Slovena, Janša toglie il voto agli stranieri extra Ue per le amministrative

La modifica interesserebbe circa 65 mila residenti: divampano le polemiche, esprime preoccupazione anche il Consiglio d’Europa

Stefano Giantin
Janša mentre vota alle elezioni parlamentari lo scorso marzo (foto Epa)
Janša mentre vota alle elezioni parlamentari lo scorso marzo (foto Epa)

Via il diritto di voto alle elezioni locali ai cittadini stranieri di Paesi terzi extra Ue, residenti permanenti nel Paese, un piccolo esercito. E le polemiche divampano. Accade nella Slovenia retta dal nuovo governo di centrodestra del premier Janez Janša, che ha deciso di andare avanti, malgrado critiche e avvertimenti autorevoli, con modifiche che vanno a stravolgere la legge sulle elezioni amministrative, emendata con 47 voti favorevoli e 32 contrari.

A sostenere il cambio di rotta, l’Sds di Janša, Nuova Slovenia, Popolari (Sls), Fokus e Resni.ca. Cosa cambia? Molto, in particolare per quanto riguarda la possibilità, finora esistente in Slovenia, di concedere il diritto di voto attivo alle amministrative anche agli stranieri extra-Ue con un regolare permesso di residenza permanente nel Paese valido da almeno cinque anni, tra cui molti cittadini balcanici.

Il diritto è stato tuttavia revocato e le modifiche dovrebbero essere applicate già alla prossima tornata elettorale amministrativa di novembre.

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I motivi di una mossa controversa? Li ha illustrati in Parlamento il deputato Sds Andrej Kosi, che ha ricordato che la Costituzione slovena prevede il diritto di voto per tutti gli sloveni, ma sono le leggi che regolano «eventuali circostanze» per estenderlo agli stranieri. E non sarebbe proprio il caso di favorire gli “extra-Ue”.

È la teoria condivisa da Resni.ca, stampella esterna del governo Janša, che con il deputato Nedeljko Todorović ha sostenuto che le modifiche adottate «riducono la possibilità che determinati gruppi di persone possano essere oggetto di manovre politiche prima delle elezioni locali, soprattutto nei comuni più piccoli, dove anche un numero esiguo di voti può influenzare l’esito» della tornata.

Il diritto di decidere chi siede in consiglio comunale e chi debba essere sindaco è «inestricabilmente legato alla cittadinanza», ha fatto eco Anton Šturbej, sempre dell’Sds. Non si tratta di discriminazione verso gli stranieri, ha assicurato sempre Šturbej, ricordando che il diritto di voto sarà “restituito” una volta che questi avranno ottenuto la cittadinanza, dopo dieci anni di residenza regolare.

Sulla base di dati di New Europeans Initiative-Migration Policy Group, i cambiamenti potrebbero interessare circa 65.000 persone. E le modifiche alla legge hanno sollevato un’ondata di critiche.

Si lancia un messaggio negativo agli stranieri privati del voto: «Siete buoni solo per occuparvi dei nostri bimbi e anziani, per costruire autostrade, pagare le tasse, ma non per dire la vostra sul posto in cui vivete», l’attacco del Movimento Libertà dell’ex premier Golob, mentre Levica-Vesna ha evocato un ricorso alla Consulta.

Sulle barricate la società civile e l’ombudsman per i diritti umani. Si toglie il voto locale a «persone che lavorano da anni in Slovenia, pagano le tasse e rappresentano una parte indispensabile della società», hanno ricordato più di venti Ong, stigmatizzando il fatto che però si chiede agli immigrati di integrarsi.

E poi si sottraggono loro diritti di cui da tempo potevano godere. Cambiare la legge rapidamente e senza dibattito pubblico e l’opinione degli esperti «indebolisce la qualità della legislazione» e «logora il dialogo democratico», ha fatto eco l’ombudsman Simona Drenik Bavdek, mentre anche il Consiglio d’Europa ha espresso «seria preoccupazione».

 

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