Niente Eurovision in Slovenia, nuova polemica contro Israele

Le dure posizioni di Lubiana sulla guerra a Gaza si riverberano sulla gara canora. No a partecipazione e trasmissione in tv se non sarà estromesso il Paese sgradito

Stefano Giantin
La passata edizione dell’Eurovision Song Contest tenutosi a Basilea
La passata edizione dell’Eurovision Song Contest tenutosi a Basilea

Nei Balcani e in tutto l’Est Europa, ma anche nei paesi scandinavi, in Germania e nel Regno Unito è un appuntamento annuale immancabile per famiglie e amici, riuniti davanti alla tv. Ma la kermesse pop per eccellenza in Europa il prossimo anno potrebbe essere più povera. Per un forfait che non riguarda la musica ma anche la politica. L’Eurovision Song Contest, la Sanremo europea che dal 1956 tiene incollati davanti al piccolo schermo milioni di telespettatori, nel 2026, potrebbe perdere la Slovenia, in aperta polemica con Israele.

Il concorso canoro ha da sempre anche forti connotazioni geopolitiche. E stavolta le polemiche riguardano la Slovenia, che non ha in programma né di trasmettere né di partecipare con un proprio concorrente alla competizione in agenda il prossimo anno a Vienna, almeno secondo le bozze della programmazione di Rtv Slovenija, l’emittente pubblica nazionale. Che potrebbe ritornare sui suoi passi solo se a Israele sarà vietato competere al concorso.

A confermare il quadro è stata Natalija Gorščak, presidente del consiglio d’amministrazione dell’omologo sloveno della Rai, che ha specificato che solo in caso di estromissione di Israele «proporremo modifiche alla nostra programmazione e ai piani di produzione e di certo parteciperemo al festival».

Ma qual è il vulnus, in un caso destinato a far discutere in tutta Europa? Già a maggio Rtv Slovenija, in una lettera all’Unione europea di radiodiffusione (Uer), responsabile di Eurovision, aveva chiesto passi concreti «per ricostruire la fiducia nella trasparenza e nei valori Uer». Lubiana che, assieme a Spagna, Paesi Bassi e Irlanda, aveva precisato nei mesi passati che Israele avrebbe dovuto essere esclusa dalla competizione per i massacri a Gaza, ma anche per «potenziali frodi durante le votazioni» da parte del pubblico, ha riportato l’agenzia di stampa Sta.

La Slovenia ha riconosciuto la Palestina e imposto dure sanzioni a Israele per Gaza. Israele, ricordiamo, era arrivata seconda allo Eurovision 2025, grazie a un controverso e sospetto exploit nel voto del pubblico – forse l’aspetto più interessante in una lettura geopolitica della competizione, con i telespettatori che spesso “puniscono” i cantanti di paesi considerati ostili o premiano quelli di nazioni amiche, come accaduto nei casi di Ucraina, Russia, Georgia, Armenia o Balcani.

Nel caso di Israele, sono circolati sospetti su una campagna aggressiva di marketing da parte di Tel Aviv per spingere i telespettatori a votare la cantante israeliana Yuval Raphael, caso che ha spinto l’Uer a ricalibrare il peso del voto popolare. Da qui anche le contromosse della Slovenia che, già a maggio, aveva denunciato che «molti spettatori in Slovenia e altrove hanno espresso seri dubbi sulla credibilità e la trasparenza del voto, soprattutto nel contesto politico che ruota attorno alla competizione», secondo la direttrice della tv pubblica, Ksenija Horvat.

In precedenza, oltre 50 musicisti sloveni avevano firmato una petizione chiedendo l’esclusione di Israele da Eurovision, anche perché Tel Aviv avrebbe «abusato» del festival piegandolo «a obiettivi politici». E un gruppo di eurodeputati, capeggiati dallo sloveno Matjaž Nemec, avevano fatto appello a indagare sul caso Israele, mentre in precedenza ne avevano chiesto l’esclusione. Come accaduto per la Russia. —

 

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