Slovenia, Janša chiama le opposizioni: «Patto per lo sviluppo»
Il premier annuncia una proposta di partnership: lavoro comune per la stesura di alcune leggi

Il nuovo governo di centrodestra in Slovenia, retto dal premier Janez Janša? Forse potrebbe riservare delle sorprese positive e un po’ inaspettate, rivelandosi un esecutivo nato non all’insegna della contrapposizione, bensì a quella della mano tesa.
È quanto suggeriscono le mosse registrate a Lubiana dove, rispettando le intenzioni espresse dal primo ministro, il segretario di Stato nel Gabinetto del premier, Vinko Gorenak, ha annunciato alla stampa la presentazione formale alle opposizioni di una cosiddetta proposta di «partnership per lo sviluppo» della Slovenia.
Di cosa si tratta? Janša aveva anticipato giorni fa di voler «tendere una mano» alle attuali opposizioni: ma «bisogna essere in due per collaborare», aveva puntualizzato. Mercoledì l’idea si è concretizzata. E si tratta, sulla carta, di una proposta interessante, che promuove la cooperazione tra opposti schieramenti.
Il nuovo governo e i membri dei partiti che lo sostengono, ha esordito Gorenak, «non pensano di possedere tutte le conoscenze e di essere i più intelligenti del mondo, ma rispettano anche quelle dei deputati e dei gruppi parlamentari di opposizione».
Di qui l’offerta alle opposizioni, che include in particolare l’idea di lavorare insieme – maggioranza e minoranza – alla stesura di alcune leggi prima della loro adozione. «Ciò significa – ha illustrato il segretario di Stato – che i ministri e la coalizione faranno il loro lavoro, ma ci sarà una finestra di dieci giorni» entro cui i membri delle opposizioni potranno esprimersi sulle norme in cantiere, «dire su cosa concordano e su cosa no e se vogliono proporre degli emendamenti aggiuntivi».
Il governo si è detto inoltre disponibile a recepire proposte di legge delle opposizioni, che potrebbero essere approvate con il voto favorevole della maggioranza «in caso di un livello di coordinamento che ci soddisfi», ha spiegato sempre Gorenak.
E ancora: l’esecutivo si è impegnato a presentare un piano programmatico annuale ai partner, evocando la creazione di un comitato di coordinamento della «partnership». L’obiettivo: accelerare lo sviluppo economico e allo stesso tempo tenere sotto controllo le finanze pubbliche.
La mano tesa di Janša per ora ha trovato quasi solo porte chiuse. Unica eccezione quella di Resnica, partito populista e anti-establishment che offre un fondamentale sostegno esterno al governo. E che si è detto pronto ad «accordi franchi e chiari di cooperazione» con l’esecutivo.
Ma «prima di prendere una decisione esamineremo l'accordo nel dettaglio, ne verificheremo il contenuto e valuteremo in che misura esso includa i punti di partenza programmatici e le soluzioni che sosteniamo», ha fatto sapere la leadership di Resnica. Dubbi sulla «sincerità» delle offerte del governo sono stati invece espressi dal Movimento Libertà dell’ex premier Robert Golob, che comunque valuterà il da farsi.
Troppo presto per capire «cosa accadrà, quando accadrà e se accadrà», aveva invece specificato nei giorni scorsi il leader dei Socialdemocratici, Matjaž Han. Durissima invece la replica di Levica (Sinistra): «Non saremo partner nello smantellamento del welfare, camuffato da sviluppo», voluto da un governo che ha già approvato «leggi contro il popolo».
L’offerta di Janša però potrebbe essere insidiosa. Perché lo stesso Gorenak ha spiegato che i partiti che rifiuteranno l’offerta di Janša dimostreranno la loro scarsa «volontà di condividere le proprie conoscenze con i cittadini e di creare leggi» assieme al governo.
Riproduzione riservata © il Nord Est







