Scontro aperto all’Onu tra Bosnia e Croazia sui rifiuti di Krško

La querelle sul sito scelto per il deposito di scorie radioattive. Il deposito sarà costruito nell’ex base militare di Čerkezovac, al confine con la Bosnia-Erzegovina, come stabilito da una legge speciale varata dal Parlamento croato lo scorso anno.

Stefano Giantin
Il sito di Trgovska Gorae dove verrà costruito il deposito
Il sito di Trgovska Gorae dove verrà costruito il deposito

Quel futuro deposito per scorie radioattive a bassa-media intensità non s’ha da fare, ha ripetuto per anni Sarajevo, trovando tuttavia solo porte chiuse dall’altra parte del confine, a Zagabria. E con la disputa che appare irrisolvibile a livello bilaterale, la diatriba si alza di livello, spostandosi all’Onu. È lo scenario che riguarda Trgovska Gora, sito in Croazia – ma a un tiro di schioppo dal confine con la Bosnia-Erzegovina – dove Zagabria intende realizzare il suo deposito nazionale di scorie radioattive a media e bassa intensità, inclusa la quota croata dei “rifiuti” prodotti dalla centrale nucleare di Krško, in comproprietà con la Slovenia, oltre a quelle originate da ospedali e industrie.

Il deposito sarà costruito nell’ex base militare di Čerkezovac, come stabilito da una legge speciale varata dal Parlamento croato lo scorso anno. Secondo i piani croati, lo studio di impatto ambientale per Trgovska Gora dovrebbe essere completato quest’anno. I lavori veri e propri dovrebbero poi iniziare nel 2027 e il sito potrebbe raggiungere la piena operatività nel 2028. Ma c’è un problema, un peccato originale che macchia il progetto. Trgovska Gora, infatti, è a un passo dal confine con la Bosnia, segnato in quel punto dal fiume Una. E Sarajevo e Banja Luka – per una volta all’unisono – da anni sostengono che un deposito del genere rappresenta un gravissimo rischio per l’ambiente e per gli abitanti. Ora, la questione diventa sempre più calda. Lo si è visto al Segretariato della cosiddetta “Convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero”, conosciuta come “Convenzione Espoo”, trattato internazionale firmato nel 1991, parte del sistema Onu. La Convenzione, seppur poco conosciuta, ha un forte peso, soprattutto nel caso Trgovska Gora. Prevede infatti l’obbligo per gli Stati firmatari - tra cui Croazia e Bosnia – di coordinarsi e di condividere informazioni su progetti che possono avere un impatto “transfrontaliero” su ambiente e persone. E il deposito di scorie ne sarebbe un esempio lampante, ha sostenuto al Segretariato la Bosnia, nel resoconto di uno dei membri della delegazione bosniaca, Mario Crnković. Trgovska Gora, infatti, sarebbe stata scelta già «26 anni fa» senza consultazione con la Bosnia, il rilievo di Crnković, aggiungendo che la controparte croata al momento non avrebbe fornito concrete risposte. Anzi, i rappresentanti di Zagabria si sarebbero invece «sottratti» al confronto in quel di Ginevra, ha rincarato Borislav Bojić, capo della delegazione bosniaca, sottolineando che i croati non avrebbero fornito risposte davanti al Segretariato su «numerose questioni» relative al deposito. E che qualcosa non sia andato per il verso giusto è suggerito dal fatto che l’Espoo ha chiesto risposte a Zagabria su diverse questioni relative al deposito, ha informato Radio Europa Libera. La “guerra delle scorie” va oltre la Convenzione del 1991. La Bosnia-Erzegovina ha presentato in aprile una domanda, appellandosi anche alla Convenzione di Aarhus, affinché siano garantiti il diritto di accesso alle informazioni e la partecipazione al processo decisionale.

 

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