Influenze estere sul voto sloveno, la denuncia di Golob a Bruxelles

Il capo del Governo ha chiesto all’Ue di vigilare, ottenendo il sostegno di Macron

Stefano Giantin
Il premier sloveno Robert Golob giovedì a Bruxelles
Il premier sloveno Robert Golob giovedì a Bruxelles

La campagna elettorale che sta impegnando la Slovenia, avvelenata da toni sopra le righe, attacchi, incidenti e polemiche, è stata bollata come tossica da media ed esperti. Ma forse l’aggettivo è riduttivo, perché un nuovo giallo, che riguarda presunte ingerenze esterne sul voto, rischia di gettare ombre ancora più lunghe sulle urne.

Di mezzo c’è la Black Cube, un’agenzia di intelligence israeliana, descritta come una sorta di Mossad privato, specializzata in operazioni sotto copertura. Una l’avrebbe gestita a partire dallo scorso dicembre in quel di Lubiana. A sostenerlo è stata prima un’inchiesta elaborata da un gruppo sloveno per i diritti umani, giornalisti e ricercatori. E a stretto giro di posta conferme autorevoli sono arrivate per bocca del segretario di Stato per la sicurezza nazionale Vojko Volk che, riferendo l’esito di investigazioni dei servizi sloveni (Sova), ha annunciato che esisterebbero «fatti che indicano una interferenza straniera diretta nelle elezioni in Slovenia» di domenica.

La Black Cube, ha spiegato Volk, opererebbe secondo uno schema preciso. «Generalmente pubblica materiale contraffatto su richiesta di un cliente, in questo caso prima del voto», con l’obiettivo di «screditare politicamente» gli avversari. E tutti, a Lubiana, non hanno potuto fare a meno di collegare le parole di Volk con lo stillicidio di intercettazioni, video e audio, la cui autenticità è ancora oggetto di aspre dispute, che nelle passate settimane hanno messo nel mirino personalità contigue alla classe politica oggi al governo. Dietro, a muovere i fili, – l’ipotesi che circola nel dibattito pubblico a Lubiana – ci sarebbe stata proprio la Black Cube.

Volk ha fornito anche un indizio importante a proposito dei possibili mandanti, suggerendo che le interferenze sarebbero state «commissionate dall’interno della Slovenia». Avvalorando implicitamente precedenti indiscrezioni di stampa, Volk ha infatti sostenuto che, a dicembre del 2025, membri di Black Cube avrebbero fatto «una lunga sosta in via Trstenjakova». E in quella strada si trova il quartier generale dell’Sds dell’ex premier Janez Janša, in corsa per tornare al potere il 22 marzo. Solo un caso? Volk ha detto di non poter rispondere alla domanda.

«Non ho incontrato agenti», a dicembre o in altre date, ha spiegato da parte sua lo stesso Janša, negando ogni coinvolgimento nel caso. Ma l’ex premier conservatore ha poi ammesso di aver visto Giora Eiland, uno dei rappresentanti di Black Cube. Il suo partito, l’Sds, ha da parte sua promesso denunce contro chi osi collegarlo a Black Cube.

La vicenda però sarebbe così grave da dover spingere la Ue a impegnarsi e a vigilare per evitare incidenti simili in futuro. È quanto ha chiesto ieri il premier Robert Golob da Bruxelles, rivelando di aver informato leader come il presidente francese Macron dell’accaduto. Golob è «vittima di interferenze» esterne, ha confermato Macron. Chi ha ragione? Le indagini, si spera, dovrebbero far luce sul caso. Di certo, «l’entità delle attività di attori esterni non è stata ancora pienamente rivelata o spiegata, ma le attività presentate finora minano seriamente le fondamenta democratiche della Slovenia, a prescindere da chi guidi il governo o da chi sia all’opposizione», ha denunciato la presidentessa della Slovenia Pirc Musar. —

 

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