Decine di finti allarmi bomba nei Balcani: caos in Slovenia, Croazia e Bosnia
Polizia e artificieri impegnati da giorni, gli ultimi casi ieri in due grandi centri commerciali a Fiume. Presi di mira scuole, hotel e un aeroporto in Montenegro. I primi casi in marzo in Serbia

Nel mirino, soprattutto scuole di ogni ordine e grado, ma anche hotel, centri commerciali, un aeroporto. I colpevoli? Ignoti. Di certo, lo stillicidio – che va avanti da tempo – sta mettendo in seria difficoltà le forze dell’ordine di svariati Paesi balcanici, mentre gli inquirenti, letteralmente, brancolano nel buio. Buio pesto che riguarda un controverso caso che coinvolge Slovenia, Croazia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e relativamente anche la Serbia, tutti Paesi dove, da settimane, si registra una valanga di finti allarmi bomba.
Allarmi che sono stati registrati anche ieri in Croazia, per la precisione in due grandi centri commerciali a Fiume, il Tower Centar Rijeka e lo Ztc. Allarmi che poi hanno interessato a stretto giro di posta scuole medie sul litorale. «La gente ha paura», hanno detto testimoni sentiti dai media locali durante l’evacuazione dei “shopping mall” a Fiume. Quasi contemporaneamente, qualche centinaio di chilometri più a sud, uno scenario speculare si osservava in Montenegro. «Ci sono bombe nelle scuole» e all’aeroporto internazionale, il tono di e-mail anonime ricevute dalla polizia, subito sguinzagliata in gran forze sul terreno. Il risultato, come in Croazia, un buco nell’acqua: niente bombe, per fortuna. Ma tanti disagi per chi ha dovuto essere sgomberato e inciampi per la polizia, “distratta” da altri compiti.
Casi che sono solo la punta di un iceberg, mentre la lista di incidenti simili è ormai lunghissima. I primi sono stati registrati a fine marzo, con l’evacuazione obbligata di due shopping mall a Belgrado e a Nis e di alcune scuole elementari a Banja Luka, in Republika Srpska. Dopo due settimane, una sorta di escalation.
Il 16 aprile, ad esempio, falsi allarmi hanno portato all’evacuazione di centri commerciali e di hotel in quel di Sarajevo, incluso quello dove alloggiava il presidente austriaco Van Der Bellen, in visita ufficiale in Bosnia. Lo stesso giorno, evacuazione forzata anche a Pančevo, in Serbia, in un albergo dove si teneva una conferenza di partiti pro Ue. Il giorno dopo, nel mirino sono finiti invece ben tre centri commerciali a Zagabria, sgomberati dalle forze dell’ordine intorno alle 8 e controllati scrupolosamente dagli artificieri.
Passano solo tre giorni e il pattern si ripete, questa volta in svariate scuole dell’area di Spalato e pure in molti istituti della capitale croata. Quasi simultaneamente, altri allarmi venivano ricevuti in due scuole a Bar, in Montenegro. Martedì, infine, un’altra «ondata» di finti allarmi bomba, così l’ha definita la Tv croata Hrt, con sgomberi di scuole nelle regioni di Ragusa (Dubrovnik), Spalato e a Zagabria. Ma a finire nel mirino sono stati anche sei scuole elementari in Slovenia, nella zona di Celje.
Cosa sta succedendo nella regione? Per ora, si sa solo che tutti gli allarmi, spediti via e-mail, erano falsi, come accaduto anni fa in Serbia. Chi potrebbe esserci dietro? Impossibile saperlo, al momento, anche se fra le piste battute ci sono quella di una ragazzata, ma non si accantona l’ipotesi di attacchi ibridi. Sicuramente, i responsabili «hanno interesse a creare confusione e panico», il commento del ministro croato dell’Istruzione, Radovan Fuchs, che ha suggerito che non ci sarebbe «una sola persona» dietro la valanga di falsi allarmi. Nel frattempo, anche in Montenegro si prende sul serio una questione che sta «creando un senso di insicurezza», con la polizia che ha annunciato «controlli quotidiani preventivi» in tutte le scuole sino alla fine dell’anno scolastico. —
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