Slovenia di nuovo alle urne: un altro referendum sfida il governo Janša
Il 6 dicembre cittadini al voto sulla “mega-riforma” economica. La legge è osteggiata da sindacati e minoranza: «Pensata soltanto per favorire i più ricchi»

I risultati definitivi dei quattro referendum dell’11 ottobre non sono ancora arrivati: lunedì è previsto lo spoglio dei voti provenienti dall’estero. Ma la Slovenia già si prepara a un nuovo referendum legislativo, ancora un banco di prova per il governo Janša.
Referendum che è stato messo in agenda dal Parlamento di Lubiana per il prossimo 6 dicembre. E gli elettori saranno chiamati a decidere su un tema che, da mesi, sta dividendo l’opinione pubblica. È la cosiddetta “Legge d’emergenza sullo sviluppo della Slovenia”, approntata da parlamentari di NSi, Sls-Fokus, Democratici e Resni.ca, approvata a maggio con il sostegno dell’Sds di Janša, prima di assumere la guida del governo. Ma oggi l’esecutivo la difende come uno dei pilastri della sua politica, mentre opposizioni e sindacati sono fin dall’approvazione sulle barricate.
La legge omnibus, ricordiamo, prevede emendamenti a una decina di normative già esistenti, pensati – secondo il governo – per ridare slancio alla Slovenia e al suo sistema economico e produttivo. Fra le misure già approvate lo scorso maggio, tagli all’Iva su prodotti alimentari di base ed energia, tagli alle tasse per le imprese, un tetto massimo ai contributi previdenziali per i redditi più elevati. Ma Janša e maggioranza hanno anche pensato a una sorta di pensionamento automatico, che si attiva al raggiungimento dell’età pensionabile e dei requisiti pensionistici, se il datore di lavoro stabilisce che il lavoratore non è più necessario. Separatamente, la legge introduce la possibilità di continuare a lavorare percependo contemporaneamente pensione e stipendio integrali. La nuova normativa abolisce anche il contributo per l’assistenza a lungo termine per i pensionati e i lavoratori autonomi a tempo parziale, riduce le tasse sugli affitti e annulla i limiti sugli affitti per le vacanze introdotti dal governo precedente, ha informato l’agenzia di stampa slovena Sta.
Il referendum è stato messo in agenda dopo la sollevazione dei sindacati, che sono riusciti a raccogliere 40.000 firme in poco più di tre settimane per permettere agli sloveni di dire la propria, in una consultazione legislativa, sulla mega-riforma. Sloveni, si è detto sicuro l’Sds del premier Janez Janša, che «sceglieranno» alle urne «una visione per la Slovenia che promuove lo spirito d’impresa, la crescita economica e la creazione di posti di lavoro», ha detto in Parlamento il deputato Sds Rado Gladek.
Completamente opposta la campana delle opposizioni, che hanno ribadito nell’aula del Parlamento che la legge omnibus sarebbe pensata solo per favorire i più ricchi, aprendo un buco enorme nel budget dello Stato. Questo rischio è stato segnalato anche dal Consiglio fiscale, che ha stimato un possibile impatto negativo sui conti pubblici pari a 1,2 miliardi di euro nel 2027. «Perché pensate che siano soltanto quelli che guadagnano più di 7.500 euro al mese a contribuire allo sviluppo della Slovenia?», ha polemizzato Lucija Tacer Perlin, del Movimento Libertà dell’ex premier Golob. «Avete ricevuto un cartellino rosso» l’11 ottobre, un riferimento alla vittoria del no al referendum legislativo sulle commissioni d’inchiesta, «ne riceverete un altro il 6 dicembre», ha assicurato da parte sua l’ex ministra Alenka Bratušek, sempre del Movimento Libertà.
Resta invece in sospeso la possibilità, evocata di recente, di aggiungere a quello legislativo tre referendum consultivi (sul divieto del burqa, riduzione dei dipendenti pubblici e taglio dell’Iva su alimentari ed energia). La maggioranza non ha ancora trovato un accordo in questo senso e dovrebbe decidere la prossima settimana. Secondo Asta Vrečko (Levica), la coalizione al governo della Slovenia sarebbe rimasta scottata dai risultati dei referendum di ottobre. E starebbe per questo frenando.
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