Estrazione di gas di scisto: la Slovenia dice no agli inglesi e vince la causa

Il fracking è avversato dagli ambientalisti per il possibile impatto sull’ambiente. Vietata la fratturazione delle rocce: la società chiedeva 600 milioni di danni

Stefano Giantin
Operai e tecnici al lavoro durante un’estrazione di gas via “fracking”
Operai e tecnici al lavoro durante un’estrazione di gas via “fracking”

Il rischio di un mega-risarcimento da pagare sull’unghia a un’impresa straniera, più di mezzo miliardo di euro? Scansato. E Lubiana può finalmente tirare un sospiro di sollievo, perché dire no all’estrazione di gas via “fracking” non viola accordi bilaterali e trattati internazionali.

È quanto ha stabilito l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (Icsid), “tribunale” con sede a Washington che si occupa di dirimere dispute tra Stati e aziende e di decidere su arbitrati spesso estremamente complessi.

Icsid questa settimana si è espresso anche su un caso che riguarda proprio la Slovenia, dal 2022 impegnata in una vera guerra a colpi di carte bollate con la società britannica dell’energia Ascent Resources e della sua controllata Ascent Slovenia. Che avevano chiesto 600 milioni di euro di danni a Lubiana: ma l’Icsid ha dato ragione a Lubiana, respingendo le richieste risarcitorie britanniche.

Colosso del gas fa causa alla Slovenia
La redazione
Sondaggi per l’estrazione del gas in Slovenia nell’area di Petišovsko polje. Foto da delo.si

L’arbitrato a Washington era imperniato su un progetto di estrazione del gas di scisto nel nord della Slovenia, a Petišovci, investimento della Ascent Resources che era partito col piede sbagliato.

La vicenda era infatti iniziata già nel 2019, quando l’Agenzia slovena per l’Ambiente (Arso) aveva stabilito che sarebbe servito uno «studio di impatto ambientale» per dare luce verde a un progetto che includeva il fracking, una tecnica basata sulla cosiddetta fratturazione idraulica delle formazioni rocciose per l’estrazione di gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto. Il fracking è fortemente avversato dagli ambientalisti per il possibile impatto sul territorio, in particolare su acqua, suolo e sismicità indotta.

Fin dall’inizio erano cominciate le liti tra Lubiana e Ascent, che aveva sostenuto che la mossa dell’Arso avrebbe avuto motivazioni politiche. Nel 2022, dopo svariati episodi contestati sull’affare Petišovci, l’acme della tenzone, con l’introduzione – dopo enormi ritardi e grandi difficoltà - di un divieto totale dell’uso del fracking in Slovenia. Da lì l’agguerrita difesa di Ascent del suo investimento, col ricorso all’arbitrato formalizzato proprio nell’estate del 2022.

La vicenda si è ora conclusa con la vittoria della Slovenia, come annunciato dall’Avvocatura dello Stato, che ha specificato che l’Icsid ha rigettato in toto le richieste di Ascent. Con la motivazione, ha spiegato Lubiana, che è stato comprovato che lo Stato ha agito «per proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini», con procedure parlamentari «trasparenti» e senza alcun tipo di «discriminazione» verso imprese private, ha illustrato Nataša Pintar Gosenc, dell’Avvocatura.

La sentenza non avrà conseguenze solo locali, ma rappresenta un «precedente» importante, ha detto l’Avvocatura. Per tutti coloro che si battono contro il fracking, il sottinteso.

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