Alta tensione tra Belgrado e Podgorica: Vučić accusa il Montenegro di "guerra ibrida", è crisi nera
Il presidente serbo attacca i media montenegrini, accusandoli di aver orchestrato la rivolta post-Novi Sad per rovesciare il suo governo, e rinfaccia il riconoscimento del Kosovo. Dura replica del ministero degli Esteri di Podgorica: «Accuse assurde per distogliere l'attenzione dai loro problemi». Il ministro Dačić evoca lo spettro dello scontro diplomatico: «Siamo quasi sull'orlo della guerra»

Il punto più basso nelle relazioni tra i due Paesi si era toccato, o almeno così si pensava, alla vigilia dell’importante summit Ue-Balcani occidentali, lo scorso 5 giugno, con l’arrivo a Tivat di un aereo charter carico di nerboruti serbi “lealisti” di Vučić, respinti dalle autorità montenegrine per ragioni di sicurezza. La mossa aveva convinto le autorità serbe a “vendicarsi” con controlli eccezionali sui montenegrini in ingresso in Serbia. Ma ora si va oltre, con una tenzone che rischia di far precipitare ancor di più i rapporti bilaterali tra Belgrado e Podgorica, quasi a livelli da vera e propria guerra fredda.
La miccia, questa volta, le controverse dichiarazioni del presidente serbo Aleksar Vučić. Durante un’intervista alla Tv privata Prva, a Vučić è stato infatti chiesto quale fosse lo stato dei rapporti con il Montenegro, separatosi dalla Serbia via referendum nel 2006, Paese nel frattempo diventato membro Nato e ora in pole per l’adesione alla Ue. Rapporti che «sono sempre gli stessi, né peggiori né migliori», ha esordito il leader serbo, aggiungendo però che le relazioni si sarebbero inasprite durante l’implementazione in Serbia della rivoluzione colorata, così le autorità al potere a Belgrado definiscono la sollevazione popolare post-tragedia di Novi Sad.
Presunta rivoluzione eterodiretta «in cui i media del Montenegro hanno giocato un ruolo significativo, come piattaforma da cui attaccare» cercando di «rovesciare il governo in Serbia», ha sostenuto il presidente serbo. Si tratterebbe, lo j’accuse di Vučić, di un tentativo di «vera e propria guerra ibrida contro la Serbia, cui tutti partecipano» in quel di Podgorica o «pretendono di non vedere». Non è finita. Vučić ha anche sostenuto che la Serbia non ha «sottratto alcuna parte del territorio al Montenegro». Al contrario, Podgorica, riconoscendo il Kosovo, ha contribuito a privare la Serbia «del 14% del proprio».
Podgorica, nel caso del charter, aveva mantenuto un profilo basso. Ma le accuse di condurre una guerra ibrida contro i vicini non potevano rimanere senza risposta. Accuse che sono «senza fondamento e inaccettabili», ha così replicato a Vučić il ministero degli Esteri montenegrino, in una lunga e durissima nota. Nota nella quale Podgorica ha suggerito che l’avvicinarsi del coronamento dell’obiettivo dell’adesione alla Ue e delle elezioni, in agenda nel 2027, coinciderebbero con un intensificarsi delle ingerenze da parte della Serbia. Le accuse di Vučić sono state definite assurde: «Lasciamo al pubblico il giudizio se tali dichiarazioni debbano essere interpretate come l’inizio di nuove campagne di disinformazione e pressione politica o come un tentativo di distogliere l’attenzione da problemi che non riguardano il Montenegro». Montenegro, si legge sempre nella nota, che «desidera le migliori relazioni possibili con tutti i suoi vicini», ma esse si devono basare «sul rispetto reciproco». E sulla «accettazione della realtà».
Polemiche finite? Tutt’altro. Lo conferma la reazione del dicastero degli Esteri di Belgrado, che ha bollato la nota montenegrina, «dai toni accesi» e resa pubblica «senza motivo» apparente, come «la sfortunata conferma della natura ibrida delle azioni di certi circoli in Montenegro verso la vita politica in Serbia». Paese che rispetterebbe la «sovranità e l’integrità territoriale» dei vicini, mentre lo stesso non si potrebbe dire del Montenegro nei confronti della Serbia, spesso descritta da Podgorica como «creatrice di problemi», la frecciata. «La dichiarazione del ministero degli Affari esteri del Montenegro rappresenta il culmine dell’ipocrisia e degli insulti nei confronti della Serbia», ha rincarato da parte sua il vicepremier e ministro degli Interni serbo Ivica Dačić. «Dichiarazioni di questo tipo», ha chiosato, «sono molto rare nelle relazioni internazionali».
E si pronunciano solamente, ha aggiunto la vecchia volpe della politica serba, Dačić appunto, quando «i rapporti tra gli Stati sono in grave crisi, quasi sull’orlo della guerra». Guerra forse no, ma crisi nera lo è di certo, sull’asse tra Serbia e Montenegro.
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