Slovenia, il Patriarca serbo condannato per mobbing: Vučić sulle barricate
Durissima la reazione della Chiesa ortodossa di Belgrado contro la condanna in una sentenza senza precedenti

Quattro mesi di detenzione, con un periodo di prova della durata di un anno, oltre a 10.000 euro di multa – ma pena sospesa - per una oscura questione di “mobbing” sul posto di lavoro. E la decisione, blanda e allo stesso tempo esplosiva dei giudici, provoca una levata di scudi senza precedenti. La cosa non sorprende, d’altronde, perché la condanna riguarda l’attuale Patriarca della Chiesa ortodossa serba.
Sono i contorni di una vicenda destinata a far a lungo discutere, con enorme eco in Serbia e nei Balcani. Vicenda che parte proprio dalla Slovenia dove, nel marzo scorso, era emersa per la prima volta una vicenda giudiziaria che coinvolge appunto l’attuale patriarca serbo-ortodosso, Porfirije, accusato assieme alla Chiesa serbo-ortodossa in Slovenia di molestie sul luogo di lavoro nei confronti di Željko Lubarda, un pope poi ridotto allo stato laicale.
Secondo le rivelazioni della stampa regionale nei Balcani, la vicenda riguarderebbe i tempi – tra il 2014 e il 2017 – quando Porfirije non era ancora patriarca, ma capo degli affari ecclesiastici in Slovenia e Croazia, da metropolita. In quell’epoca, Lubarda era impiegato negli uffici della diocesi serbo-ortodossa di Lubiana. Lubarda che aveva accusato Porfirije di «pressioni» nei suoi confronti per chiudere un occhio su presunte «irregolarità finanziarie» relative ai conti della Chiesa, richiesta rigettata dall’interessato, la tesi dell’accusa, riportata dai media locali.
Da qui, il sospetto, l’ordine di Porfirije di trasferire e poi cacciare Lubarda, secondo il quadro della vicenda tratteggiato ai tempi dal portale Nova. In questi giorni, l’epilogo dell’affare, almeno sul fronte giudiziario.
Lo ha confermato la stessa Chiesa ortodossa di Belgrado (Spc), in un durissimo comunicato in cui si parla della «scandalosa decisione» di un tribunale distrettuale di Lubiana, presa «in via abbreviata», contro Porfirije e il braccio sloveno della Chiesa serba, senza che il Patriarca e i suoi difensori fossero avvisati e «chiamati a testimoniare», un «precedente che la dice lunga sulle intenzioni» dei giudici.
Sarebbe in atto una «sporca campagna contro la Chiesa ortodossa serba e il Patriarca», con l’ex prete Lubarda usato come ariete contro il maggior rappresentante dell’ortodossia in Serbia, lo j’accuse della Spc. Chiesa, è stato precisato nel comunicato, che non farà ricorso, per non legittimare un «processo kafkiano». Porfirije che non è stato però lasciato solo.
Oltre ai tabloid filogovernativi – che hanno parlato all’unisono di sentenza «scandalosa» - a schierarsi è stato anche l’autorevole storico Aleksandar Raković, che ha parlato di giudizio che mina l’autonomia della Chiesa.
Sulla stessa il presidente serbo, Aleksandar Vučić, che ha detto che il Patriarca è stato condannato «per qualcosa che non ha mai fatto» e perché la Chiesa è un «pilastro della società serba». «Porfirije può essere orgoglioso di questo verdetto, perché dimostra quanto egli sia importante per il popolo serbo e cosa pensano di lui tutti coloro che non amano il popolo serbo», ha rincarato Vučić, descrivendo il Patriarca come un martire della giustizia, almeno in Slovenia.
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