Cresce la pressione sugli oppositori di Vučić per il caso del cannone sonoro
La Procura di Belgrado ha convocato per un controverso colloquio il leader dell’opposizione, un analista militare è andato in esilio volontario all’estero e il presidente evoca un «epilogo giudiziario»

Uno dei leader delle opposizioni serbe, in passato sfidante – sconfitto – alle presidenziali, viene convocato dalla polizia per un controverso colloquio informativo.
Nel frattempo, uno dei maggiori analisti militari del Paese se ne va in “esilio” volontario all’estero, sostenendo di essere nel mirino di 007 e tabloid filogovernativi, a causa delle sue rivelazioni sul caso in questione.
Su tutto, il presidente evoca un «epilogo giudiziario» su un affare destinato a scuotere ancora a lungo la nazione balcanica.
Le ipotesi contestate della Procura
Affare, quello del cannone sonoro che sarebbe stato usato contro i manifestanti a Belgrado il 15 marzo 2025, che non si chiude. Anzi, si accende sempre di più.
Lo confermano le evoluzioni degli ultimi giorni in Serbia, dove rimane ancora forte l’eco della mossa dell’Alta Procura della capitale (Vjt) che, il 19 giugno scorso, ha ipotizzato che siano stati gli studenti a “simulare” l’uso del cannone contro la folla, in modo da «provocare paura tra la gente» e incitare alla rivolta i manifestanti infuriati contro le autorità al potere.
Lo scopo: determinare il «rovesciamento dell’ordine costituzionale». Ipotesi della Procura, più che contrastate, che hanno prodotto una generale levata di scudi nel movimento degli studenti, nell’opposizione e nella società civile a Belgrado.
L’attacco al leader dell’opposizione
Ma il Vjt va avanti e rilancia. Lo suggerisce, fra le altre cose, la discussa convocazione per un «colloquio informativo» davanti ad agenti della Criminalpol (Ukp) nientemeno che dell’ex generale Zdravko Ponoš, oggi leader del partito di opposizione Srbija Centar, sfidante di Vučić alle presidenziali del 2022, dove ottenne solo il 18%.
La convocazione, perché? Lo ha spiegato lo stesso Vjt, facendo riferimento a un tweet di Ponoš, scritto subito dopo il raduno del 15 marzo. «Hai usato un cannone sonoro, hai sparato contro i cittadini durante l’omaggio alle vittime del tuo regime (quelle di Novi Sad, nda), questa è la tua pace e stabilità», l’attacco di Ponoš post-manifestazione di Belgrado.
Fu Ponoš «il primo» a evocare l’uso del cannone sonoro, diffondendo «contenuti menzogneri» sui social, ha sostenuto la Procura. Colloquio informativo che si è svolto in modo professionale, ma dopo solo dieci minuti «il verbale» è finito in mano al tabloid Informer ed è stato diffuso in diretta, ha spiegato successivamente l’interessato. Che ha reagito, denunciando alcuni agenti Ukp e il direttore di Informer, l’ultra-lealista Dragan Vučićević.
Le altre intimidazioni
Prima del caso Ponoš, a far discutere erano state però anche la perquisizione dell’appartamento di Aleksandar Radić, uno dei più noti analisti militari in Serbia, fra i primi a parlare di un “Lrad”, il cannone sonoro, nella disponibilità delle forze di sicurezza in Serbia.
E proprio Radić in questi giorni ha annunciato di aver lasciato volontariamente Belgrado, dopo la diffusione di «filmati di sorveglianza» che lo ritraevano insieme alla figlia minorenne. «Cosa si fa quando ci sono tanti nemici che minacciano tua figlia? Si va all’estero», ha detto Radić.
Ma c’è anche l’opposta campana. Il caso «avrà un epilogo giudiziario, non ho dubbi su questo», ha sostenuto da parte sua il presidente Vučić, accusando gli oppositori in generale di aver «fatto cose pericolose e brutte» al Paese. E in questo quadro appare sempre più opportuno l’appello della Ue, che ha detto di attendersi che «qualsiasi indagine» sull’affaire cannone sonoro «venga condotta nel pieno rispetto della legge e senza alcuna pressione politica o presunta influenza politica».
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