Cinquecento euro in più se il dipendente è maschio: bufera per un annuncio di lavoro in Croazia

Dibattito dopo il caso di un ristorante a Lesina: un annuncio prevedeva 500 euro in più per i neoassunti maschi. Rimosso dopo la denuncia di una deputata

Andrea Marsanich
Una cuoca al lavoro in una cucina mentre prepara un piatto
Una cuoca al lavoro in una cucina mentre prepara un piatto

Anche in Croazia l’8 marzo, Festa internazionale della donna, si è tradotto in una moltitudine di auguri, regali, dichiarazioni sull’esigenza di avanzare ancora sul fronte della parità. Ma proprio nelle stesse ore si consumava l’ennesimo episodio di disparità di trattamento tra uomini e donne nel Paese. I fatti sono accaduti a Lesina, capoluogo dell’omonima isola dalmata, dove l’annuncio di ricerca personale pubblicato da un ristorante ha ricalcato i cliché di quanto solitamente avviene in Croazia.

L’offerta pubblica di lavoro riguardava inservienti di cucina: per le donne interessate veniva offerto lo stipendio netto di 1.500 euro; per la stessa occupazione, nel caso di uomini, il salario proposto ammontava a 2 mila euro. Sempre netti, e dunque con una differenza ingiustificata di ben 500 euro.

Il caso di lampante discriminazione, che va a violare la legge croata sulle pari opportunità, non poteva passare inosservato. E infatti la reazione è giunta immediata: a farsene interprete la deputata parlamentare Marija Lugarić, del Partito socialdemocratico, che è anche presidente della Commissione parlamentare per le pari opportunità. Sul suo profilo Facebook Lugarić ha pubblicato la foto dell’annuncio, confermando di aver denunciato la proposta di lavoro al Difensore civico per le pari opportunità.

Immediatamente si è messo in moto il meccanismo di tutela delle donne in casi del genere, con l’avvocato dell’ombudsman che ha contattato il proprietario del locale dell’isola.

Il ristoratore si è prontamente scusato, assicurando il ritiro in tempi rapidissimi della discriminatoria offerta di lavoro che contrasta con l’articolo 13 della legge citata. Articolo che vieta tassativamente che negli annunci sia contenuta una qualsiasi forma di discriminazione tra i generi, come invece si è verificato con l’ammontare dei salari proposti per lo stesso posto di lavoro.

Già prima che intervenisse il Difensore civico vari giornalisti avevano contattato al telefono il titolare dell’esercizio, che però era rimasto indifferente a tutte le chiamate.

Al di là del caso specifico, la differenza di trattamento salariale a favore degli uomini viene comunque confermata dall’omologo croato dell’Istat: lo stipendio medio netto mensile per le donne nell’ultimo trimestre del 2025 è ammontato a 1.457 euro, mentre per gli uomini ha toccato quota 1.513 euro.

La differenza è di 56 euro, pari a circa il 4%. Se parliamo di importi lordi, nel periodo ottobre – dicembre 2025 il salario medio delle donne è stato di 2.030 euro contro i 2.112 medi degli uomini, con una differenza del 4% e aumenti stipendiali su base annua che per le donne sono ammontati a 10,4% e per gli uomini a 10,5%. La forbice si è dunque ulteriormente allargata. 

 

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