eliminare la causa dell’esposizione.

«Dobbiamo monitorare la situazione e prendere le misure appropriate» se necessario, ha assicurato in questi giorni il premier della Federazione, Nermin Nikšić. «Riteniamo che le questioni relative all’ambiente e alla salute pubblica debbano essere valutate sulla base di analisi di esperti, dati verificati e attraverso le opportune procedure istituzionali, senza pronunciare giudizi sulle le responsabilità prima della conclusione dei relativi processi», ha fatto sapere da parte sua la Dpm che, tuttavia, nega ogni responsabilità. Ma promette collaborazione. —

 

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