Caro energia, il piano della Slovenia tra mezzi gratuiti e velocità ridotta

Le indicazioni fornite al governo dal Consiglio per l’ambiente: l’esecutivo valuta il taglio dell’Iva sugli alimentari e la creazione di scorte di gas

Stefano Giantin
(foto Daniele Tibaldi)
(foto Daniele Tibaldi)

La crisi in Medio Oriente non rientra, la guerra contro l’Iran si inasprisce, mentre il caro-carburante preoccupa l’Europa, dove ormai non si esclude il razionamento. Cosa fare? Una soluzione potrebbe arrivare dalla vicina Slovenia. Gli ingredienti: trasporti pubblici gratuiti e riduzione della velocità sulle autostrade.

È questa la ricetta presentata alle autorità dal Pobedni svet, il cosiddetto Consiglio per l’ambiente, organo scientifico indipendente di consulenza al governo, che si è attivato per proporre all’esecutivo la via per mitigare l’impatto della crisi energetica sulla Slovenia.

Il Consiglio per l’ambiente ha da una parte assicurato che le misure finora adottate da Lubiana – in testa «riduzione delle accise e sospensione della tassa ecologica sulla CO2» – stanno raggiungendo lo scopo di attenuare gli effetti più deleteri del caro-carburante sulle tasche dei cittadini. Permangono però delle ombre. E non poche.

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Sul lungo periodo, i provvedimenti del governo Golob potrebbero infatti non essere sufficienti, si legge nelle conclusioni del consesso scientifico. Anzi, potrebbero avere «effetti deleteri», perché «incoraggiano l’uso e la domanda di combustibili fossili». Non solo: i prezzi ancora relativamente bassi di benzina e diesel in Slovenia «influenzano anche la domanda transfrontaliera», attraendo automobilisti in cerca di carburante a prezzo inferiore rispetto a quello che trovano in patria, i cosiddetti turisti del pieno.

Il Consiglio per l’ambiente ha così adottato una serie di raccomandazioni «per la mitigazione della crisi di approvvigionamento dei combustibili». Tra queste, quella che ha fatto più rumore è «l’introduzione temporanea del trasporto pubblico gratuito», ha messo nero su bianco il Pobedni svet, invitando di fatto Lubiana a seguire le orme di altri Paesi europei, ben più piccoli della Slovenia, come Lussemburgo e Malta o di città come Tallinn, Montpellier e Dunkirk, ma anche Belgrado.

Senza fornire maggiori dettagli, il Consiglio ha proposto anche «la riduzione dei limiti di velocità» sulle autostrade nazionali, una misura che ricorda molto quella che fu introdotta anche in Italia durante la crisi energetica del 1973. Crisi, quella di oggi, che potrebbe trasformarsi in opportunità, ha aggiunto il Consiglio, suggerendo che Lubiana dovrebbe ora accelerare ulteriormente sulla transizione verde, per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi.

Come? Introducendo sussidi addizionali per veicoli elettrici di piccole e medie dimensioni, ma anche puntando su corsie preferenziali per auto che portino più passeggeri (il cosiddetto “carpooling”), scoraggiando l’uso individuale della macchina come mezzo di trasporto.

Fra le idee, pure quella di sostenere l’installazione di pompe di calore, riducendo il numero delle caldaie a gasolio, altro combustibile il cui costo è in forte aumento dall’inizio della crisi.

Raccomandazioni, quelle del Pobedni svet, che arrivano dopo che il governo uscente ha valutato, giovedì, svariate linee guida per la sicurezza energetica, che potrebbero tradursi in misure concrete nel prossimo futuro. Tra queste, è prevista la possibilità di una riduzione dell’Iva su un paniere base di prodotti alimentari, anche se non è stato precisato di quanto potrebbe scendere l’imposta – la Slovenia ha due aliquote, al 22 al 9,5%.

Lubiana sta valutando anche la creazione di riserve strategiche per il gas, sementi e fertilizzanti, oltre a tariffe agevolate per l’energia e monitoraggio costante dei consumi e delle scorte di carburante.

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