Il Parlamento sloveno elegge Janša premier, i leader Ue e Orban si congratulano
Il dado è tratto, anche con più voti del previsto: il leader di centrodestra avrà due settimane per presentare la lista dei ministri

Il dado è tratto, anche con più voti del previsto. Voti – 51 i sì, 36 i contrari, a scrutinio segreto – che sono quelli che ha incassato al Parlamento di Lubiana la candidatura a primo ministro incaricato del leader del Partito Democratico Sloveno (Sds), Janez Janša. Secondo le procedure, Janša ha subito giurato davanti ai deputati di «rispettare l’ordine costituzionale e di agire secondo coscienza e di lavorare con tutte le mie energie per il bene della Slovenia».
Da venerdì a tutti gli effetti primo ministro designato, il leader di centrodestra avrà due settimane per presentare la lista dei ministri dello “Janša 4”, il quarto governo guidato dal leader Sds.
I candidati dovranno passare al vaglio delle rispettive commissioni per poi ottenere la fiducia. A giugno, il via libera definitivo, con il giuramento dell’intera squadra di governo, il sedicesimo della storia della Slovenia indipendente.
«Oggi è un giorno importante per una Slovenia più libera e di successo, non ci saranno cedimenti», ha aggiunto Janša dopo il giuramento. Poiché la votazione è stata segreta, i risultati per gruppo parlamentare non sono noti.
Tuttavia, la candidatura di Janša è stata sostenuta in anticipo, con la firma di un accordo di coalizione, dai deputati di Sds, dalla coalizione NSi-Sls-Fokus e dai Democratici – in tutto 43 deputati, tre in meno della maggioranza – nonché dai deputati del movimento populista Resnica (5 seggi), che non entrerà tuttavia a far parte del governo, ma fornirà appoggio esterno dai ranghi dell’opposizione.
A votare sì almeno un franco tiratore. Accordo che si basa su un programma ambizioso, sintetizzato da Janša in Aula. Janša – vicinissimo allo sconfitto Orban e “ammiratore” di Trump – che, in un discorso davanti ai deputati, è partito dalle origini, rievocando le prime elezioni libere del 1990 che portarono al potere il governo guidato dal premier Peterle, con lo stesso Janša premiato con la carica di ministro della Difesa, primo importante passo di una lunghissima carriera.
I tempi della guerra per l’indipendenza? Facili in confronto a quelli attuali, ha commentato Janša, sottolineando che «nessuno si sarebbe aspettato che sarebbe stato più facile difendere» la Slovenia «contro quello che sulla carta era il quarto esercito più forte in Europa», quello federale jugoslavo, che «democratizzare il Paese attraverso una transizione seria».
«Se il lavoro fosse stato terminato allora, non sarei qui oggi», ha aggiunto, specificando che è venuto il momento di «completare» il lavoro. Slovenia che, la promessa di Janša, con il leader dell’Sds per la quarta volta al potere può attendersi di diventare «un Paese di opportunità, prosperità e giustizia, dove ogni cittadino responsabile si possa sentire sicuro e accettato».
Alla base del programma di governo, «la famiglia», ma anche la «produttività nell’economia, senza la quale non c’è welfare e senza welfare non può esserci uno sviluppo bilanciato». Ma Janša – che ha incassato le congratulazioni di von der Leyen, Costa, Metsola e di Orban – ha promesso anche meno tasse, Stato più snello, lotta alla corruzione, decentralizzazione.
Diametralmente opposta la posizione del grande sconfitto, il premier uscente Robert Golob. «Ho ascoltato con grande attenzione il discorso di Janša sulla Slovenia che immagina e in cui vuole vivere, le sue parole su sovranità e democrazia», ha contrattaccato il leader del Gs. «Ma mi aggrego alla lunga lista di chi crede, in realtà, che lei sia la più grande minaccia alla sovranità e alla democrazia» ma anche al welfare in Slovenia, il duro j’accuse di Golob.
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