Slovenia al voto per il governo nell’attesa di un testa a testa
Gli ultimi sondaggi danno per vicinissimi i partiti dell’ex premier conservatore Janša e dell’uscente Golob

La Slovenia va oggi, domenica 22 marzo, alle urne all’ombra di uno scandalo dai contorni ancora confusi, ma già capace di creare tensioni non solo interne ma anche internazionali. E di avere forse un peso non indifferente sull’esito delle urne.
Le urne si aprono stamattina: il Paese andrà al voto per elezioni politiche fondamentali, in un clima elettrico. E i sondaggi hanno fino all’ultimo continuato a segnalare un testa a testa tra Movimento Libertà (Gs), il partito liberal-democratico ed europeista del primo ministro uscente, Robert Golob, e il Partito democratico sloveno (Sds) di Janez Janša, conservator-nazionalista tre volte premier, che mira al quarto mandato. I due partiti, secondo le ultimissime rilevazioni, sarebbero praticamente alla pari, mentre altre cinque formazioni dovrebbero entrare nel nuovo Parlamento: la lista cristiano-conservatrice composta da Nuova Slovenia, Popolari e Fokus, i Socialdemocratici e i Democratici di Anže Logar, il listone di sinistra tra Levica e Vesna e il partito Resnica (Verità), indicato dai sondaggisti al limite della soglia di sbarramento del 4%.

Le elezioni si tengono come accennato in un clima di forte nervosismo a causa dello scandalo Black Cube, così etichettato dal nome dell’agenzia privata di intelligence israeliana che avrebbe giocato un ruolo-chiave nella realizzazione e diffusione di audio e video - alcuni pare artefatti - resi pubblici con l’obiettivo di mettere in difficoltà le autorità al potere. E forse di favorire l’Sds di Janša: questo è il sospetto di molti, a Lubiana. Ma si tratta di una accusa seccamente respinta dal partito del leader conservatore sloveno. Janša tuttavia ha ammesso di avere incontrato un alto consigliere dell'azienda, ma ha negato di aver discusso con lui sull'influenza da esercitare sulle elezioni slovene.
Di certo l’affaire continua a tenere banco. E ad allargarsi. Lo conferma la “ramanzina” fatta all’ambasciatrice israeliana in Slovenia, Ruth Cohen-Dar, da parte del ministero degli Esteri di Lubiana. Ruth Cohen-Dar alla quale, per telefono - l’alta diplomatica è di stanza a Tel Aviv - è stato consegnato un messaggio estremamente duro. In sostanza, «ogni tentativo di interferire nei processi politici interni è inaccettabile e va contro i principi delle amichevoli relazioni tra i due Paesi», è il contenuto fatto pervenire dal dicastero guidato da Tanja Fajon all’agenzia di stampa slovena Sta.
Non è finita. Lubiana ha chiesto espressamente a Tel Aviv di «prendere misure» immediate per impedire attività di intelligence e di “disturbo” del voto che vengano messe in atto da agenzie registrate in Israele, hanno fatto sapere le autorità slovene.
Sulla stessa linea anche Transparency International, che ha stigmatizzato «ogni tentativo occulto di influenzare le elezioni», atti che «costituiscono un attacco al cuore dell’integrità democratica della Slovenia». E che «minano la fiducia dell’opinione pubblica nella legittimità del processo elettorale». Serve chiarezza, quanto prima, ha arringato ancora Transparency. L’opinione pubblica «ha il diritto di sapere chi si cela dietro le registrazioni pubblicate in forma anonima e i relativi post che rivelano presunte irregolarità, chi ne ha finanziato la pubblicazione e in quali circostanze le registrazioni sono state ottenute e diffuse, compreso l'eventuale coinvolgimento di attori o interessi stranieri».
Ma anche l’Unione europea ha raccolto l’allarme lanciato da Golob a Bruxelles, nei giorni scorsi. Bisogna aumentare la «resilienza alle attività ibride, in particolare alla manipolazione e all'interferenza straniera nell'informazione come ai tentativi di minare la democrazia», necessità urgente anche a causa «dell'ingerenza di attori privati stranieri nei processi elettorali democratici negli Stati membri», si legge nelle conclusioni del summit Ue. —
Riproduzione riservata © il Nord Est





