Lo stop di Budapest ferma la corsa del treno veloce a trazione cinese
Il nuovo governo ungherese blocca il via alla tratta passeggeri per Belgrado: «Numerosi problemi»

Doveva essere l’opera del secolo, una infrastruttura fondamentale per unire rapidamente due capitali europee politicamente affini e soprattutto per trasportare in maniera più rapida merci made in China nel cuore della Mitteleuropa. Prima del voto, quella infrastruttura si era trasformata in una potente arma di propaganda a favore del governo, che aveva annunciato la fine dei lavori e l’imminente entrata in servizio della tratta non solo per le merci, ma anche per i passeggeri. Ora si sta invece trasformando in un caso destinato a fare a lungo discutere, oltre che a lasciare a bocca asciutta chi pregustava veloci, comodi, viaggi Belgrado-Budapest e ritorno. A bordo di treni cinesi.
È questo lo scenario che riguarda la ferrovia superveloce – per gli standard balcanici e dell’Est Europa – tra Belgrado e Budapest, progetto a traino cinese lanciato nel 2021 per abbattere i tempi di percorrenza tra le due capitali su una linea dalla velocità massima di 200 chilometri orari.
La linea, ricordiamo, è stata da tempo inaugurata e messa in esercizio sul tratto serbo, tra Belgrado e Subotica, con tempi di percorrenza di solo un’ora e 20 minuti. E la parte verso Budapest? In primavera il primo merci ha percorso l’intera linea Serbia-Ungheria abbattendo i tempi «a 3 ore e 15 minuti», aveva annunciato in gran pompa Balázs Orbán, ai tempi consigliere politico dell’allora premier Viktor Orbán.
I primi treni passeggeri? «Attendiamo con ansia di vedere gli ultramoderni treni cinesi delle Ferrovie serbe in Ungheria», aveva affermato l’ormai ex ministro degli Esteri magiaro, Péter Szijjártó, suggerendo che a marzo, o al massimo a inizio aprile, i treni passeggeri avrebbero coperto l’intero percorso tra le due capitali. Ma in aprile Orbán dalle elezioni è uscito sconfitto. E non gli è servito l’assist del presidente serbo Aleksandar Vučić, che aveva evocato l’apertura totale della tratta prima del voto. Poi, il silenzio. O quasi. Un comunicato del ministero dei Trasporti di Budapest aveva infatti messo le mani avanti già a fine marzo, specificando che l’avvio dei collegamenti passeggeri sarebbe avvenuto solo dopo l’ok «degli esperti della sicurezza dei trasporti».
Da allora, solo merci hanno percorso la linea descritta da Pechino come simbolo della «amicizia di ferro» con Belgrado e punta di diamante della Nuova Via della Seta. Ma ora la situazione rischia di diventare ancora più delicata e complessa a Budapest dopo la caduta di Orbán. Il nuovo ministro dei Trasporti David Vitezy ha dichiarato che il governo Magyar avrebbe scoperto «numerosi problemi» nel progetto ferroviario a traino cinese sul fronte di realizzazione e gestione. Da qui la domanda: se i costi – 2,8 miliardi di euro circa – siano in qualche modo giustificabili. E l’annuncio di Budapest su una imminente richiesta a Pechino di «trasparenza» sui contratti.
Ma ci sarebbero anche criticità sulla linea, con «svariate questioni tecniche e sulla sicurezza che rimangono aperte», ha aggiunto il ministro. Test e controlli continuano, ma «è certo che il sistema», ossia la ferrovia Belgrado-Budapest, «non può essere reso operativo, perché è provato che non soddisfa gli standard di sicurezza richiesti». Fra i problemi segnalati da Vitezy, la presenza di passaggi a livello sulla tratta magiara che richiederebbero di abbassare la velocità massima da 200 a 160 chilometri orari. La questione posta da Vitezy trova sponda nell’attuale premier Peter Magyar. «Rivedremo il progetto della Belgrado-Budapest», ha annunciato dopo uno degli ultimi Consigli dei ministri.
Riproduzione riservata © il Nord Est







