Sparatorie in Kosovo, spunta il video che porta a Belgrado

BELGRADO Ancora scambi di accuse tra Belgrado e Pristina, ancora preoccupazione per l’Ue. Ma soprattutto un video esplosivo, perché mette sulle tracce di una delle “anime nere” nel nord del Kosovo, sulla black list Usa perché sospettato di essere una pedina-chiave nel milieu criminale dei Balcani.
Non si placa l’onda lunga del gravissimo attacco di un misterioso gruppo armato serbo contro la polizia kosovara con successivi scontri a fuoco, dal bilancio pesantissimo, un agente di etnia albanese e almeno quattro paramilitari serbi uccisi, otto gli arrestati.
Attacco - è lo j’accuse lanciato da Pristina - dietro cui ci sarebbe un volto notissimo a Mitrovica nord e a Belgrado, ma anche a Pristina. Si tratta di Milan Radoičić, attuale vicepresidente della Srpska Lista (Sl), il partito di maggioranza assoluta tra i serbi del Kosovo, legato a filo rosso con Belgrado, definito dal presidente serbo Aleksandar Vučić nel 2017 uno dei «guardiani della Serbia in Kosovo e Metohija». L’accusa è stata lanciata dal ministro degli Interni kosovaro, Xhelal Svecla che ha reso pubblico un video girato da un drone durante l’assedio al monastero di Banjska.
Nel filmato si vedrebbe il «criminale Radoičić, capo del gruppo di terroristi», ha detto Svecla. Che è andato oltre, collegando i puntini. Vučić, «attraverso la Srpska Lista» rischia conseguenze pesantissime «e il suo vicepresidente Radoičić ha organizzato un’azione terroristica contro l’ordine costituzionale in Kosovo, per destabilizzare la nostra repubblica», forse per creare con la violenza un nord autonomo, «ma hanno fallito».
Le accuse di Svecla non sono piombate dal nulla: voci in tal senso circolavano con sempre maggiore intensità nella regione dopo la presunta scoperta di documenti rilevatori dell’identità di Radoičić tra gli oggetti sequestrati dopo il blitz della polizia kosovara. Radoičić, sulla carta imprenditore ed eminenza grigia nel nord del Kosovo, è figura da anni controversa. Non è un caso che il Dipartimento di Stato Usa lo abbia inserito nel 2021, con il compare Zvonko Veselinović e altri, sulla lista nera perché parte di una rete «criminale organizzata» guidata da Veselinović, con ramificazioni in politica, sospettata di aver corrotto funzionari serbi e kosovari per chiudere un occhio «sui traffici del gruppo in droga e armi» e «contrabbando».
Intanto, mentre Pristina lancia “bombe” destinate a far a lungo discutere se comprovate e gli ambasciatori Ue, preoccupati, discutono «la linea da seguire» sulla faccenda, nel nord Kosovo continuano a regnare paura e sconcerto. «Nessuno capisce cosa sia realmente accaduto e perché», assicurano fonti serbe ben informate da Mitrovica nord, descrivendo sbigottimento tra la gente. Belgrado intanto continua sulla linea del contrattacco e delle decisioni ambigue.
Come quella di dichiarare oggi giornata di lutto nazionale per i serbi uccisi in Kosovo, un’ammissione implicita di coinvolgimento negli attacchi secondo Pristina, mentre tre sono le giornate di lutto nel nord del Kosovo. O la richiesta di Vučić che la Nato «si assuma il compito di occuparsi di tutte le questioni della sicurezza nel nord del Kosovo, al posto della polizia di Kurti», il premier kosovaro che secondo la leadership serba sarebbe responsabile dell'escalation perché avrebbe “provocato” fino all’esasperazione i serbi del Nord.
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